La crescente attenzione alla salute offre alla filiera ittica un’opportunità di valorizzazione. Il pesce possiede caratteristiche nutrizionali riconosciute dalla ricerca scientifica, mentre le scelte d’acquisto dipendono anche da prezzo, abitudini e praticità. Per produttori, trasformatori e distribuzione, la questione è comprendere quanto questo patrimonio contribuisca già al posizionamento commerciale dei prodotti e quali ulteriori possibilità possa offrire.
La salute entra sempre più nelle scelte alimentari, insieme all’attenzione per la prevenzione, la qualità nutrizionale e la longevità. Una trasformazione che coinvolge consumatori di età differenti e apre nuove prospettive per l’industria alimentare e la distribuzione.
Il tema è emerso al Marketing Retail Summit 2026, svoltosi il 7 ottobre a Milano, nella sessione “Salute, longevità e nuovi consumi”, con Monica Ramaioli, direttrice generale di Fondazione Umberto Veronesi, ed Elena Dogliotti, biologa nutrizionista della Fondazione.
In questo scenario, il settore ittico parte da una condizione interessante: dispone di alimenti con caratteristiche nutrizionali riconosciute, inseriti da tempo nei modelli di alimentazione equilibrata.
Ma la crescente attenzione alla salute si traduce già in un vantaggio commerciale per il pesce? E quanto spazio rimane per valorizzarne ulteriormente le caratteristiche?
Il valore del pesce incontra le nuove aspettative alimentari
La ricerca scientifica offre basi solide per riconoscere il contributo nutrizionale dei prodotti ittici.
Una revisione sistematica pubblicata nel marzo 2026 sull’European Journal of Nutrition & Food Safety, firmata da Wendy Hunt e Alexandra McManus, ha selezionato 281 studi scientifici sul rapporto tra consumo di seafood e salute. L’analisi evidenzia associazioni favorevoli nell’ambito di un’alimentazione equilibrata, con risultati particolarmente significativi per i prodotti ricchi di acidi grassi omega-3.
Proteine di elevata qualità, vitamine, minerali e, secondo le specie, omega-3 rappresentano un patrimonio nutrizionale già disponibile in una categoria estremamente diversificata.
Questa varietà costituisce anche un elemento commerciale: pesci grassi e magri, molluschi, crostacei e prodotti trasformati possono rispondere a preferenze e occasioni di consumo differenti.
I dati di mercato invitano a una lettura più attenta
Il più recente studio tematico EUMOFA, Consumption of Fishery and Aquaculture Products in the EU, pubblicato nel luglio 2026, descrive un mercato nel quale i comportamenti d’acquisto evolvono in modo differente tra Paesi e fasce di consumatori.
Tra il 2014 e il 2023 il consumo apparente pro capite di prodotti ittici nell’Unione europea è passato da 25,5 a 22,9 chilogrammi. L’Italia, tuttavia, figura tra i Paesi che hanno registrato una crescita nel periodo considerato.
Lo studio evidenzia anche una maggiore attenzione alle soluzioni pratiche e ai prodotti pronti da cucinare o consumare, un aspetto che incide sui comportamenti d’acquisto nel reparto ittico.
Sul fronte delle preferenze dichiarate, l’Eurobarometro pubblicato dalla Commissione europea nel febbraio 2025, sulla base di interviste del 2024, indica il prezzo come fattore d’acquisto per il 55% dei consumatori europei, seguito dall’aspetto del prodotto, al 52%.
Le dinamiche economiche trovano conferma nell’ultimo rapporto annuale complessivo EUMOFA disponibile: nel 2024 la spesa domestica europea per prodotti ittici è aumentata del 4%, raggiungendo 62,8 miliardi di euro, principalmente per effetto dei prezzi, mentre i volumi di pesce fresco acquistati dalle famiglie nei mercati monitorati sono diminuiti del 5%.
Questi indicatori descrivono aspetti diversi della domanda e non permettono di isolare l’effetto dell’attenzione alla salute sugli acquisti. Mostrano però che le caratteristiche nutrizionali si confrontano con altre variabili decisive nelle scelte dei consumatori.
Quanto conta saper comunicare il proprio valore?
Per la filiera ittica, l’evoluzione delle aspettative alimentari apre una riflessione che riguarda il posizionamento dei prodotti.
Il pesce gode generalmente di un’immagine positiva sotto il profilo nutrizionale, documentata anche da precedenti studi europei sulla percezione dei consumatori. Ma riconoscere un alimento come salutare non significa necessariamente conoscerne le caratteristiche specifiche.
È qui che produttori, trasformatori e distribuzione possono trovare ulteriori opportunità.
Una possibilità per industria e distribuzione
Rendere più comprensibili le qualità delle singole specie, spiegare le differenze tra i prodotti e valorizzare informazioni nutrizionali documentate può contribuire a una proposta commerciale più riconoscibile.
Non si tratta necessariamente di introdurre nuove referenze. Anche prodotti già presenti sul mercato possono essere presentati attraverso informazioni capaci di rispondere agli interessi di chi attribuisce maggiore importanza al benessere.
Per l’industria significa valorizzare caratteristiche reali, nel rispetto delle norme europee sulle indicazioni nutrizionali e salutistiche. Per la GDO significa valutare come queste informazioni possano accompagnare la scelta, insieme a prezzo, origine, qualità e praticità.
L’efficacia commerciale di tali iniziative resta naturalmente da misurare. Ma il cambiamento delle aspettative alimentari offre una ragione concreta per interrogarsi sul ruolo della comunicazione e sulla valorizzazione dei prodotti ittici.
Il punto è interessante anche per la competitività della filiera. In un mercato alimentare nel quale salute e benessere acquistano visibilità, la capacità di rendere riconoscibili le caratteristiche dei prodotti può diventare parte della strategia commerciale, accanto alla qualità dell’offerta e al servizio.
La crescente attenzione alla salute apre nuove prospettive per l’intero comparto alimentare. Il pesce dispone di caratteristiche che gli consentono di partecipare pienamente a questa evoluzione. Per la filiera rimane una domanda: sta già cogliendo tutte le opportunità o esistono margini per valorizzare ancora meglio ciò che offre?
