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EUMOFA. “La cozza fresca nell’Ue”, caso studio sulla produzione mondiale di cozze

Focus su Danimarca, Germania e Italia

Mariella Ballatore by Mariella Ballatore
24 Luglio 2019
in Istituzioni

Secondo il recente caso studio EUMOFA, “La cozza fresca nell’Ue”, la produzione mondiale di cozze ha raggiunto 2,14 milioni di tonnellate nel 2016, in aumento del 35% rispetto al 2007. La maggior parte della produzione è di allevamento (94%), mentre il 6% dei volumi è costituito da cozze selvatiche.

Il maggior produttore mondiale di cozze è la Cina, con 879.000 tonnellate prodotte nel 2016, quasi il doppio rispetto al 2007. L’UE si attesta al secondo posto con 522.000 tonnellate, in calo del 6% dal 2007.

Tra il 2007 e il 2016, la produzione di cozze in Italia ha oscillato tra le 52.526 tonnellate (minimo raggiunto nel 2015) e le 79.520 tonnellate (picco raggiunto nel 2011)13. Nel 2016, la produzione è stata di 63.700 tonnellate.

Il settore nazionale comprendeva 245 siti nel 2016, con oltre il 90% della produzione avente luogo in sei regioni. L’Emilia-Romagna, il Veneto e la Puglia producono la maggior parte dei volumi (72%) di cozze in Italia; seguono il Friuli-Venezia-Giulia, la Sardegna e la Liguria.

L’Emilia-Romagna è la regione più importante in termini di produzione (34% del volume totale) con 21.601 tonnellate prodotte nel 2016. La Sardegna è sia un produttore di rilievo sia un importante importatore di cozze da altre regioni italiane e da altri Stati membri dell’UE. Le cozze prodotte localmente o importate in Sardegna vengono principalmente vendute ad altre regioni italiane. Secondo i soggetti intervistati, le vendite dalla Sardegna (locali e in altre zone) ammontano a circa 15.000 tonnellate annue (mentre la produzione è stata pari a 4.100 tonnellate nel 2016). Tale livello elevato di vendite è dovuto alle condizioni naturali che favoriscono la produzione e la maturazione dei mitili, all’elevato livello di consumo locale dovuto al turismo, e allo sviluppo di attività di marketing attraverso marchi commerciali. Una parte dei volumi è prodotta e commercializzata seguendo lo schema biologico. Non esiste un prezzo premium per i mitili biologici: tale strategia è attuata dagli stakeholder per consentire lo sviluppo dei loro mercati, in particolare per le esportazioni verso la Francia.

Le cozze sono vendute dai mitilicoltori in due forme: in corde (“trecce”) e sfuse. Le corde contengono impurità (cozze piccole, altri molluschi, alghe), mentre le cozze sfuse vengono pulite. Secondo i soggetti intervistati, il passaggio del prodotto dalle corde allo sfuso comporta una perdita di circa il 40% di peso. Questa percentuale può diminuire fino al 20% quando i mitilicoltori attuano ulteriori manipolazioni delle corde durante l’allevamento. Non ci sono dati sulla percentuale di prodotto in corde e prodotto venduto sfuso, quindi non si conosce il volume di produzione effettivo di mitili in Italia.

Sulla base di un’intervista con l’organizzazione professionale dell’Emilia-Romagna, la quota di corde/materiale sfuso varia da regione a regione. A livello nazionale, la stima in volume è di circa il 40% in corde e il 60% sfuse. Il prezzo franco azienda è diverso per le cozze in corde e per quelle sfuse (cfr. sezione sulla struttura del prezzo).

Import – Export

Le importazioni italiane di mitili hanno raggiunto 73.066 tonnellate nel 2017 (in peso vivo) per 61 milioni di euro. La metà del volume è costituita da cozze fresche (52%), provenienti principalmente dalla Spagna e, in misura minore, dalla Grecia. Le cozze preparate/conservate rappresentano il 37% del totale (provenienti soprattutto dal Cile) e quelle congelate l’11% (provenienti principalmente dalla Spagna).

Le esportazioni di mitili ammontano a 9.940 tonnellate (in peso vivo) e 17,4 milioni di euro. I volumi comprendono principalmente cozze fresche (75%), seguite dalle cozze preparate/conservate (22%) e dalle cozze congelate (3%). La maggior parte delle esportazioni è destinata alla Francia (37% del volume) e alla Spagna (27%)

Le esportazioni di mitili freschi hanno raggiunto 7.435 tonnellate nel 2017 (+9% dal 2007) e 13,4 milioni di euro. Quasi la metà delle esportazioni del 2017 sono state destinate alla Francia (46%) ed un quarto alla Spagna (26%). Le esportazioni hanno raggiunto il picco di 13.517 tonnellate nel 2013. Nel 2017, i prezzi all’esportazione erano di 0,89 EUR/kg per le cozze destinate alla Francia e di 0,66 EUR/kg per quelle destinate alla Spagna.

Nel 2016, il consumo apparente di mitili è stato di 120.257 tonnellate in peso vivo. L’offerta è relativamente equilibrata tra la produzione nazionale (47% del volume) e le importazioni (53%). Le esportazioni sono limitate rispetto all’offerta nazionale (11%).

Caratteristiche del mercato e del consumo italiani

Nel 2017, il consumo di cozze da parte delle famiglie è stato di 42.750 tonnellate per un valore di 102 milioni di euro (il volume comprende le cozze fresche e quelle preparate, e non può essere confrontato con il consumo apparente che è indicato in peso vivo)14. Il consumo delle famiglie è leggermente diminuito tra il 2009 e il 2013 ed è ora in aumento. Il consumo massimo è stato registrato nel 2009 con 45.189 tonnellate e 122 milioni di euro e il punto più basso nel 2013, pari a 37.594 tonnellate e 93 milioni di euro. Il consumo è altamente stagionale, con picchi:
· durante l’estate: tra le 4.000 e le 5.000 tonnellate consumate mensilmente dalle famiglie tra giugno e settembre, quando la domanda cresce a causa del turismo e quando è disponibile la produzione nazionale;
· a dicembre, con un consumo di circa 4.000 tonnellate, la produzione nazionale non è disponibile e il consumo si basa sulle importazioni (in particolare dalla Spagna).

Il consumo mensile delle famiglie oscilla tra le 2.000 e le 3.500 tonnellate. Secondo i soggetti intervistati, l’HORECA copre una quota consistente del consumo nazionale, in particolare durante l’estate nelle zone turistiche. Tuttavia, non sono disponibili informazioni dettagliate su questo mercato.

 

Tags: acquacolturacozza frescacozzeEUMOFApescasettore ittico
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Co-founder e Direttrice di redazione. Pubblicista dal 2006 racconta il mondo da oltre un trentennio attraverso giornali, televisione e radio. Come conoscitrice del settore pesca e acquacoltura è stata più volte invitata a moderare e relazionare in convegni organizzati tra gli altri dalla Conferenza Episcopale Italiana – Ufficio nazionale dell’Apostolato del Mare, AquaFarm, Blue Sea Land.

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