
L’allevamento intensivo del gambero dalle zampe bianche del Pacifico della specie Litopenaeus vannamei, un animale molto apprezzato e commercializzato anche in Italia, ha raggiunto all’estero un livello di innovazione in linea con la crescente esigenza di produrre alimenti ittici risparmiando acqua ed energia.
La ricerca scientifica e la costruzione di impianti pilota negli Stati Uniti (ad esempio presso The Gulf Coast Research Laboratory nello Stato del Mississippi) ha dimostrato come l’impiego di vasche raceways, altamente ossigenate in serra, utilizzando la biotecnologia denominata “Biofloc” consenta un ricambio idrico ridottissimo, rendendo i sistemi indipendenti da una sorgente abbondante di acqua per l’allevamento animale.
Il trucco sta nell’utilizzare come materiale vivo filtrante le comunità microbiche che si formano naturalmente in acqua e che si nutrono dei residui di mangime oltre che delle feci dei gamberi. Queste popolazioni microbiche fanno parte di conglomerati biologici viventi composti anche da particelle di cibo e detriti legati fra loro da polimeri e legami biochimici. Le particelle così formate sono visibili ad occhio nudo e sono denominate appunto Biofloc. Fungono da elementi disintossicanti, che elaborano l’azoto disciolto in acqua mutandolo in una forma meno tossica per i gamberi, fornendo al contempo importanti nutrienti per il benessere di quest’ultimi. La produttività dei sistemi di acquacoltura che utilizzano il Biofloc è elevata e ne beneficia anche l’allevaento di pesci come la Tilapia che utilizzano le stesse particelle biofiltranti come cibo addizionale per le loro esigenze di crescita.
Un sistema di acquacoltura super-intensivo a Biofloc con gamberi ha dimostrato di essere in grado di produrre dai 7,5 ai 9 chilogrammi di animali per metro cubo di acqua utilizzata. Con al Tilapia il raccolto ottenibile in vasche in cemento di modeste dimensioni può addirittura arrivare dai 20 ai 40 kg per metro cubo di acqua.
Il sostanziale risparmio di acqua e una maggiore stabilità dei suoi parametri chimici, importanti per il benessere animale durante l’allevamento, rendono la tecnologia del Biofloc una soluzione molto promettente per la gestione di sistemi produttivi acquatici dotati di un processo bioecologico di autodepurazione, con una dipendenza dai ricambi di acqua che si avvicina di fatto allo zero – come nel caso del Gambero del Pacifico.
Altri vantaggi della tecnologia, che si sta diffondendo in vari Paesi del mondo, sono: la riduzione della quantità e quindi del relativo costo del mangime, necessario per crescere gli animali allevati; una migliore prevenzione sanitaria nelle vasche senza l’impiego di medicinali, il che garantisce così una produzione più sostenibile e biologica dei pesci e dei gamberi.
L’utilizzo del Biofloc nell’acquacoltura dei gamberi in Asia sta assumendo sempre più rilevanza dato che le ricche e diversificate comunità microbiche che lo costituiscono arrivano ad annoverare più di 2.000 specie batteriche differenti e favoriscono un rafforzamento del sistema immunitario animale, necessario per ridurre la forte dipendenza da antibiotici ed altre sostanze chimiche artificiali utilizzate oggi per contrastare alcune malattie di origine anche virale che causano grandi problemi agli allevatori dei Paesi orientali.
Un’interessante ricerca viene fatta oggi da enti ed istituti di ricerca per lo sfruttamento dei residui organici prodotti dai gamberi insieme all’eccesso di particelle di Biofloc. Questa sostanza considerata come un prodotto di lavorazione da smaltire come rifiuto, in realtà ha dimostrato di essere un potente e naturale fertilizzante con ottime proprietà nutritive, tanto da essere impiegato ad esempio nei vivai preposti alla riproduzione e coltivazione di specie vegetali importanti per la difesa delle coste. È questo il caso, ad esempio, del Bitter panicum, una pianta importante per il consolidamento delle dune costiere presenti sulle coste americane. L’urgenza di farla crescere rapidamente e propagare viene generalmente indotta con la somministrazione di concimi artificiali sia durante la fase di germinazione che dopo il trapianto sulla duna.
Gli impressionanti risultati ottenuti, sostituendo il concime con il residuo organico dei gamberi ha dimostrato come sia possibile ottenere un valore aggiunto, potenzialmente anche commerciale, perfino da un sottoprodotto di scarto. L’ennesimo esempio di un processo produttivo, quello del Biofloc, in grado di creare valore in modi diversi, nell’ottica di un’economia circolare che premia il riciclo e riutilizzo degli scarti di un processo, che diventano le materie prime per un’altra fase di produzione sostenibile.
Possiamo produrre meglio e con un’attenzione più elevata nei confronti dell’Ambiente e del pianeta: è sufficiente avere la volontà e il desiderio di applicare ciò che appassionati pionieri, ricercatori, imprenditori illuminati e persone sensibili hanno dimostrato può funzionare.
Per approfondire l’argomento trattato nell’articolo di questa settimana AquaGuide.
Dr Davide Di Crescenzo











