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Home Approfondimenti

Le aragoste protagoniste della guerra commerciale nel Pacifico

Le aragoste australiane sono finite nella tela ingarbugliata delle relazioni bilaterali Cina-Australia.

Domenico Letizia by Domenico Letizia
9 Aprile 2021
in Approfondimenti, In evidenza, Mercati, News

La pesca diviene occasione per riscrivere la geopolitica del Pacifico. Le aragoste australiane sono finite nella tela ingarbugliata delle difficili relazioni bilaterali Cina-Australia. Alcune spedizioni di aragoste australiane hanno subito ritardi nello sdoganamento a causa dell’aumento delle ispezioni sulle importazioni in Cina, denuncia il Seafood Trade Advisory Group. Le aragoste vive vengono con ghiaccio e devono essere consumate entro 72 ore dalla partenza dall’Australia se non entrano nelle vasche di contenimento cinesi. Il tempo gioca un ruolo fondamentale nella catena della logistica.

Simon Birmingham
Simon Birmingham

La maggior parte degli esportatori ha deciso di interrompere le spedizioni in Cina finché non si saprà di più sul nuovo sistema di controllo, mentre il ministro del Commercio Simon Birmingham ha chiesto che tutti gli importatori siano trattati allo stesso modo, evitando che le autorità cinesi possano realizzare atti discriminatori. A causa delle  frizioni commerciali con la Cina, tanti crostacei sono rimasti in Australia e non sono stati esportati facendo schizzare le quote di mercato di aragoste in Australia.

Per far fronte alle difficoltà degli operatori del settore, la principale catena distributiva australiana ha pensato a un’iniziativa straordinaria per smaltire i crostacei sul mercato interno: Woolworths, oltre mille punti vendita nel più grande Stato dell’Oceania, ha deciso di mettere in saldo le sue aragoste, un’iniziativa che è andata oltre le più rosee aspettative.

Da Sydney a Perth vi è stata una corsa all’acquisto tanto che, come riportano i quotidiani australiani, l’insegna ha dovuto limitare gli acquisti a quattro per ogni singolo scontrino. Woolworths ha proposto il crostaceo alla metà di quanto veniva venduto lo scorso anno, 20 dollari australiani, circa 12 euro. Nei supermercati dell’Australia a un certo punto le vendite si sono dovute fermare vista la domanda definita “senza precedenti“. Una progettualità importante che è riuscita a contenere le perdite economiche dovute alle problematiche delle esportazioni di aragoste.

Ricordiamo che la Cina ha rappresentato il 94% delle esportazioni di aragoste australiane per un valore di 752 milioni di dollari australiani (450 milioni di euro) nel 2018-19. Nonostante la firma, il 15 novembre scorso, dell’accordo di libero scambio (RCEP) tra 15 Paesi dell’area, che prevede una graduale sparizione di dazi doganali negli scambi, Australia e Cina sono nel pieno di una guerra commerciale e sulla strada opposta a quanto concordato pochi mesi fa.

Il governo australiano aveva recentemente firmato due accordi con il governo cinese nell’ambito del programma della Via della Seta ma tale scelta ha generato un dibattito importante nella comunità politica australiana e numerosi sono stati gli esponenti del Commonwealth che non avevano salutato positivamente tale opzione. La preoccupazione principale degli esponenti del Commonwealth e di alcuni politici australiani è la crescente influenza di Pechino nella regione. Il nuovo pacchetto legislativo promosso dall’Australia esclude accordi commerciali tra le imprese statali e tra le università con governi stranieri definiti di matrice “autoritaria” che non rispettano le regole internazionali del commercio e lo stato di diritto.

Tags: aragosteAustraliaCinaCommercioCommonwealthDomenico LetiziaesportazionigeopoliticaOceano PacificoPacificopescaSeafood Trade Advisory GroupSimon Birmingham
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Domenico Letizia

Storico e giornalista. Scrive per il quotidiano nazionale “L’Opinione delle Libertà”, per la rivista di geopolitica e affari internazionali “Atlantis” e per il quotidiano economico finanziario “Money.it”. Attuale componente dell’Ufficio Stampa del Global Network of Water Museums (UNESCO). Partecipa ufficialmente ai tavoli di lavoro legati dell’Iniziativa “WestMED” presso la Farnesina. L’Hub nazionale italiano WestMED è organizzato dai partner e dai coordinatori nazionali “WestMED per l’Italia”, in particolare il Dipartimento di coesione all’interno della presidenza italiana dei Ministri e del ministero degli Affari Esteri, che riunisce più di 40 organizzazioni tra autorità regionali, ministeri nazionali e altre strutture legate all’economia blu in Italia. Responsabile della Comunicazione per numerose società di consulenza e internazionalizzazione. Esperto in digitalizzazione, agroalimentare, export e internazionalizzazione, aerospazio, turismo 4.0, green e blue-economy. Svolge anche attività da broker assicurativo con servizi dedicati alla cura del risparmio, investimenti non speculativi e protezione sulla vita, famiglia e casa. Collabora con l’Organizzazione Non Governativa “Mediterranean Academy of Culture, Technologies and Trade” di Malta. Partecipa ai lavori del Rotary su tematiche legate all’ambiente, all’agricoltura sostenibile e alla diffusione di iniziative di solidarietà e beneficenza.

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