Nell’ ultimo decennio la produzione mondiale di materie plastiche per i più svariati usi, ha subito un aumento esponenziale raggiungendo circa 310 milioni di tonnellate per anno. Il campo della applicazione della plastica, come è noto, è molto vasto. Troviamo la plastica negli imballaggi, nell’ edilizia, nei trasporti, nell’abbigliamento, nell’elettronica, nell’agricoltura e in molti altri aspetti della vita moderna. La crescita sostenuta della produzione e dell’applicazione della plastica ha portato a una crescente quantità di rifiuti plastici rilasciati nell’ambiente con una continua frammentazione di questi ultimi a causa della degradazione da agenti atmosferici, ed il conseguente rilascio di microplastiche.
È stato valutato che ogni anno nel mondo vengono rilasciate circa 245 tonnellate di particelle di microplastica che finiscono nelle acque e vengono distribuite in quasi tutti gli habitat acquatici, rendendole ingeribili per una vasta gamma di organismi e, a causa delle loro piccole dimensioni e della somiglianza con gli alimenti naturali, anche dai pesci.
L’ingestione di microplastiche non può solo causare effetti fisici ai pesci come danni meccanici per blocco del tratto digestivo, ma anche rappresentare un potenziale vettore per l’introduzione di alcune sostanze pericolose: additivi di plastica, sostanze chimiche tossiche che vengono assorbite dalle matrici ambientali, microorganismi patogeni che colonizzano la loro superficie. Poiché il pesce rappresenta un’importante fonte proteica per gli esseri umani e per gli animali, la presenza e gli impatti eco tossicologici delle microplastiche in molte specie ittiche possono avere conseguenze sulla sicurezza alimentare globale. Negli ultimi anni sono stati svolti molti studi riguardanti l’ingestione, e gli effetti a questa associati, di microplastiche nei pesci. Da un’analisi dei lavori più inerenti al tema di questo articolo si possono evincere alcune considerazioni di seguito riportate.
Quali tipi di microplastiche esistono?
Le microplastiche possono essere suddivise in due categorie principali in base alla loro origine: le microplastiche primarie e secondarie.
Le microplastiche primarie vengono rilasciate direttamente nell’ambiente sotto forma di piccole particelle nelle fasi di lavorazione e dall’uso quotidiano di oggetti e manufatti. Si stima che questa categoria rappresenti il 15-31% delle microplastiche presenti nell’oceano.
Le microplastiche secondarie sono frutto della degradazione degli oggetti di plastica, come sacchetti, bottiglie o reti da pesca e rappresentano circa il 68-81% delle microplastiche presenti nell’oceano.

Quali sono gli effetti eco tossicologici delle microplastiche sui pesci?
Fino ad oggi, gli studi sugli effetti delle microplastiche sui pesci sono stati condotti principalmente in condizioni di laboratorio. Molte le specie ittiche oggetto di questi studi, la maggior parte delle quali provenienti dall’ambiente marino.
L’ingestione di microplastiche porta a un blocco meccanico dell’apparato digerente riducendo l’alimentazione a causa della sensazione di sazietà che prova l’animale, oltre che a deterioramenti strutturali e funzionali del tratto gastrointestinale, che a sua volta causerebbero problemi nutrizionali e di crescita del pesce. Le microplastiche potrebbero anche indurre risposte infiammatorie nell’ animale, cambiare i profili metabolici e/o alterare il sistema immunitario.
Nonostante ciò, bisogna ricordare che la maggior parte degli studi sugli effetti sono stati condotti in scenari di laboratorio e quindi l’efficacia dei test di tossicità impiegati in questi studi, è messa in discussione. Per esempio, la maggior parte degli studi ha impiegato solo un tipo di microplastica per l’esposizione, mentre nell’ambiente acquatico naturale le microplastiche esistono in forma di miscela; sebbene le fibre siano la forma dominante delle microplastiche ambientali, la maggior parte degli studi ha selezionato le microsfere negli esperimenti di esposizione; ed inoltre alcune ricerche hanno esposto i pesci a concentrazioni di microplastiche non realistiche per l’ambiente. Va sottolineato anche che gli impatti delle caratteristiche morfologiche delle microplastiche sulla selettività di alimentazione dei pesci è stato spesso sottovalutato.
Ad oggi l’ingestione di microplastiche da parte dei pesci è dimostrata dalle analisi sul tratto gastrointestinale e non su altri organi, dunque il fatto che le microplastiche si possano distribuire in altri organi ed apparati non é ancora stato confermato. Al riguardo è necessario svolgere ulteriori analisi per capire il reale impatto sulla salute del pesce e quella umana.
Quali sono gli effetti sulla salute dell’uomo?
Al momento siamo lontani dal comprendere se le microplastiche rappresentino un rischio sostanziale per la salute umana ma, basandoci sugli studi fatti fino ad ora, che dimostrano come le microplastiche nelle risorse ittiche si trovino nel tratto gastrointestinale che solitamente non viene consumato dall’ uomo, non si può accusare il consumo di pesce come rischioso. È necessario che si svolgano ricerche e analisi più mirate sugli organi e i tessuti dell’animale per effettivamente capire se le microplastiche siano in grado di passare dall’intestino ai tessuti, oltre che ricerche e analisi in ambito medico per confermare un effetto dannoso delle microplastiche sul corpo umano.












