Accordo UE-Mauritania: quote sottoutilizzate, ma la flotta dei crostacei ha poche alternative

Il protocollo scade il 14 novembre. Tra il 2022 e il 2024 è stato utilizzato appena il 32% dei limiti complessivi di cattura, ma il dato è condizionato dalla grande quota riservata ai piccoli pelagici. Per crostacei e nasello nero, invece, tutte le autorizzazioni disponibili sono state impiegate.

quote di pesca UE-Mauritania

quote di pesca UE-Mauritania

L’accordo di pesca tra Unione europea e Mauritania risulta sovradimensionato nel suo volume complessivo, ma non per tutte le attività. La quota destinata ai piccoli pelagici, che rappresenta l’85% del limite totale di cattura, è stata utilizzata mediamente al 29%. Le autorizzazioni per crostacei e nasello nero sono state invece impiegate integralmente e, per la flotta specializzata nei crostacei, le alternative alla Mauritania sono limitate. Il nuovo protocollo dovrà quindi ridurre la capacità inutilizzata senza penalizzare le attività che dipendono realmente da queste acque.

Una percentuale complessiva può raccontare solo una parte della storia. Nel caso dell’accordo di pesca tra Unione europea e Mauritania, il 32% medio di utilizzo dei limiti di cattura potrebbe far pensare a un’intesa divenuta marginale o eccessivamente costosa.

La realtà è più articolata. La capacità inutilizzata si concentra soprattutto nella grande quota assegnata ai piccoli pelagici, mentre altre categorie sfruttano pienamente le autorizzazioni disponibili.

Pesceinrete ha già ricostruito il rischio di uno stop delle attività dopo il 14 novembre. A meno di due mesi dalla scadenza, l’allarme della flotta spagnola specializzata nei crostacei consente però di spostare l’attenzione su un altro punto: le flotte europee non dipendono tutte dalla Mauritania nello stesso modo.

Il 32% complessivo è determinato soprattutto dai piccoli pelagici

Secondo la valutazione ufficiale della Commissione europea, tra il 2022 e il 2024 è stato utilizzato in media il 55% del numero massimo di autorizzazioni previsto dal protocollo. L’utilizzo dei limiti complessivi di cattura si è fermato invece al 32%, con una media di 85.573 tonnellate pescate ogni anno.

Lo scarto dipende in larga misura dalla categoria riservata ai pescherecci frigoriferi per piccoli pelagici. Il relativo contingente raggiunge le 225.000 tonnellate e rappresenta circa l’85% di tutte le possibilità di pesca previste dall’accordo.

Tra il 2022 e il 2024 ne è stato utilizzato mediamente il 29%, sebbene la percentuale sia salita dal 17% del 2022 al 42% del 2024. Una quota molto ampia, sfruttata solo parzialmente, finisce così per abbassare l’indice medio dell’intero protocollo.

Per i crostacei e il nasello nero la dinamica è opposta. In entrambe le categorie è stato utilizzato il numero massimo di autorizzazioni disponibili, mentre le catture hanno raggiunto almeno il 70% dei rispettivi limiti.

Questo non significa che le due flotte presentino lo stesso grado di dipendenza dalla Mauritania. Dimostra però che un ridimensionamento uniforme dell’accordo penalizzerebbe attività che già sfruttano gran parte delle opportunità assegnate.

Per la flotta dei crostacei la Mauritania ha pochi sostituti

La categoria dei crostacei prevede un massimo di 18 pescherecci e un contingente annuale di 5.000 tonnellate. Le possibilità disponibili sono state utilizzate integralmente soprattutto dagli operatori spagnoli.

Queste unità alternano in parte le attività tra Mauritania e Guinea-Bissau, ma considerano le acque mauritane più favorevoli per la disponibilità di gamberi costieri e per l’estensione delle zone accessibili. Secondo gli operatori consultati durante la valutazione europea, la Guinea-Bissau raggiungerebbe già la saturazione con appena sette o otto pescherecci.

Per questa flotta, quindi, la Mauritania non rappresenta una destinazione facilmente sostituibile. È il motivo per cui l’associazione spagnola Anamar ha definito l’accordo storico e difficilmente rimpiazzabile, chiedendo che il negoziato eviti qualsiasi interruzione dopo il 14 novembre.

La dipendenza operativa si accompagna a costi rilevanti. Il canone previsto per i crostacei è di 450 euro per tonnellata, mentre carburante, trasferimenti e periodi di fermo biologico incidono sulla sostenibilità economica delle campagne. Nel 2025, la categoria ha inoltre affrontato quattro mesi complessivi di chiusura biologica.

Il nuovo protocollo dovrà distinguere tra capacità inutilizzata e dipendenza reale

La valutazione europea considera l’accordo pertinente agli obiettivi della politica comune della pesca, ma ne giudica insoddisfacente l’efficienza economica. Il problema principale non è l’assenza di attività, bensì la distanza tra alcune opportunità negoziate e il loro utilizzo effettivo.

Il rapporto raccomanda di calibrare meglio i contingenti sulla domanda reale delle flotte e di prevedere una riduzione automatica del contributo europeo quando determinate possibilità restano inutilizzate. Una simile impostazione permetterebbe di contenere il costo pubblico senza sottrarre accesso alle categorie che sfruttano pienamente le autorizzazioni.

Il rinnovo dovrà intervenire anche sulla gestione delle risorse. Gli stock di gambero risultano entro livelli compatibili con la sostenibilità, mentre nasello nero, castagnola e diverse specie demersali presentano condizioni più critiche. Restano inoltre da rafforzare il programma degli osservatori scientifici a bordo, il controllo delle catture e la programmazione del sostegno destinato al settore ittico mauritano.

Rinnovare l’accordo, dunque, non può significare riprodurre senza modifiche l’attuale distribuzione delle quote. Occorre conservare le opportunità realmente utilizzate e correggere quelle rimaste prevalentemente sulla carta.

L’Italia dispone di 600 tonnellate, ma le cede alla Spagna

Nella categoria dei crostacei, all’Italia sono assegnate 600 tonnellate all’anno. Questa disponibilità nominale non corrisponde però a una presenza stabile della flotta italiana nelle acque mauritane.

La valutazione europea rileva che Italia e Portogallo dispongono di pochi pescherecci oceanici per crostacei e che le unità disponibili sono già impegnate prevalentemente in Guinea-Bissau. Le opportunità italiane e portoghesi in Mauritania vengono quindi trasferite alla Spagna, che utilizza interamente il contingente.

Per l’Italia, il rischio di uno stop non riguarda pertanto una flotta nazionale direttamente dipendente dalla Mauritania nelle stesse proporzioni di quella spagnola. La questione resta comunque rilevante per la politica europea della pesca, per gli equilibri di approvvigionamento e per gli operatori italiani collegati alla trasformazione e alla commercializzazione dei prodotti interessati.

La scelta non è tra confermare integralmente l’accordo esistente e abbandonarlo. L’Unione europea deve garantire continuità alle flotte che hanno poche alternative e, allo stesso tempo, eliminare il costo delle possibilità sistematicamente inutilizzate.

Il paradosso è soltanto apparente: l’accordo è sovradimensionato nel complesso, ma indispensabile per alcune attività. Il nuovo protocollo sarà efficace solo se riuscirà a tenere insieme entrambe queste realtà.

Exit mobile version