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Home Aziende in evidenza

Airone e la sfida della pesca del tonno sostenibile nel post Covid

L’azienda emiliana è la prima realtà italiana a capitale privato in Costa d’Avorio

Redazione by Redazione
1 Luglio 2021
in Aziende in evidenza, News
Airone

Secondo le Nazioni Unite, ogni anno, vengono pescate circa 7 milioni di tonnellate di tonno, uno dei pesci più consumati a livello globale. Un fatto che, per molti Paesi, si rivela di primaria importanza per lo sviluppo economico e l’occupazione che derivano dalla lavorazione e dalla vendita del tonno.

In questo scenario, a ricoprire un ruolo da protagonista è Airone, azienda con sede a Reggio Emilia e unità produttiva e di trasformazione della materia prima ad Abidjan, principale centro commerciale ivoriano.

Airone impiega ogni giorno 30 dipendenti nel cuore della Food Valley italiana e 1500 – di cui oltre il 70% donne – nel più grande hub industriale presente sulla costa africana occidentale, facendola risultare la prima realtà italiana a capitale privato in Costa d’Avorio.

L’azienda emiliana gestisce 23 mila tonnellate di tonno all’anno e produce oltre 150 milioni di lattine. Il 65% è destinato al mercato italiano mentre la restante parte è destinata all’estero, in particolare Stati Uniti, Nord Europa, Penisola balcanica e Nord Africa.
Numeri che parlano chiaro, condizionati dalla pandemia in modo relativo.

“Il Covid ha cambiato i paradigmi della produzione e dei consumi – afferma l’amministratore delegato di Airone, Sergio Tommasini –. La fascia collegata alla grande distribuzione è aumentata mentre quella legata alla ristorazione è ovviamente calata in modo drastico. Il tonno è un prodotto democratico – osserva Tommasini – e oggi vediamo la ripresa proprio in concomitanza con l’aumento dei consumi. Abbiamo chiuso un anno importante nel 2020, con un fatturato di 71 milioni di euro e aperto il 2021 con buone prospettive”.

La crisi globale non ha impattato sui processi organizzativi e produttivi di Airone. “Non abbiamo dovuto attivare nessuno strumento di sostegno al reddito – sottolinea Tommasini –. L’azienda è solida e patrimonializzata, questo ci ha permesso di poter investire più di 1 milione e 500 mila euro in innovazione dei processi produttivi, tecnologici e informatici tra Italia e Costa d’Avorio. Ciononostante, Airone ha dovuto far fronte a criticità legate alla logistica via mare e all’aumento dei costi delle materie prime che si ripercuotono su tutta la filiera”.

Una filiera che per Airone si fonda su criteri di sostenibilità e sicurezza alimentare, nel pieno rispetto dell’ecosistema, dei lavoratori e dei consumatori, tant’è che l’azienda ha ricevuto il plauso del Governo italiano per tramite del sottosegretario alla Salute Andrea Costa, di recente in visita nella sede di Reggio Emilia.

“Le certificazioni di filiera sulla qualità e sulla tracciabilità del prodotto sono il nostro punto di forza – aggiunge Tommasini –. Noi possiamo garantire, anche attraverso le certificazioni Dolphin Safe e Friends of the Sea, che il tonno che utilizziamo è stato pescato in modo responsabile e trasformato in modo sostenibile, per arrivare sulle nostre tavole rispettando tutti i crismi della qualità. Per noi questa è una sfida che si rinnova ogni giorno e che facciamo ancor più nostra nel mondo post Covid, per proiettarci nel futuro con rinnovata fiducia”.

Tags: Aironepesca sostenibileSergio Tommasinisettore itticoTonnotonno in scatola
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