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Home Sostenibilità

È tempo di reprimere i peggiori abusi nel settore ittico

Mariella Ballatore by Mariella Ballatore
24 Maggio 2016
in Sostenibilità

Nel corso dell’ultimo anno, una serie di notizie ha rivelato il traffico di esseri umani, il lavoro forzato e altri abusi nel settore della pesca. La complessità delle catene di approvvigionamento globali e le lacune significative nella regolamentazione nel settore hanno reso molto difficile monitorare e tanto meno porre rimedio a questi abusi.

Recentemente, il governo degli Stati Uniti ha cominciato a espandere i suoi sforzi per monitorare e meglio regolamentare il settore ittico, riconoscendo i legami tra sostenibilità ambientale e sicurezza alimentare. Ma questi sforzi non hanno prodotto risultati abbastanza soddisfacenti. La soluzione a questi problemi richiederà una maggiore regolamentazione, il miglioramento delle pratiche di approvvigionamento aziendali e una maggiore trasparenza, il tutto basato sulla condivisione di responsabilità tra l’industria, i governi e tutte le parti interessate.
Secondo la Banca mondiale si stima che l’alimentazione di 2,5 miliardi di persone in tutto il mondo dipende dai prodotti ittici. Con la crescita della popolazione la domanda di pesce in futuro continuerà ad aumentare.
Il settore della pesca, che dà lavoro a più di 58 milioni di persone a livello globale, è afflitto da problemi relativi ai diritti umani e agli abusi sul lavoro. Il traffico, il lavoro forzato, e l’abuso fisico dei lavoratori in mare e in impianti di trasformazione sono problemi cronici in tutta la catena di fornitura di prodotti ittici. Le notizie rivelano storie di pescatori tenuti prigionieri in mare per anni incatenati per il collo, e di lavoratori migranti che trascorrono giornate di sedici ore a sgusciare gamberetti in acqua ghiacciata, senza accesso a servizi igienici. I rapporti hanno centralità soprattutto in Tailandia, dove gli abusi drammatici continuano a verificarsi, ma il problema comunque è globale.

Come il terzo più grande importatore di prodotti ittici, i consumatori degli Stati Uniti, le aziende, ed i politici hanno un ruolo essenziale da svolgere per arginare questi abusi. Secondo il National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), gli americani consumano 4,5 miliardi di chili di pesce all’anno. I loro gatti ne mangiano almeno altrettanto.
Un recente studio condotto dall’organizzazione non-profit Verité ha esaminato le operazioni di Nestlé in Thailandia, dove si producono i marchi Purina e Fancy Feast. Lo studio ha trovato prove di traffico di esseri umani, di lavoro forzato e lavoro minorile nella catena di approvvigionamento di Nestlé e lascia intendere che le catene di approvvigionamento di altre marche sono ugualmente a rischio. Questo significa che i consumatori americani – e i loro animali domestici – probabilmente consumano prodotti ittici che sono stati catturati e preparati da persone sottoposte alle peggiori condizioni di lavoro sulla terra. I consumatori non stanno prendendo questa notizia con leggerezza. Nell’ultimo anno, Mars, Nestlé, e Procter & Gamble hanno affrontato le cause class-action per non rivelare il lavoro forzato nelle loro catene di approvvigionamento alimentare per animali domestici.

L’eliminazione del lavoro forzato nel settore ittico è un compito monumentale che richiederà di sempre più sforzi sia dagli attori pubblici sia dai privati. In primo luogo, i governi devono fare di più, sia nei paesi consumatori in Nord America e in Europa, sia nei paesi di produzione come la Thailandia. Negli Stati Uniti, il Segretario di Stato John Kerry ha lanciato una nuova importante iniziativa, Our Ocean Summit, volta a proteggere le risorse oceaniche. Questa iniziativa si integra con i nuovi standard proposti dal National Oceanic and Atmospheric Administration per includere dati che rendono possibile una più chiara tracciabilità.
Le aziende come Mars, Nestlé, e Walmart, hanno bisogno di fare di più per migliorare le loro pratiche di approvvigionamento. Ciò richiederà una maggiore azione collettiva da parte dei leader del settore e maggiori investimenti finanziari per sviluppare migliori modelli di sourcing più sostenibili che non si basano su un sistema di abuso del lavoro.

I governi e le aziende hanno bisogno di adottare un approccio coordinato, in collaborazione con organizzazioni di difesa per ottenere piena trasparenza sulla catena di fornitura di prodotti ittici. Le catene di approvvigionamento di pesce sono fluide, si estendono oltre i confini nazionali e in spazi non governati degli oceani. Una completa trasparenza richiederà una chiara visibilità end-to-end della catena di fornitura, tra cui l’origine dei prodotti a base di pesce, le fasi di produzione, e il reclutamento e trattamento dei lavoratori.

Nessuna di queste soluzioni sarà facile e priva di costi. Ma data la crescente domanda di prodotti ittici l’azione collettiva è l’unica strada percorribile. Condividendo la responsabilità per la regolamentazione e l’approvvigionamento sostenibile, industria e governo possono lavorare insieme per proteggere i lavoratori, i consumatori e le risorse globali.

Questo è il commento di Nishan Degnarain e Michael Posner. Degnarain è presidente eco-presidente World Economic Forum’s Global Agenda Council on Oceansorld Economic Forum’s Global Agenda Council on Oceans

Tags: lavoro forzatopescasettore ittico
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Mariella Ballatore

Co-founder e Direttrice di redazione. Pubblicista dal 2006 racconta il mondo da oltre un trentennio attraverso giornali, televisione e radio. Come conoscitrice del settore pesca e acquacoltura è stata più volte invitata a moderare e relazionare in convegni organizzati tra gli altri dalla Conferenza Episcopale Italiana – Ufficio nazionale dell’Apostolato del Mare, AquaFarm, Blue Sea Land.

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