Sburocratizzazione, snellimento e semplificazione: battaglie portate avanti con forza da UNCI Agroalimentare e che a tratti sembrano ancora essere delle utopie.
Lo scoramento lascia il posto alla rabbia quando, i nostri pescatori, si trovano a dover ottemperare a degli obblighi legati a passaggi amministrativi di cui si potrebbe e si dovrebbe fare a meno. Facciamo riferimento alla richiesta, rigorosamente in marca da bollo, che un’ impresa di pesca è obbligata a presentare agli uffici marittimi di competenza per gli spostamenti che un peschereccio deve compiere da un porto all’altro per operazioni di manutenzione ordinaria e straordinaria.
Passi in tempi che definiamo “normali” , ma certi obblighi risultano inaccettabili in periodi in cui i pescherecci osservano l’interruzione obbligatoria dell’attività e addirittura assurdi nella fase storica che stiamo vivendo.
Si cercano fondi da destinare a misure di sostegno e integrazione al reddito per gli operatori del comparto; si cercano soluzioni che riescano ad assicurare l’opportunità al settore di non soccombere sotto il peso delle lungaggini burocratiche e degli iter amministrativi eccessivamente arzigogolati e poi non si riesce a cominciare dalle cose più semplici.
“Trito e ritrito il discorso della tremenda crisi economica generata dall’emergenza epidemiologica che ha colpito il settore e che ancora fa sentire i suoi effetti. Mi chiedo: è così necessario obbligare il pescatore imprenditore, che ha necessità di spostare la sua barca per eseguire lavori di manutenzione, al pagamento di un bollo per ottenere un’autorizzazione?
Prevedere un’esenzione in questo momento così difficile risulta tanto inopportuno?
Molti dei nostri associati ci sottolineano l’inopportunità di questo obbligo anche durante il periodo di Fermo biologico obbligatorio; periodo in cui, chiaramente in cui i mancati guadagni dovuti all’inattività sono compensati da premi che spesso non coprono a sufficienza i costi di gestione dell’impresa e anche di manutenzione del peschereccio.
Abbiamo intenzione dunque, come Associazione, di chiedere l’annullamento di questo onere all’apparenza non così influente ma che, sommato ad altri obblighi, altre spese e ai mancati incassi, contribuisce ad aumentare il disagio dei pescatori. La volontà di non uccidere un intero comparto si esprime anche attraverso provvedimenti che agli occhi dei più appaiono di poco conto ma che tali non sono se pensiamo ai numeri del settore. Soprattutto in questa fase di ripresa economica post-Covid riteniamo che lo Stato non debba fare cassa sui pescatori, ma mi sento di ricordare anche gli agricoltori, che sono il pilastro portante dell’economia italiana e lo sono stati anche durante la crisi epidemiologica. Voglio ricordare una frase della Ministra Bellanova: i pescatori e gli agricoltori sono le colline dietro alle quali spunta sempre il sole”.
Così Gennaro Scognamiglio, presidente nazionale UNCI Agroalimentare.












