La pesca argentina archivia i primi sette mesi del 2026 con 584.928 tonnellate sbarcate, il 16% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Il dato più rilevante arriva dal gambero rosso argentino (Pleoticus muelleri), noto localmente come langostino, che raggiunge 144.137 tonnellate e cresce del 121%. Dietro l’aumento complessivo, però, le diverse specie seguono traiettorie molto differenti: è il mix produttivo, più ancora del volume totale, a rendere questi numeri interessanti per il mercato seafood.
Quasi 79 mila tonnellate in più in un anno. È il salto compiuto dalla pesca marittima argentina tra gennaio e luglio 2026.
Gli sbarchi hanno raggiunto 584.928 tonnellate, contro le 506.144 dello stesso periodo del 2025. Un risultato superiore anche ai livelli registrati nel 2024 e nel 2023 e che conferma una fase di forte attività della flotta.
Ma fermarsi al +16% rischia di nascondere il dato più importante.
La crescita argentina non è distribuita in modo uniforme. Ha un protagonista preciso: il langostino.
Il langostino vale gran parte dell’accelerazione
Tra gennaio e luglio ne sono state sbarcate 144.137 tonnellate, con un incremento del 121% rispetto al 2025.
In dodici mesi, quindi, i volumi sono più che raddoppiati.
Per chi lavora nella filiera seafood non è un dettaglio. Il langostino argentino è una materia prima fortemente riconoscibile sui mercati internazionali e trova spazio nel retail, nella ristorazione e nell’industria del surgelato.
Una disponibilità così più ampia non permette di prevedere automaticamente una discesa dei prezzi. Le quotazioni dipendono da numerose variabili: domanda, pezzature, qualità, costi industriali, logistica, capacità di lavorazione e andamento delle esportazioni.
Ma un incremento di questa dimensione modifica inevitabilmente il quadro dell’offerta e diventa un dato da seguire per importatori, distributori e buyer europei.
Il peso delle forniture estere resta centrale anche nel mercato comunitario, come emerge dall’analisi dedicata da Pesceinrete a consumi e approvvigionamento ittico nell’Unione europea.
Il nasello cresce, ma con un passo diverso
Il quadro positivo non riguarda soltanto i crostacei.
Gli sbarchi di Merluccius hubbsi nell’area a nord del 41° parallelo raggiungono 13.078 tonnellate, con una crescita del 37%, mentre la componente pescata a sud del 41° parallelo aumenta del 13%.
Sale anche la polaca, Micromesistius australis, che arriva a 7.872 tonnellate, il 10% in più su base annua.
Particolarmente marcato, pur su numeri molto più contenuti, anche l’incremento dell’acciuga argentina, passata dalle 91 tonnellate dei primi sette mesi del 2025 a 4.548 tonnellate nel 2026.
I dati completi sono stati diffusi dalla Segreteria dell’Agricoltura, dell’Allevamento e della Pesca argentina.
Il dato complessivo non racconta tutto
La fotografia, però, cambia quando si guarda alle singole specie.
Nel gruppo delle produzioni minori, la merluza negra, il Patagonia toothfish, raggiunge 2.811 tonnellate e cresce dell’11%. La centolla, il grande granchio australe della Patagonia, sale a 1.053 tonnellate, con una variazione dell’1%.
Le capesante, invece, scendono a 2.807 tonnellate, segnando una contrazione del 21%.
Anche il calamaro Illex, secondo i dati disponibili per il periodo, mostra una dinamica più debole rispetto alla spinta registrata da altre specie.
È proprio questa diversa velocità a rendere interessante il dato argentino: non sta aumentando soltanto la quantità di prodotto sbarcato, sta cambiando la composizione dell’offerta.
Per i buyer conta il mix, non soltanto il record
Per il mercato internazionale la domanda utile non è quindi quanto abbia pescato complessivamente l’Argentina.
La domanda è: che cosa sta arrivando in maggiore quantità?
Nel 2026 la risposta porta soprattutto al langostino.
Ed è qui che il dato produttivo diventa commerciale. Una maggiore disponibilità di alcune specie può incidere sulle scelte di approvvigionamento, sul confronto tra origini concorrenti e sulle strategie degli operatori lungo la filiera.
Non basta, da sola, per anticipare il movimento dei prezzi. Ma offre un’indicazione concreta sulla direzione che sta prendendo uno dei principali sistemi produttivi dell’Atlantico sud-occidentale.
Le quasi 585 mila tonnellate sbarcate nei primi sette mesi raccontano quindi una pesca argentina in accelerazione.
A fare davvero la differenza, però, non è il record complessivo.
È il langostino, che nel 2026 sta cambiando il peso relativo delle principali produzioni argentine e, con esse, una parte degli equilibri dell’offerta internazionale.
