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Home Sostenibilità

Poca attenzione alla schiavitù lungo le catene di approvvigionamento di pesce da aperte dei supermercati Ue

Da uno studio Deloitte emerge che il dato è in controtendenza con le esigenze del consumatore

Mariella Ballatore by Mariella Ballatore
7 Agosto 2020
in Sostenibilità
schiavitù catene approvvigionamento pesce

schiavitù catene approvvigionamento pesce

Secondo un recente studio condotto dalla agenzia Deloitte, le catene europee di supermercati sono manchevoli di attenzione verso le questioni legate alla schiavitù lungo le catene di approvvigionamento di pesce.

La ricerca si è sviluppata sull’analisi di ben 35 venditori di tonno in scatola ed ha permesso di verificare che solo pochi di loro seguono una politica aziendale che rifiuta qualsiasi espressione di schiavitù lungo la catena di approvvigionamento.

Lo studio ha permesso di evidenziare che i più importanti fornitori dei supermercati europei di tonno in scatola pescato nel Pacifico occidentale, non sono abbastanza attenti nel vigilare e nel perseguire le violazioni dei diritti umani dei lavoratori nella loro catena di produzione.

Questo modo di agire si scontra decisamente con la tendenza, sempre più accentuata da parte del consumatore, di attenzionare la sostenibilità sociale ed ambientale del prodotto acquistato. Quest’ultimo dato è emerso dall’analisi di Deloitte effettuata su 11.000 clienti di grandi supermercati europei, molti dei quali hanno confermato l’interesse verso acquisti maggiormente sostenibili dal punto di vista ambientale e sociale.

In Spagna ad esempio ben il 76% dei consumatori ha affermato che la sostenibilità è stata un elemento fondamentale che ha guidato nell’acquisto di tonno in scatola. Sostenibilità degli stock ittici, impatto ambientale, pratiche di pesca legali e rispetto dei diritti umani ed ancora condizioni di lavoro dignitose, sono risultati essere i temi più importanti che hanno spinto gli acquirenti spagnoli nell’acquisto di conserve di tonno.

Sul tema, intervistato da Seafoodsource, è intervenuto Julio Morón, direttore dell’OPAGAC, associazione di nove operatori che gestiscono 47 tonniere operanti negli oceani Atlantico, Indiano e Pacifico e che detengono insieme l’8% delle catture di tonno nel mondo.

“La sensibilità dei consumatori verso la sostenibilità sembra guadagnare terreno, ma penso che sia giunto il momento per l’Unione europea di affrontare il problema umanitario della pesca una volta per tutte”, ha detto Morón. “Non possiamo continuare a importare pesce, a dazio zero, da compagnie e navi che si fanno beffe di vite umane. I consumatori stanno iniziando a percepire la situazione per quello che è, e stanno iniziando ad agire contro di essa, e la flotta tonniera europea si sta chiedendo cosa aspettano i politici europei prima di fare altrettanto “.

Tags: Opagacsettore ittico
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Mariella Ballatore

Mariella Ballatore

Co-founder e Direttrice di redazione. Pubblicista dal 2006 racconta il mondo da oltre un trentennio attraverso giornali, televisione e radio. Come conoscitrice del settore pesca e acquacoltura è stata più volte invitata a moderare e relazionare in convegni organizzati tra gli altri dalla Conferenza Episcopale Italiana – Ufficio nazionale dell’Apostolato del Mare, AquaFarm, Blue Sea Land.

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