All’inizio del 2026, guardando ai flussi di surimi e pasta di pesce dal Vietnam, colpisce un dato su tutti: l’Europa conta sempre di più e sta ridisegnando gli equilibri di un mercato finora dominato dai partner asiatici. Non si tratta solo di volumi in crescita, ma di un cambio di ruolo dell’Unione Europea all’interno della catena del valore.
Secondo i dati delle dogane vietnamite, nei primi undici mesi del 2025 le esportazioni di surimi e pasta di pesce hanno raggiunto 327 milioni di dollari, con un aumento del 22% rispetto allo stesso periodo del 2024. All’interno di questo quadro positivo, l’UE spicca come uno dei motori principali: 32 milioni di dollari da gennaio a novembre, con una crescita del 91% su base annua. È una progressione che nessun altro mercato eguaglia in termini di velocità.
Il caso più emblematico è quello della Lituania, che da sola totalizza 29 milioni di dollari (+108%). Per la filiera ittica europea, questo risultato va letto oltre il semplice dato statistico: la Lituania si sta affermando come hub strategico per l’ingresso e lo smistamento del surimi vietnamita verso altri Paesi membri. Qui il prodotto può essere trasformato, rielaborato, destinato a marchi industriali, private label e canali horeca in tutta l’Unione, Italia compresa.
Mentre l’Europa accelera, una parte dell’Asia orientale rallenta. Corea del Sud e Thailandia rimangono mercati essenziali per il Vietnam e nei primi undici mesi del 2025 registrano ancora crescite rispettivamente dell’11% e del 16%. Tuttavia, a novembre le esportazioni verso entrambi risultano in calo rispetto allo stesso mese del 2024. È un segnale di come cicli di inventario, promozioni e potere d’acquisto possano rendere più irregolare il flusso degli ordini, proprio laddove si concentravano in passato i volumi più stabili.
In parallelo, Cina e Hong Kong mostrano una dinamica decisamente espansiva, con esportazioni in aumento del 46% nei primi undici mesi del 2025. Si tratta però di mercati in cui la competizione è fortemente basata sul ritmo degli ordini e sui livelli di prezzo, più che su requisiti documentali complessi. Il Giappone, dal canto suo, cresce del 19% e supera i 30 milioni di dollari nello stesso periodo: un mercato selettivo, che privilegia continuità, qualità controllata e prodotti a maggior valore aggiunto.
L’UE non è più un semplice sbocco aggiuntivo, ma un fattore che influenza la direzione dell’intero comparto. Le richieste provenienti dall’industria alimentare, dal retail organizzato e dai canali horeca europei stanno spingendo i produttori vietnamiti a lavorare su tre fronti:
– prodotti più pratici, adatti a un utilizzo immediato e a formati versatili;
– qualità e fornitura stabili, con contratti più strutturati e capacità di tenuta durante le fasi di volatilità del mercato;
– standard documentali e tracciabilità sempre più rigorosi, soprattutto in relazione alle normative UE.
In prospettiva 2026, è probabile che questa impronta europea si rafforzi. Da un lato, la domanda di semilavorati ittici e ingredienti a base di surimi rimane sostenuta, anche in chiave di innovazione di prodotto. Dall’altro, l’attenzione di Bruxelles e degli Stati membri su sicurezza alimentare, trasparenza di filiera e parametri tecnici continuerà a orientare le scelte dei fornitori extra-UE.
La fotografia che emerge dai dati fino a novembre 2025 non è quella di un semplice “boom” vietnamita, ma di una riedizione dei pesi specifici dei vari mercati: l’Asia storica rimane importante ma più volatile; Cina e Hong Kong crescono in velocità; il Giappone consolida; l’Europa, infine, diventa punto di riferimento strutturale, con la Lituania in prima linea come piattaforma logistica e industriale.
In questo scenario, il surimi vietnamita non è solo una statistica di export: è un indicatore di come le richieste europee stiano contribuendo a alzare l’asticella del settore e a definire le regole del gioco per i prossimi anni.
