
Siamo alla partenza dell’arresto temporaneo obbligatorio per le imbarcazioni con sistema di pesca a strascico. Evidentemente, ad oggi, tra i like e i non mi piace, forse vince quest’ultimo perché, come sempre, condividere le scelte obbligate è un problema.
Ieri c’era il problema di come pagare il fermo pesca, poi i malumori ed i rumori delle marinerie, ed ancora i si e i no al cambiamento del piano operativo.
Ancora una volta, nella grande sala in Viale dell’Arte a Roma, i si e la condivisione si sono incrociati e rincorsi in un pomeriggio afoso. E come in ogni buona famiglia, dopo il momento di condivisione sono arrivati i dolori di pancia. Il fermo non è biologico e lo sappiamo da 20 anni, è indispensabile cambiare il piano operativo, i fondi ci sono, va tutto bene.
Poi il giorno dopo non ci piace più! Ma noi, che attraverso la nostra partecipazione abbiamo dato il nostro assenso o dissenso, crediamo che le polemiche del giorno dopo non servano. Occorre invece costruire con la Direzione Generale e con la politica un percorso di serietà biologica ed economica, per dare il giusto sostegno al comparto pesca al quale ridare dignità ai valori storici e biologici. E, in tema di sostenibilità biologica dei piccoli pelagici in Adriatico, con una previsione di fermo per la riproduzione in periodo estivo e poi invernale, UNCI Agroalimentare ha inoltrato una proposta scritta per i due sistemi di pesca, volante e circuizione, da includere dal 28 agosto e per 15 giorni, in modo da non arrecare ulteriori danni alla circuizione e un periodo diversificato per i mesi invernali, per poi subito correre ai ripari per il 2018 e garantire un fermo biologico serio per l’Adriatico.
Così in una nota, il presidente di UNCI Agroalimentare, Gennaro Scognamiglio, commenta l’apertura del periodo di fermo biologico che interesserà, da oggi fino al 31 ottobre, prima la costa Adriatica da Trieste ad Ancona per fininire con il tratto tirrenico da Livorno ad Imperia











