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Home Acquacoltura

Dai residui di pesce ai mangimi: il modello circolare Italia-Cuba per l’acquacoltura

A Sancti Spíritus l’Università di Firenze e il Ministero cubano dell’Industria Alimentare presentano i risultati del progetto IPEPAC, che trasforma gli scarti ittici in mangimi sostenibili per l’acquacoltura locale

Redazione by Redazione
23 Ottobre 2025
in Acquacoltura, News, Sostenibilità, Tecnologia
progetto IPEPAC Cuba acquacoltura sostenibile

Valorizzare gli scarti derivanti dalla lavorazione del pesce per trasformarli in preziose risorse per la produzione di mangimi, migliorando così l’efficienza della filiera dell’acquacoltura cubana. È l’importante traguardo conseguito, nella città di Sancti Spíritus, dal Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agrarie, Alimentari, Ambientali e Forestali (DAGRI) dell’Università di Firenze, in collaborazione con il Ministero dell’Industria Alimentare di Cuba (MINAL), il Grupo Empresarial de la Industria Agroalimentaria (GEIA), e l’impresa ittica PESCASPIR, al termine di un lungo progetto di ricerca e sperimentazione sul campo volto a risolvere l’approvvigionamento delle fonti proteiche per l’alimentazione animale in un contesto segnato da sfide come l’embargo e la scarsità di materie prime.

Finanziato dalla Cooperazione italiana (Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale MAECI, e Agenzia Italiana di Cooperazione allo Sviluppo – AICS), il progetto IPEPAC (Incremento della Produttività e dell’Efficienza dei Processi di Elaborazione Agroindustriale a Cuba, anche attraverso la protezione ambientale e la riduzione delle perdite), ha portato allo sviluppo di una linea di macchinari in grado di lavorare fino a 10 tonnellate al giorno di prodotto, ossia residui di pesce – teste, pelli, lische, code e visceri – trasformati in insilati attraverso un processo di acidificazione e mescolati con le farine per essere poi somministrati agli animali e incrementarne così la produzione, in modo sostenibile, a livello territoriale.

Un modello innovativo, basato sui principi dell’economia circolare, pronto ora ad essere replicato in altre parti dell’isola per soddisfare i fabbisogni proteici e anche l’apporto delle componenti lipidiche, che hanno un valore importante per il mantenimento della salute dei pesci, e dunque anche per la popolazione cubana che potrà avere a disposizione una maggiore quantità di prodotto.

Al fine di rendere noti e condividere con la comunità di riferimento i risultati raggiunti nell’ambito del progetto avviato nel 2019 con GEIA, si terrà il 28 ottobre, a Sancti Spíritus presso l’Hotel Plaza, un evento aperto al pubblico. Un’occasione per fare di questo percorso un’esperienza pilota nel settore della pesca d’acqua dolce e marina da replicare anche ad altre latitudini.

Il direttore cubano del progetto, Armando Guerra Borrás, del Grupo Empresarial de la Industria Agroalimentaria: “Il punto di forza del progetto è creare una rete locale di risorse che permetta all’acquacoltura cubana di essere autosufficiente. Trasformare sottoprodotti del processo industriale di alimenti in mangimi che non solo riducono l’impatto ambientale, ma assicurano anche la non dipendenza da materie prime importate”.

Giuliana Parisi, docente DAGRI e coordinatrice del progetto: “L’obiettivo è stato quello di aumentare la disponibilità di pesce a Cuba, che ha senz’altro delle potenzialità in tal senso, e in futuro nel Paese potrebbe trovare ampio spazio anche l’acquacoltura di acqua salata, ad oggi piuttosto contenuta dal punto di vista dello sviluppo. Credo che il progetto possa trovare una replicazione in altre aree del Paese in modo tale da poter aumentare le disponibilità di prodotti alimentari sani e sostenibili. Un grazie particolare va ad AICS, fondamentale non solo per aver sostenuto economicamente il progetto IPEPAC, ma anche per aver rappresentato un ponte costante con i partners cubani”.

Francesco Garbati, ricercatore DAGRI: “In questo progetto abbiamo tutti imparato qualcosa, e abbiamo anche sviluppato qualcosa di originale che non esisteva prima e che può essere un punto di riferimento per chi, nel mondo, voglia replicare un’attività di questo genere, a cominciare da Cuba stessa. Nonostante i dubbi sulla sostenibilità tecnica ed economica di questo impianto per l’impossibilità di trovare nell’isola parti di ricambio, i tecnici cubani si sono rivelati molto competenti e capaci di far fronte a situazioni anche complesse con mezzi semplici, dimostrando di dominare bene tecnica e tecnologia che abbiamo proposto”.

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Tags: acquacoltura sostenibileAICScooperazione internazionaleCubaDAGRIeconomia circolarefiliera itticaIPEPACMAECImangimi da scarti itticiPESCASPIRUniversità di Firenze
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