Qualche dubbio sull’uso di cassette in polistirolo per uso ittico – Il mondo della pesca sta cambiando, ormai la cosa è innegabile. Il settore lentamente si sta adeguando al futuro, al progresso, alla tecnologia.
Molto si è fatto e si sta facendo per una pesca sostenibile, nel rispetto della salvaguardia dell’ecosistema ambientale.
Da tempo ormai la pesca è sempre in prima fila partecipando ad ogni campagna messa in atto per la raccolta della plastica e dei rifiuti marini.
Un dato però ci fa pensare. Negli ultimi anni le cassette di plastica per lo stoccaggio del pescato sono state sostituite da cassette di polistirolo monouso, con un costo fisso e costante per gli armatori.
Queste cassette in polistirolo per uso ittico quanto impatto hanno sull’ambiente?
Qualche domanda ce la poniamo se pensiamo che il pescato una volta sbarcato passa per il mercato all’ingrosso dove viene smistato, stoccato in lotti più piccoli sempre in casse di polistirolo monouso, per poi essere, una volta arrivate nei vari mercati al dettaglio, nuovamente ristoccate in altre casse di polistirolo monouso. Quante casse di polistirolo monouso devono essere usate prima che il prodotto arriva sulle nostre tavole?
Che impatto ha tutta questa plastica in termini di inquinamento ambientale?
Allora tutti gli sforzi dei pescatori per pulire il blu profondo diventano vani?
Può un pescatore sostenere una continua ed infinita spesa per l’acquisto di queste casse solo per trasportare il pescato dal motopesca al mercato all’ingrosso, quindi pochi metri?
Secondo dati recenti nell’arco di un anno circa 14mila le tonnellate di polistirolo viene utilizzato per il trasporto e la vendita della merce ittica. Forse sarebbe utile tornare almeno per il primo step, alle casse lavabili in plastica.












