Nel 2025 il tonno in scatola ha generato 1,683 miliardi di euro, pari all’82,4% del valore del mercato italiano delle conserve ittiche rilevato da ANCIT. Un’indagine Nextplora del 2026 registra un consumo dichiarato di sgombro del 62%, contro il 95% del tonno. La distanza nelle vendite è netta, ma lo sgombro conserva una diffusione significativa.
Una pasta preparata all’ultimo momento, un’insalata, un panino. Quando serve pesce pronto da mangiare, il primo pensiero va spesso al tonno in scatola.
Anche lo sgombro in scatola appartiene da generazioni alla tradizione conserviera italiana. Condivide con il tonno la praticità e numerose occasioni di consumo, ma occupa uno spazio commerciale decisamente più contenuto.
Quanto è ampia questa distanza? E cosa raccontano i numeri sulle nostre abitudini d’acquisto?
Il tonno domina le vendite, lo sgombro conserva il suo pubblico
Nel 2025 il mercato italiano delle conserve ittiche ha raggiunto 2,043 miliardi di euro, in crescita del 2,15% sull’anno precedente.
Secondo le elaborazioni ANCIT su dati Istat, il solo tonno in scatola vale 1,683 miliardi di euro, con un incremento del 2%. Oltre otto euro su dieci del valore complessivo delle conserve ittiche riguardano quindi il tonno.
I restanti 360 milioni comprendono sgombri, acciughe, sardine e altre conserve. Il dato conferma la leadership del tonno, pur senza consentire di isolare la quota dello sgombro.
Una rilevazione più recente rafforza questa fotografia. Nell’analisi pubblicata da Food il 28 settembre 2026, riferita alle ultime 52 settimane disponibili, il tonno supera il 90% del fatturato nel mercato tonno-sgombro considerato. Lo sgombro registra invece una sostanziale stabilità a valore, accompagnata da una lieve flessione dei volumi.
Le due rilevazioni utilizzano perimetri differenti, ma mostrano entrambe una forte concentrazione delle vendite sul tonno.
Quanti consumano sgombro e con quale frequenza?
L’indagine pubblicata da Nextplora nel maggio 2026 aggiunge una prospettiva interessante: il 95% degli intervistati dichiara di consumare tonno in scatola, mentre il 62% indica lo sgombro.
La distanza è significativa, ma racconta anche un prodotto conosciuto e consumato da una parte consistente dei rispondenti. Le percentuali, inoltre, non rappresentano scelte esclusive: una stessa persona può consumare entrambi.
La frequenza potrebbe contribuire a spiegare il diverso peso commerciale.
Sempre secondo Nextplora, il 77% dei consumatori di tonno dichiara di mangiarlo almeno una volta alla settimana: il 28% più volte e il 49% una volta.
Nella sintesi pubblica dell’indagine manca una rilevazione equivalente per lo sgombro. È una distinzione importante: la diffusione del consumo indica quante persone scelgono un prodotto, mentre la frequenza e le quantità acquistate contribuiscono a determinarne i volumi di vendita.
Un alimento consumato occasionalmente può avere un pubblico ampio senza raggiungere le dimensioni commerciali di uno acquistato regolarmente.
Gusto, formati e promozioni orientano la scelta
Il successo del tonno si accompagna a un’offerta articolata, capace di rispondere a differenti occasioni di consumo: dalla scatoletta tradizionale ai filetti in vetro, dalle confezioni multiple alle preparazioni al naturale.
L’indagine Nextplora evidenzia la preferenza per i multipack: il 45% degli intervistati sceglie il formato da tre scatolette, mentre il 38% predilige le confezioni famiglia.
Nella scelta del tonno, il 64% considera molto importante il gusto, il 59% la qualità del pesce e il 47% le promozioni. Seguono l’origine, indicata dal 42%, e il prezzo, dal 37%.
