L’industria delle conserve ittiche affronta l’aumento dei prezzi dell’olio

Intervista a Simone Legnani, presidente dell'Associazione Nazionale Conserve Ittiche e delle Tonnare

Il segmento delle conserve ittiche produce una vasta gamma di prodotti che spesso richiedono l’utilizzo di olio vegetale, è il caso del tonno che per la conservazione in scatola o in barattolo ne richiede rilevanti quantità. Le aziende devono monitorarne costantemente i costi per evitare che incidano sul prezzo finale del prodotto.
Nell’ultimo anno, l’industria globale dell’olio vegetale ha visto una forte inflazione su tutte le materie prime agricole ed è improbabile che gli aumenti dei prezzi rallentino. L’ultimo indice FAO dei prezzi delle materie prime alimentari mostra che da maggio 2020 a maggio 2021, l’indice dei prezzi dell’olio vegetale è cresciuto di quasi 97 punti, passando da 77.8 punti a 174.7 punti.

L’industria conserviera italiana è una di quelle che ha mantenuto ottime performance anche durante la pandemia. Oggi però deve fare i conti con l’aumento del costo dell’olio che, vista la quantità utilizzata per la conservazione, incide in maniera non indifferente sul costo del prodotto. Ne parliamo in questa esclusiva intervista con il presidente ANCIT Simone Legnani.

 

La maggiorazione del costo dell’olio verrà assorbita dall’industria o dalla distribuzione o dobbiamo preparaci ad un effetto domino che andrà a pesare sulle tasche dei consumatori?

Le conserve di pesce – e in particolare il tonno in scatola – che utilizzano come ingrediente l’olio d’oliva costituiscono la stragrande maggioranza del mercato in Italia. Una variazione così rilevante del costo dell’olio (oltre il +60% rispetto al 2020) che rappresenta, in media, oltre il 30% del contenuto di una lattina, non potrà che avere un impatto significativo sui costi di produzione: l’industria e la distribuzione cercheranno ovviamente di mitigare l’impatto sui prezzi al consumo, anche in considerazione dell’attuale contesto economico, ma è inevitabile che una parte di quest’aumento avrà un impatto inflattivo sui prodotti della categoria, che potrebbe di conseguenza risentirne in termini di contrazione di volumi di vendita.

Negli ultimi mesi il materiale con cui si fabbricano le latte destinate all’industria conserviera è stato protagonista di una forte impennata dei prezzi interessati da aumenti fino al 50%. Come le imprese operanti nel settore delle conserve ittiche si preparano ad uno scenario che, secondo le migliori previsioni, rimarrà tale anche per i prossimi mesi?

Il forte aumento della banda stagnata è solo uno degli effetti di una complessa crisi di disponibilità delle materie prime che ha interessato l’industria dell’acciaio e dei metalli in generale, a fronte della ripresa dei mercati post-pandemia. Il reale problema di molte piccole e medie imprese, prima ancora dell’aumento di prezzo, è la reperibilità stessa delle lattine che servono alla produzione delle conserve. Col passare del tempo il problema della disponibilità si andrà attenuando, ma se, come tutti pensiamo ed auguriamo, la ripresa sui mercati globali continuerà, le quotazioni della banda stagnata rimarranno elevate per molti mesi ancora. L’impatto sui costi di produzione e quindi al consumo ci sarà sicuramente, anche se, considerando il peso relativamente limitato del costo della lattina sulla confezione finale, sarà percepito meno dal consumatore finale.

Due dati positivi hanno interessato il settore del tonno in scatola nazionale nel 2020, l’aumento del valore di mercato del 6% rispetto l’anno precedente e le esportazioni che hanno raggiunto quota 30.500 tonnellate (+18,6%).

Sicuramente durante il 2020, drammaticamente connotato dalla pandemia e dai lockdown in tutto il mondo, il segmento del tonno in scatola ha beneficiato di un aumento di consumi guidato dalla crescita dei consumi in casa rispetto al fuori casa e dalle caratteristiche stesse del prodotto, altamente versatile in cucina e senza problemi di scadenza in dispensa. Nel 2021, grazie alla tanto sospirata ripresa delle attività che sta ormai prendendo piede in Italia e in Europa, le attese per la categoria sono purtroppo negative, per l’inevitabile rimbalzo dei consumi rispetto al picco registrato nel 2020. Dobbiamo però sottolineare la sostanziale buona salute del tonno in scatola, che nel corso degli ultimi 10 anni ha avuto un tasso di crescita media superiore a molte categorie del food confezionato e alla media del mercato.

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