Il negoziato sul prossimo Quadro Finanziario Pluriennale 2028–2034 entra in una fase politica concreta e, per il settore ittico europeo, il passaggio in Commissione Bilanci del Parlamento europeo rappresenta un segnale che va letto con attenzione, senza semplificazioni ma anche senza sottovalutarne la portata.
La relazione approvata a larga maggioranza modifica in modo significativo l’impostazione iniziale della Commissione europea, proponendo un bilancio complessivo superiore ai 2.000 miliardi di euro e, soprattutto, una riallocazione delle priorità che riporta agricoltura, pesca e coesione al centro dell’architettura finanziaria dell’Unione. Una scelta politica esplicita, sostenuta anche dagli eurodeputati del Partito Democratico, Giuseppe Lupo e Nicola Zingaretti, che rivendicano un ruolo attivo nella definizione di una posizione parlamentare più ambiziosa.
Per la pesca, il punto non è soltanto quantitativo. L’eventuale incremento delle risorse disponibili nel prossimo ciclo di programmazione apre una partita qualitativa ben più rilevante: quella della funzione che il settore intende assumere all’interno delle politiche europee. Negli ultimi anni, la filiera ittica è stata spesso trattata come ambito regolatorio più che industriale, con un’enfasi prevalente su sostenibilità e controllo dello sforzo di pesca, a fronte di strumenti meno incisivi sul piano della competitività.
Il nuovo orientamento del Parlamento sembra invece riconoscere una doppia esigenza. Da un lato, consolidare il percorso di sostenibilità ambientale, ormai irreversibile; dall’altro, rafforzare la capacità produttiva e industriale della filiera, in un contesto segnato da crescente dipendenza dalle importazioni e da una pressione competitiva internazionale che non sempre si misura su standard equivalenti a quelli europei.
In questo scenario, il ruolo dei fondi destinati alla pesca, e in particolare degli strumenti che evolveranno dall’attuale FEAMPA, sarà decisivo. La partita non si giocherà soltanto sull’entità delle risorse, ma sulla loro destinazione effettiva: rinnovo e ammodernamento delle flotte, innovazione tecnologica, efficientamento energetico, sviluppo dell’acquacoltura, digitalizzazione della tracciabilità e rafforzamento delle filiere corte. Temi noti, ma che nel prossimo ciclo di bilancio dovranno trovare una sintesi operativa più coerente rispetto al passato.
Il collegamento con le politiche di coesione rappresenta un ulteriore elemento strategico. Le aree costiere e le comunità legate alla pesca continuano a essere tra le più esposte a fragilità economiche e sociali. Un’integrazione più stretta tra fondi strutturali e politiche settoriali potrebbe generare un impatto reale sui territori, superando la frammentazione degli interventi che ha spesso limitato l’efficacia delle programmazioni precedenti.
Allo stesso tempo, il rafforzamento dei capitoli dedicati a ricerca e innovazione introduce un asse di sviluppo che il comparto ittico non può permettersi di intercettare in modo marginale. L’evoluzione dell’acquacoltura, le tecnologie per la conservazione e la trasformazione, l’uso dei dati lungo la filiera e le soluzioni per ridurre l’impatto ambientale non sono più ambiti sperimentali, ma leve industriali a tutti gli effetti.
Resta, tuttavia, un elemento di cautela. Il voto in Commissione Bilanci rappresenta un passaggio politico rilevante, ma non definitivo. La plenaria del Parlamento europeo prevista a fine aprile definirà il mandato negoziale, aprendo il confronto con Commissione e Consiglio, dove le posizioni degli Stati membri potrebbero ridimensionare tanto l’entità complessiva del bilancio quanto le priorità di spesa.
È in questa fase che si misurerà la reale capacità del settore ittico di incidere. Non tanto attraverso dichiarazioni di principio, quanto nella costruzione di una posizione chiara e condivisa sulla funzione economica della pesca europea. Il rischio, già visto, è che l’aumento delle risorse non si traduca automaticamente in maggiore efficacia, disperdendosi in una pluralità di strumenti non coordinati.
Il segnale che arriva dal Parlamento europeo è comunque netto: la pesca torna ad essere considerata un asset strategico, non solo ambientale ma anche produttivo. La sfida, ora, è trasformare questa indicazione politica in una programmazione finanziaria capace di sostenere davvero la filiera, evitando che il prossimo ciclo di bilancio replichi le ambiguità del passato.














