
“Nasce un modello marchigiano di gestione delle risorse ittiche unico nel Mediterraneo. Un modello avanzato, ideato dall’Università di Copenaghen per il Mare del Nord, che noi vogliamo tarare per i nostri mari, in collaborazione con i partener del progetto EcoSea” Così ha commentato Manuela Bora l’assessora alla Pesca della Regione Marche, la scelta della Commissione tecnico scientifica regionale per la pesca di avviare lo studio di modalità alternative al fermo pesca.
Nell’ambito del progetto EcoSea (che vede la collaborazione di sei Regioni italiane, due Contee croate e l’Albania), le Marche, in previsione di un ormai prossimo pensionamento della misura, hanno individuato un modello bioeconomico che consente di delineare anticipatamente scenari e impatti sulle attività ittiche.
L’obiettivo, è stato detto, è quello di rottamare il vecchio fermo biologico con soluzioni “chiave in mano” alternative. I costi del fermo pesca non sono più sostenibili e le risorse finanziarie disponibili, nei prossimi anni, non saranno sufficienti a remunerare la sospensione delle attività.
L’idea è quella di non sospendere tutta la pesca, ma le attività in alcune aree. Con il modello ideato è possibile stimare preventivamente gli effetti, sociali ed economici, di ciascuna scelta e valutare soluzioni alternative al fermo pesca.
Il modello è stato costruito simulando i comportamenti di ogni imbarcazione sulla base dei cinque scenari individuati. “Abbiamo così risposte dirette e con valori comparabili per ogni soluzione scelta – spiega il dirigente del servizio Pesca, Uriano Meconi – Potremo disporre anticipatamente di una banca dati attendibile che aiuterà a individuare la soluzione migliore per la salvaguardia e la gestione economica delle risorse ittiche”.











