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Home Pesca

WWF, bene nuovo piano ricostituzione pesce spada ma timori restano

Mariella Ballatore by Mariella Ballatore
22 Novembre 2016
in Pesca

Si è chiusa ieri a Vilamoura, Portogallo, la ventesima Assemblea Speciale della Commissione internazionale per la conservazione dei tonnidi dell’Atlantico (ICCAT).  Un risultato positivo secondo il WWF è stato l’accordo raggiunto per un piano di recupero che migliori lo stato dello stock di pesce spada nel Mediterraneo nei prossimi 15 anni. Un primo passo che va nella giusta direzione, ma resta ancora molto da fare per questa specie iconica e sovrasfruttata negli ultimi 30 anni.  

Il piano di recupero deciso dall’ICCAT prevede i limiti di cattura, compresa la riduzione del pescato del 15% in 5 anni, chiusure temporali e altre misure tecniche su attrezzi da pesca al fine di ridurre l’impatto sugli individui più giovani. Questo piano dovrà portare benefici a lungo termine contribuendo a garantire un futuro alla specie e ai pescatori che dipendono da essa.

Accogliendo una proposta presentata dalla Commissione Europea, le parti contraenti dell’ICCAT hanno concordato un limite di cattura fissato a 10.500 tonnellate nel 2017 e una graduale riduzione del 15% in 5 anni a partire dal 2018 (10.185 tonnellate) fino a 8.925 tonnellate nel 2022.

All’inizio di quest’anno, il Comitato scientifico dell’ICCAT (SCR) aveva raccomandato una riduzione immediata e sostanziale delle catture di pesce spada del Mediterraneo, che attualmente comprendono fino al 70% di esemplari giovani. Restano alcuni timori per il pesce spada del Mediterraneo visto che la quota di pesca concordata dall’ICCAT per il 2017 sarà superiore a quella delle catture dichiarate nel 2015, anno in cui la specie è stata già fortemente sovrasfruttata. Ora per il WWF è fondamentale che le parti contraenti dell’ICCAT attuino pienamente le misure di controllo, il monitoraggio e la tracciabilità e collaborino con gli scienziati al fine di condurre una precisa valutazione degli stock e una nuova definizione della dimensione minima per proteggere il novellame.

Con la chiusura dell’ICCAT, che ha coinciso con la Giornata Mondiale della Pesca, il WWF segnala anche i progressi fatti su altre specie ‘critiche’ come il tonno dell’Atlantico orientale e il tonno rosso del Mediterraneo i cui piani di recupero restano pressoché invariati, seguendo così il parere scientifico. Allo stesso tempo i nuovi schemi di gestione avanzati per l’alalunga che comprendono la definizione di Regole di Controllo del Pescato, si spera siano un esempio per gli altri settori di pesca seguiti dall’ICCAT, compreso le specie tropicali di tonno. Altre specie bersaglio della pesca e sovrasfruttate sono state messe in ‘custodia’ dall’ICCAT, come la verdesca per la quale è stato adottato per la prima volta un limite di cattura nel Nord Atlantico (fissato a 39.102 tonnellate), un passo importante che può rappresentare la base di un efficacie piano pluriennale che assicuri la sostenibilità a lungo termine per le specie.

In chiusura dell’Assemblea il WWF ha sollecitato le parti contraenti dell’ICCAT a mostrare altrettanto impegno nel raggiungere un accordo che regoli il mercato di pinne di squalo, una delle cause principali della riduzione di molte specie di squalo.

L’ICCAT è costituito da 51 parti contraenti, compresi gli Stati Uniti, il Giappone e l’Unione Europea.

Tags: limiti di catturaWWF
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Mariella Ballatore

Mariella Ballatore

Co-founder e Direttrice di redazione. Pubblicista dal 2006 racconta il mondo da oltre un trentennio attraverso giornali, televisione e radio. Come conoscitrice del settore pesca e acquacoltura è stata più volte invitata a moderare e relazionare in convegni organizzati tra gli altri dalla Conferenza Episcopale Italiana – Ufficio nazionale dell’Apostolato del Mare, AquaFarm, Blue Sea Land.

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