L’uscita del Regno Unito dall’UE ha profondamente modificato la governance della pesca e lo scenario politico nell’Atlantico nordorientale. Nel tentativo di trarre vantaggio dalla nuova situazione, la Norvegia sembra aver abbandonato la strada del dialogo e della buona cooperazione, decidendo unilateralmente di appropriarsi illegittimamente delle quote di pesce dell’UE. Questa azione non solo rappresenta una seria minaccia per il futuro di un partenariato costruttivo con l’UE, ma anche per la sostenibilità di importanti stock ittici come lo sgombro e il merluzzo. Poiché il 60% del pesce catturato dai norvegesi finisce nel mercato europeo, i pescatori dell’UE esortano i cittadini a smettere di consumare pesce norvegese.
Secondo Europêche, il governo norvegese, in modo opportunistico, sta abusando delle conseguenze della Brexit per appropriarsi illegalmente delle quote di pesca dell’UE a lungo detenute, prima di merluzzo e ora di sgombro. Un comportamento così sconsiderato e irresponsabile ha spinto altri paesi, come le Isole Faroe, a seguire gli stessi passi e ad aumentare unilateralmente la loro quota di sgombro.
Europêche sostiene che questo atteggiamento mostra non solo un flagrante disprezzo per il diritto internazionale, ma anche una palese mancanza di rispetto per l’UE come partner e alleato. Inoltre, vista la situazione dello sgombro, gli aumenti unilaterali delle quote metteranno sicuramente a rischio la sostenibilità dello stock nei prossimi due anni.
Daniel Voces, amministratore delegato di Europêche, ha dichiarato: “Questo comportamento inaccettabile e sleale non mostra alcun rispetto per i diritti di pesca concordati e consolidati dell’UE nell’Atlantico. Ciò costituisce anche un pericoloso precedente di un importante partner dell’UE, come la Norvegia, che si sta letteralmente allontanando dagli accordi per un guadagno economico a breve termine. A meno che non venga inviato un segnale forte dall’UE a questi paesi, nulla impedirà loro di accaparrarsi sempre più quote UE di queste e altre specie ittiche. I cittadini dell’UE devono rendersi conto che la legalità e la sostenibilità del pesce proveniente da questo paese sono ora messe in discussione. I pescatori dell’UE invitano i consumatori, i rivenditori e i fornitori di alimenti a interrompere gli acquisti di prodotti ittici per la sopravvivenza dell’industria della pesca e degli stock ittici dell’UE”.
Inoltre, il settore ribadisce l’invito alle istituzioni dell’UE a chiudere il mercato unico a questi prodotti e rimuovere le preferenze commerciali concesse ai prodotti della pesca norvegesi, in particolare per il merluzzo e lo sgombro. Europêche sostiene che questa non sarebbe solo una forte misura di ritorsione, ma un importante misura commerciale per proteggere le aziende dell’UE. Secondo l’industria della pesca, c’è molta quota di sgombro prodotto nell’UE, quindi non si verifica carenza di materie prime e non c’è assolutamente bisogno di forniture extra per il mercato europeo.
Voces ha concluso: “Sarebbe assolutamente scandaloso e oltraggioso continuare a concedere un accesso preferenziale al mercato ai prodotti ittici originari di un paese che si è appropriato illegalmente della quota UE e, per di più, mette a rischio la sostenibilità di un’intera specie ittica” .












