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I MAP per il Mediterraneo e i timori degli addetti ai lavori

UNCI Agroalimentare ricorda che le misure sottoposte al vaglio della CGPM devono essere preparate con l'adeguato coinvolgimento di tutti i portatori di interesse

Redazione by Redazione
25 Febbraio 2020
in Pesca

UNCI Agroalimentare, proprio in questi giorni, ha firmato un documento condiviso da altre Organizzazioni  della Pesca Europea del Mediterraneo. Un atto dovuto. Come testimoniato dal documento, i timori di negativi  riflessi che la PCP potrebbe avere sull’attività di pesca praticata nel Mediterraneo, sono molti e non privi di fondamento.

Le preoccupazioni riguardano soprattutto i processi decisionali che sono alla base dei MAP ( i Piani di Gestione Multiannali ) che determinano il destino della pesca nel Mediterraneo con i relativi, importanti risvolti ambientali, economici e sociali.

L’ attenzione di UNCI Agroalimentare, così come quella delle altre Organizzazioni, si è focalizzata sulle Proposte di Raccomandazione relative alla Gestione della Pesca nel Mediterraneo presentate dalla Commissione Europea (su mandato del Consiglio Europeo) alla 43esima riunione plenaria della CGPM tenutasi a novembre scorso ad Atene. Queste proposte (relative alle risorse demersali in Adriatico, al corallo rosso, alla pesca dei gamberi nel Canale di Sicilia e alla pesca della Lampuga con i FAD) passate per la CGPM e approvate, diventeranno automaticamente Regolamenti UE. Tutto ciò senza seguire la regolare procedura legislativa e contravvenendo a un principio fondamentale stabilito dal Consiglio Europeo, secondo il quale tutte le misure sottoposte al vaglio della CGPM devono essere preparate con l’adeguato coinvolgimento di tutti i portatori di interesse.

La Commissione Europea sta per ritirare il MAP per i piccoli pelagici dell’Adriatico in quanto, modificato dal Parlamento Europeo, non è più rispondente agli orientamenti della Commissione Europea. A  questo punto si teme che la CE, come per questo, anche per i futuri  MAP del Mediterraneo decida di presentarli alla CGPM come proposte di raccomandazione aggirando il normale processo  legislativo democratico.

UNCI Agroalimentare considera assolutamente  impraticabile questa strada: ai paesi che si affacciano sul Mediterraneo  deve essere data la possibilità di esprimere il proprio parere chiaramente supportato da motivazioni appropriate e valide.

Ecco allora la necessaria condivisione con le altre Organizzazioni di un appello da rivolgere a tutte le Istituzioni Europee: per approdare alla  definizione delle misure di gestione della pesca nel Mediterraneo  bisogna rispettare la normale procedura decisionale democratica all’ interno della UE; riteniamo anche indispensabile la consultazione obbligatoria del Consiglio Consultivo della Pesca. Condividiamo tutto ciò nell’interesse supremo dell’ambiente e dei pescatori.

 

 

Tags: pescapescatorisettore itticoUNCI Agroalimentare
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