
I ricercatori dell’Università di Murcia (UMU) parteciperanno a un nuovo progetto europeo di ricerca che stabilirà i fattori chiave per incrementare la produzione di acquacoltura nel Mediterraneo, concentrandosi su orate e spigole, due delle specie più consumate in Europa.
Il progetto, chiamato MedAID (Sviluppo integrato dell’acquacoltura mediterranea), riunirà i migliori esperti del settore da più di 30 organizzazioni, tra cui università, produttori e centri di ricerca in dodici paesi europei. Finanziato dal programmaH2020 dell’Unione Europea e con un budget di oltre 7 milioni di euro, è coordinato dall’Istituto Agronomico Mediterraneo di Saragozza e dall’Istituto di Ricerca e Tecnologia Agroalimentare di Cataluñia.
L’Università di Murcia fornirà più di 25 anni di esperienza nel settore e, in particolare, nello studio del sistema immunitario di orate e spigole.
Per la durata del progetto saranno approfonditi la competitività e la sostenibilità del settore dell’acquacoltura marina. Verranno discusse le pratiche nutrizionali, il benessere, le malattie, la genetica, l’impatto ambientale, la percezione dei consumatori, il marketing, l’efficienza economica e le prestazioni del settore nonché l’immagine dell’acquacoltura sociale.
Questo progetto nasce nel contesto di un continente che deve livellare la quantità di pesce che consuma rispetto a quella che produce, a causa di un deficit che viene fornito con prodotti importati. Per questa ragione, la Commissione europea intende aumentare del 20% la produzione sostenibile dell’acquacoltura promuovendo questo settore che impiega circa 85.000 persone, in particolare nelle zone rurali e costiere.
Il progetto MedAID ha l’obiettivo di svolgere un ruolo fondamentale per aumentare la produttività finora stagnante dell’acquacoltura mediterranea.











