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Industria alimentare USA, il settore ittico in prima linea contro i dazi

Con l’85% del pesce importato e l’acquacoltura nazionale limitata, gli operatori americani chiedono esenzioni tariffarie per evitare rincari e carenze

Alice Giacalone by Alice Giacalone
26 Agosto 2025
in In evidenza, Mercati, News, Sostenibilità
impatto dei dazi sul settore ittico USA

Il dibattito sull’impatto dei dazi sul settore ittico USA si sta intensificando, con l’industria alimentare americana in pressing sull’amministrazione per ottenere esenzioni mirate. L’85% del pesce consumato negli Stati Uniti proviene dall’estero, una dipendenza che rende il comparto particolarmente esposto alle politiche commerciali.

Secondo i dati del Dipartimento dell’Agricoltura statunitense (USDA), circa un quinto di tutto il cibo consumato nel Paese è importato, quota che sale in maniera drastica per il pesce. La produzione domestica, infatti, non è in grado di coprire la domanda a causa di limiti climatici, vincoli regolatori e stock ittici già sfruttati al massimo rendimento sostenibile.

Il National Fisheries Institute

Per questo motivo le associazioni di categoria stanno chiedendo al governo di alleggerire i dazi sui prodotti essenziali. Gavin Gibbons, Chief Strategy Officer del National Fisheries Institute, ha ricordato che le restrizioni normative frenano l’espansione dell’acquacoltura, rendendo l’import l’unico canale in grado di garantire continuità di approvvigionamento.

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Il problema non riguarda solo la filiera ittica. Andy Harig, vicepresidente della Food Industry Association (FMI), ha sottolineato che l’obiettivo dei dazi è proprio l’aumento dei prezzi e che alcuni prodotti alimentari subiranno incrementi “significativi e visibili” per i consumatori. In un contesto in cui l’inflazione alimentare resta alta, il rischio è un ulteriore aggravio sul budget familiare.

Il settore ha scelto una strategia pragmatica: non una battaglia frontale contro l’intero impianto tariffario, ma la richiesta puntuale di esenzioni per quei prodotti impossibili da sostituire con equivalenti nazionali. Una via che potrebbe rivelarsi più efficace, evitando contraccolpi immediati sul mercato.

L’impatto dei dazi sul pesce importato riguarda da vicino anche i fornitori esteri, tra cui diversi paesi mediterranei. Le aziende italiane che esportano negli Stati Uniti devono quindi monitorare attentamente l’evoluzione delle misure tariffarie, che potrebbero incidere su competitività e volumi.

L’aumento dei dazi negli Stati Uniti rappresenta quindi una sfida cruciale per il settore ittico e per l’industria alimentare nel suo complesso. La strategia delle esenzioni selettive potrebbe attenuare gli effetti più critici, ma resta forte il rischio di un impatto sui prezzi al consumo e sulle relazioni commerciali internazionali.

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Tags: commercio internazionaledazi USAFMIimportazioni pesceNational Fisheries Instituteprezzi consumosettore ittico
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