Secondo l’analisi di Food del settembre 2026, a sostenere le vendite della categoria tonno-sgombro contribuiscono la maggiore intensità promozionale e la riduzione del prezzo medio al chilogrammo. Ciò non significa, però, che entrambe le specie abbiano registrato una crescita dei volumi: quelli dello sgombro sono in lieve calo.
Per lo sgombro emergono inoltre segnali favorevoli nel segmento delle marche del distributore. Una seconda analisi di Food, pubblicata nello stesso mese, evidenzia il buon andamento delle conserve di sgombro a marchio privato.
Si tratta di indicazioni utili, ma per spiegare il divario con il tonno servirebbero dati comparabili sulla frequenza di riacquisto, sul numero di referenze disponibili, sui prezzi e sulle promozioni riservate ai due prodotti.
Quanto conta la preferenza del consumatore e quanto l’offerta che trova davanti allo scaffale? È questo il punto ancora da chiarire.
Nella scatoletta cambiano gusto, nutrienti e provenienza
Tonno e sgombro appartengono alla famiglia degli Scombridi, ma presentano caratteristiche differenti.
Il tonno in conserva ha generalmente un gusto più delicato, mentre lo sgombro si distingue per un sapore più intenso e carni naturalmente più grasse.
Entrambi apportano proteine di elevato valore biologico. Lo sgombro è particolarmente interessante per la presenza di acidi grassi omega-3 EPA e DHA; il tonno al naturale presenta generalmente un contenuto di grassi inferiore.
Le tabelle di composizione degli alimenti CREA confermano queste differenze, ma i valori nutrizionali variano secondo la specie e la preparazione. Per confrontare due conserve è quindi opportuno utilizzare le informazioni riportate sulle rispettive confezioni.
Ci sono poi quattro elementi da osservare al momento dell’acquisto.
Quantità di pesce. Il prezzo della scatoletta va rapportato alla quantità effettiva di prodotto, considerando il peso sgocciolato quando indicato.
Ingredienti. Olio d’oliva, olio extravergine, altri oli vegetali oppure acqua e sale modificano gusto e composizione nutrizionale.
Specie. Dietro le denominazioni commerciali possono esserci specie differenti. Anche sgombro comune e lanzardo appartengono allo stesso genere, ma sono due specie distinte. Il nome scientifico, quando indicato, permette di riconoscerle.
Provenienza. Le conserve commercializzate in Italia possono utilizzare pesce catturato in aree differenti. La lavorazione in uno stabilimento italiano non implica necessariamente una cattura nei nostri mari.
Per i prodotti trasformati, inoltre, gli obblighi di indicazione della zona di pesca sono diversi da quelli previsti per il pesce fresco. Le informazioni aggiuntive sulla filiera, quando disponibili, consentono una valutazione più completa.
Sono differenze concrete, utili per scegliere in funzione del gusto, della preparazione e delle caratteristiche ricercate.
Due prodotti storici, un equilibrio commerciale diverso
Il tonno mantiene una leadership consolidata, sostenuta da una diffusione molto ampia, consumi frequenti e un’offerta diversificata. Lo sgombro, pur con vendite nettamente inferiori, conserva una presenza significativa nelle abitudini alimentari.
I dati disponibili permettono di misurare il divario commerciale, ma non ancora di attribuirlo con precisione alle preferenze dei consumatori, alla frequenza di acquisto o alle scelte della distribuzione.
Per chi compra, conoscere le differenze tra i due prodotti significa poter scegliere con maggiore consapevolezza. Per industria e GDO, invece, il confronto pone una questione più ampia: quanto spazio commerciale potrebbe esprimere lo sgombro attraverso assortimenti, formati e promozioni adeguati alla domanda?
Il tonno è una presenza abituale nel carrello degli italiani. Lo sgombro ha una propria identità e un proprio pubblico. Capire quanto spesso venga scelto, e in quali condizioni di offerta, è la chiave per interpretare meglio il suo ruolo nel mercato delle conserve ittiche.
