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Home Pesca

California. I calamari locali, vanno e tornano dall’Asia prima di finire sulle tavole dei californiani

Mariella Ballatore by Mariella Ballatore
27 Dicembre 2016
in Pesca

C’è una presenza elevata di calamari nelle acque al largo della California, ma pochi di essi finiscono sulle tavole californiani, almeno non senza aver percorso 12.000 miglia, andata e ritorno per l’Asia, dove prima vengono lavorati e trasformati.

I calamari rappresentano in peso la quinta specie più pescata negli Stati Uniti ma, la stragrande maggioranza del prodotto viene congelato ed esportato, per lo più in Cina, dove viene lavorato e poi distribuito a più di 40 paesi in tutto il mondo.

I proprietari di un ristorante di San Diego, il Mitch’s Seafood, intenzionati a servire pesce locale, hanno impegato tre anni alla ricerca di un’azienda ittica che si occupa della trasformazione dei calamari con sede in California, alla fine ne hanno trovata una a San Pedro, la Tri-Marine.

“Dobbiamo pagare due volte tanto per i calamari lavorati in California, ma ne vale la pena, in questo modo possiamo dire che offriamo calamari catturati e processati in California,” ha dichiarato Mitch Conniff titolare del Mitch’s Seafood.

Diane Pleschner-Steele, direttore esecutivo del California Wetfish Producers Association, sostiene che tra le motivazioni per cui i calamari finiscono all’estero prima di tornare in California, ci sarebbe il prezzo più conveniente del lavoro fuori dal paese. La pulizia dei calamari, che consiste nella rimozione degli occhi, della cartilagine, della pelle e delle viscere, è difficile e richiede molto tempo, ed è più economica all’estero che sul mercato interno, ha detto Pleschner-Steele. I californiani che lavorano in impianti di trasformazione di prodotti ittici guadagnano una media di 11.50 euro all’ora, mentre i lavoratori cinesi vengono pagati in media 6,70 euro al giorno. Recentemente, il lavoro di lavorazione e trasformazione dei calamari si è spostato in Thailandia, dove gli operai vengono pagati ancora meno, ha aggiunto Pleschner-Steele.

Il costo del trasporto, andata e ritorno per l’Asia, mediamente si aggira intorno a 0,09 euro per chilo, un costo piuttosto contenuto e non sufficiente per far pendere la bilancia a favore del trattamento nazionale. Inoltre, gli americani in genere preferiscono calamari di maggiori dimensioni, importati dall’Argentina, dal Messico o dal Perù. I calamari catturati nelle acque della California sono in gran parte consumati in Asia o utilizzati come esca.

Pleschner-Steele sostiene che il calamaro è una delle forme più sostenibili e a basso consumo energetico di proteine e potrebbe essere ancora maggiore se i consumatori fossero disposti a pagare di più per calamari di provenienza locale. Si stima che realizzare questo obiettivo costerebbe 1.44 euro per libbra.

“Le flotte californiane di pesca dedite alla cattura dei calamari sono tra le più efficienti al mondo. Le nostre barche sono in grado di catturare una tonnellata di proteine ​​per circa sei litri di gasolio,” ha detto Pleschner-Steele. “Ma il problema è che gli americani non sono disposti a pagare per questo, ha continuato. Se le persone fossero disposti a pagare il prezzo giusto per i calamari locali si potrebbe sicuramente alimentare la domanda.”

Tags: California
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Mariella Ballatore

Mariella Ballatore

Co-founder e Direttrice di redazione. Pubblicista dal 2006 racconta il mondo da oltre un trentennio attraverso giornali, televisione e radio. Come conoscitrice del settore pesca e acquacoltura è stata più volte invitata a moderare e relazionare in convegni organizzati tra gli altri dalla Conferenza Episcopale Italiana – Ufficio nazionale dell’Apostolato del Mare, AquaFarm, Blue Sea Land.

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