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Distretto Alto Adriatico, accordo per istituire area marina per tutela delfini e tartarughe, senza compromettere il settore ittico

Entro febbraio Emilia-Romagna, Veneto e Friuli-Venezia Giulia presenteranno al ministero dell'Ambiente una proposta unitaria che delimiterà la zona tutelata e fisserà le regole di pesca, con la garanzia di non applicabilità dei divieti previsti dalla normativa comunitaria

Mariella Ballatore by Mariella Ballatore
1 Febbraio 2019
in Pesca
Distretto Alto Adriatico

Distretto Alto Adriatico

Accordo raggiunto nell’ambito del Distretto di Pesca Alto Adriatico, l’organismo che raggruppa le Regioni Emilia-Romagna, Veneto e Friuli-Venezia Giulia, sulla proposta unitaria di istituzione di un’area marina di tutela di delfini e tartarughe, che al tempo stesso salvaguarda le attività di pesca e acquacoltura.

È la posizione emersa questa mattina a conclusione della riunione del Comitato di gestione del Distretto, che ha visto la partecipazione degli assessori regionali alla Pesca, Simona Caselli (Emilia-Romagna), Giuseppe Pan (Veneto) e Stefano Zannier (Fvg). Presenti all’incontro anche il sottosegretario alla Pesca, Franco Manzato, oltre ai rappresentanti del ministero dell’Ambiente.

L’intesa prevede l’individuazione di un’area marina dove istituire un Sic (Sito di interesse comunitario) per la tutela delle due specie protette, anche per scongiurare l’avvio di una procedura di infrazione da parte dell’Unione europea che ritiene insufficienti le aree Sic finora istituite dall’Italia. L’accordo comporta la contestuale definizione delle misure di conservazione delle specie da salvaguardare e la garanzia di non applicazione generalizzata su tutta l’area dei divieti di pesca previsti dalle norme comunitarie (art. 4, comma 4, del “regolamento mediterraneo” n.1967 del 2006); divieti che permangono solo in presenza di fondali con posidonie e coralli, come già avviene oggi.

La proposta unitaria, che dovrà delimitare i confini del Sic marino e definirne le regole per la pesca, sarà presentata in via preliminare dalle tre Regioni del Distretto al ministero dell’Ambiente il 7 febbraio prossimo, per essere poi formalizzata entro la fine del mese. Sulla base del lavoro dei tecnici delle Regioni interessate e dei dati scientifici a disposizione, che evidenziano un notevole incremento della presenza di delfini e tartarughe marine, l’ipotesi di delimitazione dell’area di tutela dovrebbe comprendere una parte di zone marine già sottoposte a vincoli di vario tipo, oltre a una fascia ristretta localizzata tra le 6 e le 12 miglia marine dalla costa romagnola e veneta. Per il Friuli resta da definire un’area Zps (Zona di protezione speciale) sotto costa per la salvaguardia degli uccelli migratori, in particolare gli anatidi.

“Siamo i primi a voler tutelare le specie marine protette- hanno sottolineato gli assessori regionali, Simona Caselli, Giuseppe Pan e Stefano Zannier– ma questa doverosa azione di salvaguardia non deve compromettere la pesca, l’acquacoltura e le altre attività economiche presenti nell’area interessata dell’Alto Adriatico.  Abbiamo chiesto che la proposta che avanzeremo sia valutata nella sua interezza, senza stralci che ne comprometterebbero l’efficacia e rischierebbero di danneggiare l’intera filiera ittica. Oggi abbiamo individuato un metodo di lavoro condiviso che pone le basi per un’intesa positiva tra lo Stato, le Regioni e l’Unione europea, tenuto conto della complessità della materia e dell’elevato numero degli attori coinvolti”.

Il comparto della pesca e dell’acquacoltura nelle tre regioni interessate coinvolge oltre 1.500 imbarcazioni e più 4.000 addetti, che raddoppiano considerando l’indotto. La produzione annua di pescato sfiora complessivamente le 40.000 tonnellate, mentre il prodotto allevato, soprattutto molluschi, supera le 67.000 tonnellate.

Tags: pescapescatorisettore ittico
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Mariella Ballatore

Direttrice responsabile e co-founder di Pesceinrete Mariella Ballatore è direttrice responsabile e co-founder di Pesceinrete. Segue da anni l'evoluzione della filiera ittica, con attenzione a pesca, acquacoltura, mercati, sostenibilità, normativa, trasformazione e distribuzione. Il suo lavoro unisce informazione specializzata, comunicazione di settore e conoscenza diretta degli operatori della blue economy.

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