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Obbligo di sbarco: da EUMOFA i consigli su come utilizzare catture indesiderate

Secondo il rapporto organizzazioni di produttori svolgono un ruolo cruciale in tal senso

Gerardo Fortuna by Gerardo Fortuna
26 Febbraio 2020
in Istituzioni

Uno studio pubblicato dall’Osservatorio Ue sul mercato ittico e dell’acquacoltura (EUMOFA) cerca di fare il punto sulle diverse possibilità di utilizzo delle catture involontarie. Non possono essere rigettati in mare i pesci catturati già morti, o sotto la taglia minima per la commercializzazione, o anche esemplari oltre la quota assegnata per una specie in una determinata area.

L’articolo 15 del regolamento n. 1380/2013 che ha riformato la Politica comune della pesca (PCP) ha infatti introdotto il così detto obbligo di sbarco che, dopo una transizione graduale durata circa quattro anni, è entrato in vigore dal 1 giugno 2019.

Dal momento che tutti i pescherecci europei sono obbligati a sbarcare e contabilizzare le catture involontarie, si pone anche il problema di come poterle utilizzare. In tal senso, lo studio dell’EUMOFA valuta gli sbocchi di mercato esistenti e potenziali per le catture indesiderate nell’ambito dell’obbligo di sbarco, ma anche le prospettive e le possibili modifiche del mercato a seguito del divieto di rigetto in mare.

Secondo la PCP, le catture indesiderate dovrebbero essere evitate e ridotte il più possibile. Tuttavia, si dovrebbe fare anche un uso migliore di tali catture senza però creare un mercato. Nello studio utilizzi per ottenere farina e olio di pesce, ma anche mangimi per animale, sono risultati essere gli unici sbocchi di mercato economicamente praticabili al momento.

Il prezzo delle catture indesiderate è di solito più basso rispetto al prezzo medio delle catture destinate al consumo umano. I redattori dello studio ritengono che la combinazione di prezzi bassi e di costi elevati per lo stoccaggio e il trattamento di queste catture riduce l’incentivo per i pescatori a sbarcare e/o a segnalare queste catture.

Le organizzazioni di produttori svolgono un ruolo cruciale in tal senso, si legge nel rapporto. Una più stretta collaborazione tra i pescatori e le OP con i porti e gli operatori di mercato che dispongono di infrastrutture esistenti per la raccolta degli scarti di pesce e di altre materie prime per la produzione di farina e olio di pesce, potrebbe potenzialmente ridurre l’onere dei costi per l’industria della gestione di queste catture indesiderate.

È improbabile che una tale riduzione dell’onere dei costi possa rendere gli sbarchi di queste specie direttamente redditizi per i pescatori, ma potrebbe rendere lo sbarco di catture indesiderate sufficientemente più tollerabile per consentire ai pescatori di rispettare il divieto di rigetto in mare in termini di registrazione, dichiarazione o sbarco delle catture indesiderate

A inizio mese, l’Agenzia europea di controllo della pesca (EFCA) ha pubblicato tre relazioni di valutazione della conformità sull’attuazione dell’obbligo di sbarco

L’obbligo di sbarco è contenuto in un regolamento europeo ed è dunque direttamente applicabile senza alcun bisogno di leggi di recepimento. Ogni problema relativo a ritardi nell’applicazione riguarda esclusivamente l’attuazione delle misure e non una loro trasposizione nell’ordinamento dello Stato membro.

Tags: catture indesiderateEUMOFAobbligo di sbarcoOPorganizzazioni produttoripesca
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