
Come si può e si deve avvalorare il pescato? Questo il quesito che si sono posti relatori e partecipanti del convegno “Valorizzazione del pescato – esperienze ed opportunità” che si è svolto nella mattinata di ieri presso la sala consiliare “31 marzo 1946” di Mazara del Vallo.
All’incontro, promosso nell’ambito della quinta edizione di Blue Sea Land, hanno partecipato alcune tra le più influenti e attive personalità del settore ittico, moderate dal Presidente del Distretto della Pesca e Crescita Blu di Mazara del Vallo, Giovanni Tumbiolo.
Gli interventi sono stati affidati all’on. Laura Venittelli, Tonino Giardini di Coldiretti Impresapesca, Antonio Lombardo di Federpesca, Gennaro Scognamiglio, Presidente di Unci Agroalimentare, Giovanni Asaro, Dirigente Generale di Inail Toscana e Dario Cartabellotta, Dirigente Generale del Dipartimento della Pesca Mediterranea.
Al centro del dibattito ostacoli e problematiche dell’attuale scenario della pesca e possibili azioni economiche e legislative atte a risollevare il comparto in grave crisi.
“Per valorizzare il pescato è necessario valorizzare prima il pescatore” sottolinea Gennaro Scognamiglio.
“Senza pesce non c’è il pescatore”, ricorda Laura Venittelli, che mette l’accento sul necessario snellimento degli iter burocratici che riguardano la pesca, auspicando lo sviluppo di un mercato più florido.
I dati riportati in aula da Coldiretti Impresapesca, però, mostrano una situazione economica dai presupposti per l’avvenire tutt’altro che floridi. Prezzi in continua depressione, immani sforzi di pesca che comportano il sovrasfruttamento delle già provate risorse ittiche, flotte vetuste e costi di produzione troppo elevati mettono in ginocchio la pesca e soprattutto i suoi operatori principali. I pescatori.
Non sono mancate, infatti, le voci di protesta di pescatori scontenti, prima fra tutte quella di Salvatore Tredici, pescatore professionista e Presidente dell’Associazione Pescatori Marittimi Professionali, che ha espresso il malcontento di chi come lui è vessato nel lavoro da norme nazionali e comunitarie che impediscono di pescare specifiche varietà di prodotti ittici, costringendo gli operatori a stringere sempre di più la cinghia. Dopo una breve parentesi di dibattito diretto con gli operatori della pesca, il convegno è giunto a conclusione, sugellato dalla promessa condivisa di un impegno efficace e incisivo a beneficio degli attori dell’intera filiera ittica. Candida Ciravolo











