L’Unione europea rischia una temporanea interruzione dell’accesso alle acque della Mauritania. Il protocollo attuale scade il 14 novembre 2026 e, senza una nuova intesa applicabile in tempo, le navi autorizzate dovrebbero sospendere le attività. In gioco non c’è soltanto il tonno: l’accordo comprende gamberi, nasello nero, specie demersali e piccoli pelagici, per possibilità di pesca complessive fino a 280.050 tonnellate l’anno.
Un accordo strategico in scadenza il 14 novembre
Sul calendario della pesca europea c’è una data che comincia a pesare: 14 novembre 2026.
Quel giorno scadrà il protocollo che rende operativo l’accordo di partenariato per una pesca sostenibile tra Unione europea e Mauritania. È il documento che stabilisce, in concreto, quali flotte possano entrare nelle acque mauritane, quali specie possano pescare, entro quali limiti e a quali condizioni economiche.
L’accordo generale tra Bruxelles e Nouakchott continuerà invece a esistere e può rinnovarsi automaticamente. Ma senza un protocollo attivo le navi europee non possono ottenere le autorizzazioni necessarie per pescare. È quanto accade nei cosiddetti accordi “dormienti”: la cornice politica resta in piedi, ma l’accesso alle acque si ferma.
Il Consiglio dell’Unione europea ha autorizzato l’apertura dei negoziati nel gennaio 2026. Una prima tornata si è svolta tra il 26 e il 30 gennaio, mentre il secondo confronto è stato organizzato dal 24 al 26 febbraio a Las Palmas de Gran Canaria. Alla fine di luglio, tuttavia, le organizzazioni armatoriali spagnole segnalavano un avanzamento ancora insufficiente rispetto ai tempi necessari per chiudere il rinnovo.
Il rischio di uno stop, quindi, esiste ma non è ancora uno scenario inevitabile. I nuovi protocolli possono essere applicati provvisoriamente prima del completamento di tutte le procedure di ratifica. Serve però che l’intesa politica e il relativo testo giuridico arrivino in tempo.
La posta in gioco è rilevante. L’attuale protocollo consente alle navi di dieci Stati membri, Italia compresa, di accedere a risorse per un massimo di 280.050 tonnellate l’anno. Il contributo finanziario europeo ammonta a 60,8 milioni di euro annui, dei quali mediamente 3,3 milioni sono destinati allo sviluppo sostenibile della politica della pesca mauritana. Dati, categorie e condizioni sono riportati nella scheda ufficiale della Commissione europea.
Il tonno conta, ma non è l’unica partita
Il tonno rappresenta una componente strategica dell’accordo, ma ridurre l’intera vicenda a questa specie offrirebbe una lettura incompleta.
Il protocollo prevede un tonnellaggio di riferimento di 14.000 tonnellate per un massimo di 29 tonniere a circuizione e altre 7.000 tonnellate per un massimo di 15 unità, tra tonniere con canne e palangari di superficie.
Nel complesso si tratta di 21.000 tonnellate di riferimento per tonni e specie affini. Il volume maggiore dell’accordo riguarda però i piccoli pelagici, per i quali sono previste possibilità fino a 225.000 tonnellate, oltre alle categorie dedicate a crostacei, nasello nero e altre specie demersali.
Particolarmente esposta è la flotta spagnola. Secondo le associazioni di categoria sentite da EFEagro, l’accordo interessa più di cinquanta navi spagnole di Andalusia, Galizia, Canarie e Paesi Baschi. Il segmento dei crostacei utilizza tutte le 18 possibilità previste dalla categoria ed è considerato fortemente dipendente dalle acque della Mauritania e della Guinea-Bissau.
L’Italia figura tra gli Stati membri ammessi all’accordo, ma i dati pubblici disponibili non permettono di quantificare con precisione l’utilizzo attuale delle possibilità di pesca da parte della flotta italiana. L’allarme immediato arriva dunque soprattutto dagli armatori spagnoli, senza che questo riduca la rilevanza europea della questione.
Pesceinrete aveva già seguito l’approvazione del protocollo UE-Mauritania, sottolineandone il peso non soltanto per le catture, ma anche per la cooperazione scientifica, il controllo delle attività e lo sviluppo del settore ittico locale.
Il negoziato si gioca su costi, accesso e sostenibilità
Il rinnovo non è una semplice proroga amministrativa. Bruxelles e Nouakchott devono trovare un nuovo equilibrio tra accesso alle risorse, ritorno economico per la Mauritania e sostenibilità delle attività per le imprese europee.
Secondo i rappresentanti degli armatori spagnoli, tra i punti più difficili figurano l’entità del contributo economico richiesto dalla Mauritania e i canoni a carico delle navi. Il settore teme che condizioni troppo onerose possano rendere alcune attività poco redditizie. Si tratta, è bene precisarlo, della posizione espressa dalle organizzazioni armatoriali e non di condizioni già fissate nel futuro protocollo.
Per la Mauritania la pesca è una risorsa economica, occupazionale e alimentare. Una parte dei fondi europei finanzia il monitoraggio delle attività, la ricerca scientifica, la lotta alla pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata, la tutela degli ecosistemi e il rafforzamento delle competenze locali.
La trattativa deve quindi conciliare interessi diversi: garantire un ritorno adeguato al Paese costiero, proteggere gli stock e mantenere condizioni economicamente sostenibili per le flotte europee.
A rendere il confronto ancora più delicato è la presenza di operatori provenienti da altri Paesi. Le associazioni spagnole richiamano, in particolare, le flotte di Cina, Russia e Turchia, sostenendo che la pressione complessiva sulle risorse debba essere considerata nella definizione delle future possibilità di pesca. Anche questa valutazione appartiene agli armatori e non rappresenta una posizione ufficiale dell’Unione europea.
Cosa cambierebbe per la filiera in caso di ritardo
Un’interruzione del protocollo non provocherebbe automaticamente una carenza di tonno o un aumento dei prezzi al consumo. Il mercato europeo si approvvigiona attraverso molte aree di pesca, accordi internazionali e Paesi fornitori.
Le conseguenze più immediate sarebbero operative: navi costrette a fermarsi o a spostarsi, campagne da riprogrammare, maggiori costi e più pressione sulle opportunità disponibili in altre zone. Per le imprese maggiormente dipendenti dalle acque mauritane, anche uno stop limitato potrebbe incidere sulla redditività dell’intera stagione.
Sul piano politico, una discontinuità indebolirebbe inoltre la presenza europea lungo la costa dell’Africa occidentale, proprio mentre l’accesso alle risorse marine assume un valore crescente nelle relazioni tra Stati.
La notizia, dunque, non è che l’Unione europea abbia già perso la Mauritania né che il tonno sia improvvisamente a rischio. Il punto è più concreto: il principale protocollo misto di pesca dell’UE si avvicina alla scadenza e la continuità delle attività non è ancora garantita.
Il tempo per raggiungere un accordo c’è ancora. Ma, per flotte e imprese, ogni settimana trascorsa senza un’intesa rende più difficile programmare il lavoro dopo il 14 novembre.













