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Convivenza tra eolico offshore e pesca: la posizione di AERO

In un’intervista a Pesceinrete, Mamone (AERO) spiega perché servono confronto, trasparenza e coesistenza tra energia e pesca

Alice Giacalone by Alice Giacalone
10 Luglio 2025
in In evidenza, News, Sostenibilità, Tecnologia
Convivenza tra eolico offshore e pesca: la posizione di AERO

La sfida della convivenza tra eolico offshore e pesca professionale è entrata ufficialmente nella fase più delicata. Mentre l’Europa pianifica la transizione energetica puntando con decisione sulle rinnovabili marine, la filiera ittica – già sotto pressione per crisi economiche, cambiamenti climatici e perdita di habitat – teme di essere spinta fuori dai propri spazi storici.

Il recente appello di Europeche, che ha parlato di “mari europei a un bivio critico”, ha riacceso i riflettori su un tema troppo a lungo marginalizzato. Nel frattempo, in Italia, il MASAF ha annunciato la realizzazione di una mappa nazionale dello sforzo di pesca, uno strumento destinato a incidere sui processi decisionali legati alla Pianificazione dello Spazio Marittimo (PSM).

In questo contesto, Pesceinrete ha intervistato Fulvio Mamone Capria, presidente e consigliere delegato di AERO – Associazione delle Energie Rinnovabili Offshore, per raccogliere la voce di chi, oggi, rappresenta il cuore industriale della transizione energetica in mare. Ne emerge una visione chiara: serve dialogo, serve metodo, servono verità.

Presidente Mamone, AERO è favorevole all’istituzione di un tavolo tecnico permanente con funzioni operative nella PSM?
Da sempre siamo favorevoli a tutti quegli strumenti e quelle azioni, e tra queste anche la nascita di tavoli specifici, che possano chiarire e meglio pianificare alcuni aspetti legati alla coesistenza di attività storiche come la pesca con le nuove esigenze di produzione di energia rinnovabile. La priorità è rendere il nostro Paese indipendente energeticamente, anche nell’interesse di imprese e cittadini, senza stravolgere le attività della filiera ittica, ma coinvolgendole. Una governance coordinata eviterebbe anche quel proliferare di notizie false che ancora circolano anche nel mondo della pesca. Un esempio: sono stati presentati 130 progetti al Mase per un potenziale di connessione alla rete Terna di oltre 80 GW (sarebbe più del totale di tutte le fonti rinnovabili attualmente installate in Italia). Di questi solo 26, per circa 18 GW, sono in fase di Valutazione di Impatto Ambientale e 4 sono già stati approvati per un totale di 2,2 GW. Se le analisi di pianificazione venissero attivate per tutti i 130 progetti credo che, oltre ad essere una perdita di tempo, si rischi soltanto di allarmare il settore della pesca perché ci si immagina un’occupazione di aree marine che in realtà non si avvererà mai. Lavoriamo, invece, sui progetti che sono in fase di V.I.A. così saremo più credibili e ridurremo una conflittualità che spesso non ha nessuna ragione di esistere.

La mappa dello sforzo di pesca può essere uno strumento utile o rischia di diventare un ostacolo?
Partiamo dall’assunto che la Pianificazione marittima in Italia è partita in ritardo, è carente, insufficiente. Una responsabilità che ha pesantemente condizionato anche la scelta dei siti da parte degli sviluppatori dei progetti di eolico offshore e fotovoltaico galleggiante che si sono trovati senza una mappatura delle aree idonee. E deve essere chiaro a tutti che qualsiasi intervento futuro di pianificazione non potrà non tener conto delle richieste progettuali già avanzate negli scorsi anni ai ministeri competenti.

Come tutte le azioni di conoscenza generale dei settori produttivi riteniamo che la mappa nazionale dello sforzo di pesca sia molto importante per diversi fini. Innanzitutto perchè ci offrirà un quadro ampio di quelle che sono le zone dove l’attività di pesca rischia di essere superiore al ritorno economico per le stesse marinerie, nonchè anche insostenibile da un punto di vista ambientale: aree dove non si riesce più a rigenerare in tempo biodiversità e stock ittici, causando crisi finanziarie al comparto pesca e danni ecologici irreparabili. Una mappa che sicuramente tornerà utile per verificare con certezza la sovrapposizione di alcune aree di pesca con quelle scelte da alcune imprese per sviluppare progetti di rinnovabili marine.

Sul valore decisionale della mappa non è mio compito decidere, ma l’analisi di quei dati deve anche tener in considerazione l’eccessivo prelievo ittico in alcune zone, il tema dei cambiamenti climatici e la perdita di habitat, coinvolgendo gli esperti di Ispra e del Mase. Senza un quadro ampio, rischia di essere uno strumento di parte e parziale. A noi fa piacere il confronto con tutti gli attori economici che vivono in mare per stemperare tensioni e per costruire insieme un futuro sostenibile e redditizio. Non siamo arroccati su una torre (eolica).

Ci sono esperienze di coesistenza tra eolico e pesca? AERO sta lavorando su questo?
Non solo ci sono, ma sono già attive. Nei mari del Nord Europa esistono esempi di convivenza positiva tra impianti offshore e attività di pesca e molluschicoltura. Certo, ci sono anche criticità. Ma si lavora.
In Italia, i nostri soci con progetti già approvati – come quelli di Ravenna, Rimini, Barletta/Bari e Marsala – hanno già avviato interlocuzioni con il mondo cooperativistico e industriale della pesca. Alcuni accordi sono già firmati, altri in via di definizione.
Abbiamo anche istituito un gruppo di lavoro permanente sul rapporto tra pesca e rinnovabili, che si confronta con ambientalisti, ricercatori e operatori.
Il nostro obiettivo è costruire progetti che non distribuiscano solo “compensazioni”, ma che incentivino giovani a restare nel settore, innovare, monitorare, partecipare. L’eolico può generare nuove opportunità se lo si guarda senza pregiudizi.

Europeche chiede che la pesca sia riconosciuta come interesse pubblico prioritario. Cosa ne pensa?
Non serve contrapporre chi pesca a chi produce energia. Serve una visione integrata. Il mare è sempre più fragile e complesso: c’è la pesca, ma anche il cambiamento climatico, le rotte commerciali, gli usi militari, l’estrazione, le nuove esigenze energetiche.
Il nostro obiettivo al 2050 è contribuire con l’eolico offshore ad almeno il 10% del fabbisogno elettrico nazionale. Non è un capriccio industriale, ma una necessità strategica.
Se non sviluppiamo la filiera dei carburanti alternativi (ammoniaca, idrogeno, metanolo), dipenderemo da altri Paesi anche in futuro.
Se si procederà con una revisione della Direttiva PSM, andrà fatto tenendo conto di tutto questo. Noi ci siamo, con spirito di collaborazione e con dati concreti. Il nostro obiettivo è costruire futuro, non creare scontri.

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