La Direzione pesce e acquacoltura del Mipaaf ha presentato il Piano Strategico 2014-2020.
Tale Piano è un’assoluta novità per i Paesi europei ed è indirizzato a definire piani nazionali pluriennali specifici per il settore pesca fissando obiettivi e priorità per la promozione e lo sviluppo dell’acquacoltura. Esso si configura come tentativo di fronteggiare la condizione di stagnazione che attanaglia il settore dell’acquacoltura nel vecchio continente.
In questo contesto diamo uno sguardo alle stime del comparto acquacoltura in Europa. Le produzioni si attestano su livelli pressoché invariati dal 2002 ma ricoprono il 20% della domanda aggregata. Fuori dal continente il comparto cresce con un tasso annuo dell’8% e ha superato la pesca nella fornitura di prodotti ittici.
Avviciniamoci all’Italia.
I dati sono tristemente negativi, con un settore che registra costantemente diminuzioni nella produzione e nel consumo. Si pensi, infatti, che il 76% dei prodotti ittici proviene dall’estero. Gli ultimi dati Fao sono chiari: la Cina rappresenta oltre il 60% della produzione mondiale di acquacoltura e l’insieme dei Paesi asiatici supera l’85%. La quota di produzione dell’Unione europea non raggiunge il 2%. Per quanto riguarda l’Italia migliaia di microimprese caratterizzano il settore e raggiungono oltre il 10% in valore sul totale comunitario. Il saldo commerciale è negativo: le importazioni superano le esportazioni.
E rimanendo in tema, ecco qualche cifra del settore: 800 impianti, 30 specie allevate, 165 tonnellate di prodotto allevato.
Le strategie e le azioni intraprese dalla scorsa programmazione nazionale 2006-2013 non sono state in grado di agire con efficacia in termini di occupazione, imprese e competitività.
Proprio per sopperire a tali mancanze, il nuovo Pano si propone quattro macro obiettivi da perseguire al fine di implementare e riorganizzare l’acquacoltura nazionale. I presupposti in questione sono la semplificazione delle procedure amministrative per il rilascio di nuove concessioni e licenze, riducendo oneri e tempi amministrativi; garantire sviluppo e crescita sostenibile tramite l’aumento dei siti da destinare all’acquacoltura; promuovere la competitività del settore mediante formazione, ricerca, innovazione, tutela dell’ambiente e sanità animale; promuovere la concorrenza applicando agli operatori di Paesi terzi condizioni equivalenti a quelle comunitarie per sostenere produzione e consumi del comparto acquacoltura.
Tra le novità del Piano ci sono lo Sportello Unico, l’Osservatorio Stato-Regioni, la Piattaforma acquacoltura.
Grazie alla possibilità ad attingere a fondi Feamp, insieme ad altri fondi europei, e grazie al supporto delle politiche nazionali e regionali si va sempre più vicino ad una collaborazione tra autorità politiche, parti economiche e sociali che sfruttando il Piano strategico 2014-2020 potranno migliorare il settore acquacoltura nella sua interezza.
Candida Ciravolo











