Mangimi più sostenibili per spigole e orate. Il pesce d’allevamento sarà sempre di più un prodotto garantito sulle nostre tavole. Dati alla mano, i ricercatori del DAGRI portano alla luce i grandi passi avanti fatti sotto il profilo della sostenibilità economica e ambientale per le principali specie ittiche – spigola, orata e trota – provenienti da acquacoltura in Italia.
Il messaggio arriva forte e chiaro dall’evento conclusivo del progetto SUSHIN (SUstainable fiSH feeds INnovative ingredients) che si è svolto presso l’Accademia dei Georgofili a Firenze, e nel corso del quale sono stati presentati i risultati “from farm to fork” – letteralmente dall’azienda alla tavola – del progetto il cui obiettivo è stato la ricerca di nuovi ingredienti da utilizzare nei mangimi di nuova generazione per migliorare l’alimentazione dei pesci da acquacoltura con l’introduzione di diete innovative.
Spazio dunque alle farine di insetto (mosca soldato nera) a quelle avicole (pollo e tacchino) e di gambero rosso della Louisiana fino alle biomasse essiccate di microalghe e cianobatteri, con cui sono stati formulati e confrontati 23 nuovi prototipi di mangimi in 11 prove di alimentazione (per una durata complessiva di 860 giorni) e più di 50.000 analisi effettuate.

“Siamo estremamente soddisfatti di essere riusciti a proporre un nuovo prototipo di dieta per le specie ittiche maggiormente allevate nel nostro paese, a basso contenuto di farina di pesce e dove le farine di insetto e avicole rappresentano i complementi ideali delle proteine vegetali per assicurare una migliore performance zooeconomica ed ambientale, senza compromissione del benessere e della qualità dei pesci allevati – spiega Emilio Tibaldi, coordinatore di SUSHIN – Anche se non è stato tutto rose e fiori, alcuni di questi ingredienti hanno dimostrato dei limiti, alcuni altri sono risultati interessanti solo come ingredienti ‘funzionali’, SUSHIN dimostra come sia possibile agire per rendere l’acquacoltura una pratica ancor più sostenibile e responsabile. SUSHIN ha generato nuove informazioni sul valore nutritivo, sulla sicurezza alimentare e sull’impronta ambientale di ingredienti proteici innovativi coerenti ai principi di bioeconomia circolare“.
Come noto, l’acquacoltura è l’allevamento di pesci, molluschi, crostacei e alghe. È una forma di produzione agricola che avviene in acque dolci o salate e sopperisce al forte bisogno di prodotti ittici per l’alimentazione umana in continuo aumento in tutto il mondo e che non può essere soddisfatto unicamente dalla pesca. Secondo l’ultimo rapporto della FAO, dal 1961 al 2017 il consumo pro capite annuale di prodotti ittici a livello mondiale è passato da 9,0 kg (peso vivo) a 20,3 kg, con un incremento medio annuo dell’1,5% a fronte dell’1,1% registrato nello stesso periodo per altre tipologie di carne. Nel 2018 sono stati prodotti globalmente circa 179 milioni di tonnellate tra pesci molluschi e crostacei, il 46% dei quali è derivato dall’acquacoltura.
“Molto è stato detto e scritto in merito a quest’attività, sul suo impatto sugli oceani, sulle condizioni di benessere degli animali, sulla qualità del prodotto ittico che ne deriva. Problemi inevasi? – conclude Giulia Secci, ricercatore DAGRI – No, perché la ricerca da anni è al servizio dell’acquacoltura per trovare soluzioni alternative sostenibili“.












