06/02/15 – NEWS – Il turismo del mare è tra le attività più redditizie del nostro Paese. Infatti, pescaturismo e ittiturismo fanno registrare, anno dopo anno, stime sempre maggiori. Ma scopriamo insieme in cosa consistono queste due vere e proprie risorse che, semplici e genuine, non sembrano subire la crisi.
A primo acchito, pescaturismo e ittiturismo potrebbero apparire sinonimi, ma volendoli definire nello specifico si tratta di due modi di fare turismo ben diversi, seppur collegati da uno stesso denominatore comune.
Il pescaturismo è l’attività turistico-ricreativa che si svolge a bordo delle imbarcazioni della pesca artigianale e consente ai pescatori, previa autorizzazione, di ospitare un certo numero di persone a bordo. Sono previste escursioni lungo le coste ( o anche lagune, laghi, fiumi), osservazione dell’attività di pesca, ristorazione a bordo o a terra. Il bello di questa attività è che è possibile avvicinare il pubblico al mondo della pesca professionale.
Dal canto suo, l’ittuturismo coniuga il pescaturismo con una serie di servizi a terra. Chi pratica l’ittiturismo ha la possibilità di vivere nelle abitazioni dei pescatori e assaporare le specialità tipiche tradizionali dei vari territori di riferimento, potendo ricevere dai marinari consigli e istruzioni sulla preparazione e la cottura di piatti a base di pesce.
Tutti possono praticare il turismo del mare, da Nord a Sud della penisola, e possono praticarlo tutto l’anno, ovviamente quando le condizioni meteomarine si dimostrano favorevoli (il mare non deve essere superiore a Forza 2). In alcuni casi è possibile effettuare escursioni persino durante la notte.
Sul sito federcoopescaturismo.it si possono trovare tutte le località dove questa attività è praticata.
Candida Ciravolo










