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Home Pesca

Un nuovo studio dimostra che le luci costiere alterano gli ecosistemi marini

Mariella Ballatore by Mariella Ballatore
30 Aprile 2015
in Pesca

 

 

30/04/2015 – NEWS – Secondo i risultati della nuova ricerca “Night-time lighting alters the composition of marine epifaunal communities”, pubblicata su Biology Letters, «Gli ecosistemi marini possono essere modificati dall’illuminazione artificiale»

L’inquinamento luminoso prodotto dalle comunità costiere, dai trasporti e dalle infrastrutture in mare aperto «Potrebbe cambiare la composizione delle comunità di invertebrati marini».

I ricercatori delle britannici delle università di Exeter e Bangor hanno utilizzato una zattera posizionata nello stretto di Menaiper, tra l’isola di Anglesey e la costa nord-ovest del Galles, per monitorare come luce artificiale notturna influisce sull’insediamento degli invertebrati marini nei nuovi habitat. La luce è un importante fattore che guida le larve degli invertebrati marini alla ricerca di habitat idonei dove stabilirsi, crescere e riprodursi. I ricercatori hanno scoperto che la luce artificiale può sia sopprimere che incoraggiare la colonizzazione da parte di diverse specie di invertebrati incrostanti che aderiscano alle strutture artificiali, causando a volte problemi nei porti turistici e commerciali, nei cantieri navali e negli impianti di acquacoltura.
Gli scienziati britannici dicono che i loro risultati «indicano che la luce artificiale – sempre più utilizzata negli ambienti costieri – potrebbe incoraggiare incrostazioni indesiderate nei porti e nei cantieri navali, ma anche modificare le abbondanze di queste specie in un ambiente più ampio , nel quale possono fornire importanti servizi ecosistemici». Per esempio, le larve dei coralli utilizzano la luce per identificare gli habitat ottimali per insediarsi e crescere, producendo da adulti le strutture che formano le barriere coralline. Dato che le acque tropicali sono di solito molto più trasparenti di quelle dei mari che circondano le isole britanniche, lì la luce artificiale è in grado di penetrare più a fondo e disturbare una più ampia gamma di organismi. Per studiare l’impatto dell’inquinamento luminoso, i ricercatori hanno esaminato le creature sessili: piccoli animali che vivono nei sedimenti o si fissano sulle superfici dure come cozze, cirripedi, spugne e ascidie.
Il principale autore dello studio, Tom Davies, dell’Environment and Sustainability Institute dell’università di Exeter, spiega: «Sappiamo che la luce artificiale notturna altera il comportamento di molti animali marini, ma questo è il primo studio a dimostrare che può interrompere lo sviluppo di comunità ecologiche nell’ambiente marino. Sono urgenti ulteriori ricerche per valutare quale livello di luce può essere considerato “sicuro”, in modo che possa essere messa in atto una legislazione per ridurre al minimo il futuro inquinamento luminoso proveniente delle opere nuove es ed esistenti».
A preoccupare è soprattutto la luce bianca come quella emessa dai LED, che secondo i ricercatori saranno l’illuminazione dominante – anche nelle aree portuali- entro il 2020. Secondo Stuart Jenkins della School of Ocean Sciences della Bangor University, «Questo è un primo passo importante per sviluppare la comprensione del modo in cui la luce artificiale potrebbe influire sugli assemblaggi marini costieri .La nostra ricerca ha dimostrato che i livelli di luce artificiale che si trovano comunemente nelle zone costiere urbanizzate e sviluppate possono avere effetti importanti sullo sviluppo delle comunità che si insediano sulle superfici dure in acque poco profonde “.
Katherine Griffith, anche lei della School of Ocean Sciences, evidenzia che «Con l’urbanizzazione in aumento, molte zone costiere di tutto il mondo saranno vulnerabili agli effetti dell’inquinamento luminoso artificiale. Pertanto, se vogliamo mitigare questi impatti, sono fondamentali ulteriori ricerche su come la luce artificiale può distruggere le comunità marine».
Il paradosso è evidente: si fanno sempre più porti per proteggere le imbarcazioni, ma «La presenza di illuminazione notturna può cambiare la composizione di queste comunità marine – dice Davies – C’è anche quello che noi chiamiamo “’ecosystem disservice”. La presenza di illuminazione artificiale potrebbe effettivamente aumentare l’incrostazione di specie che possono danneggiare le imbarcazioni»
Poco meno di un quarto delle regioni costiere del mondo, escludendo l’Antartide, hanno un’illuminazione artificiale notturna. Porti, porti turistici, piattaforme petrolifere e pesca contribuiscono a questo inquinamento luminoso. Gli scienziati ora vogliono vedere come l’illuminazione abbia effetti su una gamma più ampia di organismi marini e quale si il danno reale che produce. «Se sta causando un problema significativo nei porti e porticcioli, ci sono alcune cose che si possono fare – conclude Davies – Uno è evitare l’uso della luce artificiale, ma, se necessario, dobbiamo condurre studi per trovare quali tipi di illuminazione artificiale possono essere la causa di questi effetti. Negli ambienti terrestri, le risposte delle specie dipendono dagli spettri della luce che si utilizzano: ad esempio, le lunghezze d’onda più corte tendono ad essere più attraenti per le falene delle lunghezze d’onda maggiori, e potremmo trovare qualcosa di simile negli ambienti marini».

Tags: settore ittico
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Co-founder e Direttrice di redazione. Pubblicista dal 2006 racconta il mondo da oltre un trentennio attraverso giornali, televisione e radio. Come conoscitrice del settore pesca e acquacoltura è stata più volte invitata a moderare e relazionare in convegni organizzati tra gli altri dalla Conferenza Episcopale Italiana – Ufficio nazionale dell’Apostolato del Mare, AquaFarm, Blue Sea Land.

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