La Norvegia ha registrato il miglior luglio di sempre per l’export ittico: 15,6 miliardi di corone norvegesi, il 13% in più rispetto allo stesso mese del 2025. Il salmone sostiene il risultato, ma i dati mostrano due cambiamenti destinati a incidere sulla filiera: la rapida crescita della Cina e l’avanzata del merluzzo d’allevamento rispetto al prodotto selvatico.
Il salmone vale quasi tre quarti dell’export
A luglio la Norvegia ha esportato 147.891 tonnellate di salmone per 11,6 miliardi di corone. I volumi sono aumentati del 10%, il valore del 16%.
È il miglior risultato mai raggiunto in questo mese, sia per quantità sia per valore. A sostenerlo sono state condizioni produttive favorevoli, una maggiore taglia media dei pesci e prezzi superiori rispetto all’anno precedente.
Il salmone fresco intero ha sfiorato le 123 mila tonnellate, con un aumento del 12%, mentre il prezzo medio è salito dell’8%, raggiungendo 71,48 corone al chilogrammo.
Il dato conferma il peso crescente dell’acquacoltura nell’export norvegese e nella capacità del Paese di rispondere alla domanda internazionale.
La Cina accelera, gli Stati Uniti arretrano
Il cambiamento più evidente riguarda la destinazione del prodotto.
A luglio la Cina ha acquistato 12.464 tonnellate di salmone norvegese per un miliardo di corone. Rispetto allo stesso mese del 2025, le esportazioni sono cresciute del 27% in volume e del 37% in valore.
La Norvegia non aveva mai spedito tanto salmone verso la Cina in un solo mese. Dall’inizio dell’anno le esportazioni hanno raggiunto 75.800 tonnellate, il 46% in più.
A sostenere la domanda è anche lo sviluppo dell’industria cinese che lavora il salmone destinato al sashimi e al consumo interno. Nella prima metà del 2026 la quota norvegese sul mercato cinese è salita dal 57% al 61%.
Gli Stati Uniti seguono invece una traiettoria diversa. Nel luglio 2025 erano il secondo mercato per il salmone norvegese; un anno dopo sono scesi al quinto posto. Secondo il Norwegian Seafood Council, i dazi sulle importazioni stanno penalizzando soprattutto le vendite di filetti freschi e congelati.
Per gli operatori europei il segnale è chiaro: la domanda asiatica sta assorbendo una quota crescente del salmone disponibile, aumentando la concorrenza tra i mercati per le forniture e per le pezzature più richieste.
Il merluzzo d’allevamento supera il selvatico
Il secondo cambiamento riguarda il merluzzo fresco.
A luglio la Norvegia ne ha esportate 2.189 tonnellate per 191 milioni di corone. Il volume è cresciuto del 7%, il valore del 34%.
Il risultato complessivo nasconde però due andamenti opposti. Le esportazioni di merluzzo selvatico fresco sono diminuite del 47%, fermandosi a 674 tonnellate. Quelle di merluzzo d’allevamento sono aumentate del 96%, raggiungendo 1.514 tonnellate.
Il valore del prodotto allevato è salito del 147%, fino a 132 milioni di corone. Per la prima volta oltre due terzi del valore dell’export norvegese di merluzzo fresco, il 69%, sono arrivati dall’allevamento.
La contrazione delle quote e la minore disponibilità di prodotto selvatico stanno quindi accelerando l’ingresso dell’acquacoltura in una categoria storicamente legata alla pesca.
Nuovi equilibri anche per la filiera europea
Paesi Bassi, Polonia e Lituania sono le principali destinazioni del merluzzo norvegese d’allevamento. Una parte rilevante del prodotto viene lavorata e successivamente riesportata verso Francia, Germania, Spagna, Belgio e Italia.
Per importatori, trasformatori e distributori europei cresce quindi l’importanza di distinguere con chiarezza origine produttiva, disponibilità e posizionamento commerciale del prodotto.
Il record norvegese non racconta soltanto quanto seafood è stato venduto, ma come sta cambiando il mercato. La Cina pesa sempre di più nella destinazione del salmone, mentre il merluzzo d’allevamento copre una parte dello spazio lasciato dal calo delle catture.
I 15,6 miliardi di corone rappresentano il primato. Per la filiera, il dato decisivo è la trasformazione che lo ha reso possibile.
