26/04/2015 – NEWS – Si è ormai chiusa da qualche giorno l’esposizione mondiale che permette agli gli acquirenti di pesce di tutto il mondo di entrare in contatto con espositori che offrono una varietà di prodotti freschi, congelati e vivi.
Non c’è dubbio, la Seafood Expo Global di Bruxelles anche quest’anno si è imposta come la piazza per il confronto diretto fra le eccellenze di ogni paese. Dall’astice americano del Maine e del Massachusetts alla bresaola di squalo, tonno e pesce spada della Puglia. Dai tapas spagnoli alla trota nazionale in concorrenza all’ormai inflazionato salmone fino al pesce azzurro e poi ancora dal granchio reale dell’Alaska frutto della pesca più pericolosa al caviale italiano.
In genere si dice ‘caviale’ e si pensa alla Russia, a prelibatezze da nababbi. Pochi forse sanno dell’esistenza di un pregiato caviale di casa nostra. L’Italia è il secondo produttore mondiale di caviale, dopo la Cina, con 40 tonnellate annue. La percentuale di esportazione è circa del 95%. I principali Paesi in cui esportiamo sono Usa, Francia, Federazione Russa, Emirati Arabi, Middle East, U.K., Hong Kong, Canada, Mexico, Giappone, Svizzera, Spagna, Singapore, Corea e Australia.
“Il Belpaese deve imparare a fare sistema” ha espresso Paolo Bronzi, vicepresidente dell’associazione mondiale dei produttori di caviale (Wscs). “ E chissà, proprio dall’iniziativa delle ultime generazioni – come suggerisce la giovane produttrice Jenny Giaveri – potrebbe nascere il marchio caviale italiano”. Per questo c’è anche bisogno di salvaguardare gli storioni – sottolinea Bronzi – che chiede al Ministero il loro recupero faunistico, come in un lontano passato erano presenti nel Po e nel Tevere.












