
Più di 200 esperti provenienti da ventiquattro paesi hanno affrontato questa settimana a Las Palmas, la lotta contro la pesca illegale, in un incontro organizzato dal Consiglio consultivo per la flotta comunitaria (LDAC), entità che rappresenta la flotta e le altre parti interessate nelle zone di pesca al di fuori dell’Unione europea.
Il Segretario Generale della Pesca, lo spagnolo Andrés Hermida, ha dichiarato che la lotta contro questo problema è una “priorità” per il governo. Per affrontare questa “piaga” ha detto Hermida esiste una base giuridica sufficiente per agire con sicurezza, sottolineando altresì la cooperazione internazionale. Per quanto riguarda la Spagna, ha osservato Hermida, che la base giuridica si concentra sulle norme dell’Unione europea e l’ordine nazionale che disciplina le misure di controllo delle importazioni e l’accesso ai porti spagnoli. Il segretario generale della pesca ha sottolineato la nuova legge per la pesca, che rafforza le sanzioni contro le azioni illegali della flotta e introduce multe che possono raggiungere i 600.000 euro.
Durante la conferenza, il responsabile del WWF per la pesca, Raul Garcia, ha chiesto un’azione rapida perché la situazione nelle zone di pesca “non è buona”. In particolare, il WWF ha evidenziato che in Africa occidentale, ci sono aree non controllate.
Il segretario generale della Confederazione spagnola della pesca (Cepesca), Javier Garat, ha invece rilevato che la pesca illegale è “senza dubbio” una delle principali minacce per il settore spagnolo, insieme con la concorrenza sleale dei paesi asiatici in grado si sviluppare le proprie attività con costi molto più bassi.
D’altra parte, questa settimana, è stato pubblicato un rapporto dalla fondazione One Earth Future, che ha accusato le navi spagnole di pescare nelle acque territoriali della Somalia. Il governo spagnolo ha negato ciò evidenziando che le imbarcazioni con bandiera spagnola sono soggette a “rigorosi” controlli per non invadere le zone economiche esclusive di paesi come l’Africa.











