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Home Istituzioni Europee

Europa divisa sulla sostenibilità: Bruxelles taglia gli obblighi ESG e infiamma il dibattito

La Commissione Affari Giuridici del Parlamento europeo approva la stretta sulla rendicontazione. Meno imprese coinvolte, ma cresce il timore di un passo indietro nella transizione verde

Davide Ciravolo by Davide Ciravolo
15 Ottobre 2025
in Europee, In evidenza, Istituzioni, Mercati, News
obblighi di rendicontazione sostenibilità

Nel tentativo di alleggerire la pressione normativa sulle imprese, la Commissione Affari Giuridici del Parlamento europeo ha approvato una proposta che riduce drasticamente il numero di aziende soggette agli obblighi di rendicontazione in materia di sostenibilità e due diligence.

Il voto

Con 17 voti favorevoli, 6 contrari e 2 astensioni, la commissione JURI ha chiesto di modificare la proposta “Omnibus I” della Commissione europea, restringendo il campo di applicazione alle sole aziende con più di 1.000 dipendenti e un fatturato annuo superiore a 450 milioni di euro. In questo modo verrebbero escluse molte imprese di media dimensione che oggi contribuiscono in modo rilevante alla transizione verde europea.

L’iniziativa è stata accolta con favore da parte del mondo imprenditoriale, soprattutto dalle associazioni di categoria che da mesi segnalano costi e tempi eccessivi per adeguarsi ai nuovi standard ESG. Ma non mancano le perplessità: molti temono che questa semplificazione degli obblighi di rendicontazione sulla sostenibilità finisca per indebolire il sistema di trasparenza costruito negli ultimi anni.

Organizzazioni ambientaliste e reti europee per la responsabilità d’impresa, come CSR Europe, hanno espresso preoccupazione: ridurre gli obblighi significa anche ridurre la responsabilità, e ciò rischia di creare un’Europa a due velocità sulla sostenibilità.

Sul fronte della due diligence aziendale, il Parlamento europeo intende mantenere l’obbligo solo per le grandi imprese con oltre 5.000 dipendenti e un fatturato superiore a 1,5 miliardi di euro, oltre che per le società extra-UE con ricavi equivalenti nel mercato europeo. Le aziende di dimensioni inferiori potranno continuare a pubblicare su base volontaria le proprie relazioni sociali e ambientali, secondo le linee guida della Commissione. Inoltre, le grandi imprese non potranno più imporre ai fornitori minori di fornire informazioni aggiuntive rispetto a quanto previsto dagli standard volontari.

Un passaggio che, pur alleggerendo le catene di fornitura, rischia di ridurre la capacità delle grandi aziende di mappare i rischi sociali e ambientali lungo la propria filiera.

Minore pressione regolatoria

Per la filiera ittica e agroalimentare, dove la tracciabilità ambientale e sociale è ormai parte integrante dei rapporti commerciali, la riduzione degli obblighi potrebbe tradursi in una minore pressione regolatoria nel breve periodo ma anche in una perdita di credibilità sul piano internazionale. Molte imprese europee del comparto seafood hanno già investito in certificazioni e sistemi di tracciabilità volontaria, e temono che il nuovo approccio possa penalizzare chi ha puntato su trasparenza e innovazione.

Secondo alcuni analisti, un alleggerimento eccessivo potrebbe avere l’effetto opposto a quello sperato: le imprese che operano su mercati globali rischiano di trovarsi impreparate di fronte a partner commerciali che richiedono standard ESG documentati e verificabili.

Un portale digitale

Tra le misure previste, la Commissione europea istituirà un portale digitale unico dedicato a tutti gli obblighi di rendicontazione, che offrirà modelli e guide per semplificare la conformità normativa e garantire maggiore coerenza tra gli Stati membri. Le sanzioni, invece, restano invariate: fino al 5% del fatturato globale per le aziende inadempienti, con responsabilità stabilite a livello nazionale e diritto al pieno risarcimento dei danni per le vittime.

Jörgen Warborn

Il relatore del provvedimento, l’eurodeputato svedese Jörgen Warborn (PPE), ha spiegato che l’obiettivo è offrire prevedibilità alle imprese europee, riducendo i costi, rafforzando la competitività e mantenendo la transizione verde del continente sulla buona strada.

Resta ora da vedere se il compromesso tra competitività e sostenibilità riuscirà a reggere nei negoziati con il Consiglio e in sessione plenaria. L’Europa dovrà dimostrare di saper semplificare senza rinunciare alla coerenza del suo progetto più ambizioso: quello di un’economia realmente sostenibile e trasparente.

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