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Home Pesca

Innalzamento delle temperature, riduzione degli stock ittici. Compromesso lo stato di salute degli oceani

Mariella Ballatore by Mariella Ballatore
30 Agosto 2015
in Pesca

Gli oceani del mondo, che coprono quasi i due terzi della superficie terrestre, e da cui dipende gran parte della vita umana, secondo un rapporto sono sottoposti a forti pressioni. 
La pesca eccessiva ha ridotto drasticamente gli stock ittici. Le migliaia di tonnellate di rifiuti oggetto di scarico negli oceani devastano la vita marina, mentre il cambiamento climatico li riscalda e li acidifica, mettendoli sotto ulteriore stress. Sono queste le conclusioni di uno studio condotto su larga scala sugli ecosistemi della Terra da parte del Worldwatch Institute, un’organizzazione statunitense ampiamente considerato come uno dei “think-tank” ambientali più importanti del mondo. 
“Il nostro senso d’onnipotenza sull’oceano, combinato all’ignoranza scientifica, ha contribuito a un creare il presupposto che qualsiasi cosa potremmo mai fare risulti inutile per migliorare la situazione”, dice Katie Auth, ricercatrice presso il Worldwatch e co-autrice del rapporto.
“Nel corso degli anni, scienziati e leader ambientalisti hanno lavorato instancabilmente per dimostrare e comunicare la fallacia di tale arroganza.” 
Più del 50% degli stock ittici commerciali sono ora pienamente sfruttati con un altro 20% classificati come eccessivamente sfruttati, dice il rapporto, mentre il numero di aree morte dell’oceano, impoverite di ossigeno e incapaci di sostenere la vita marina è raddoppiato in ogni decennio dal 1960. Gli oceani svolgono un ruolo fondamentale nell’assorbire grandi quantità di gas serra e rallentare il riscaldamento dell’atmosfera.Il rapporto sottolinea: ” L’evidenza suggerisce che l’oceano si stia saturando di CO2 e il suo tasso di assorbimento rallenterà, ed è un processo che è già iniziato.” 
Le temperature superficiali del mare sono in aumento, mettendo i sistemi marini sotto pressione e spingendo i flussi migratori di pesci e uccelli marini verso zone più fredde.Worldwatch sostiene che ci debbano essere grandi tagli delle emissioni da combustibili fossili: “Se le emissioni continueranno ai livelli attuali, l’acidità degli oceani nelle acque di superficie potrebbe aumentare di quasi il 150% entro il 2100, con la conseguente creazione di un ambiente marino diverso da quello che è esistito negli ultimi 20 milioni di anni.” Il rapporto Worldwatch, State of the World 2015, prende in esame una serie di questioni legate alla sostenibilità. Si dice che l’obiettivo di una crescita continua, una dottrina economica economica che ha prevalso solo a partire dal 1950, è una minaccia per la sostenibilità degli ecosistemi.

Le risorse mondiali, siano i combustibili fossili o le risorse idriche, non possono continuare a essere saccheggiate. I cambiamenti climatici, in particolare le sempre crescenti siccità in alcune delle regioni tra le principali produttrici di alimenti del mondo, stanno minacciando la capacità del pianeta di nutrirsi. Il rapporto conclude: “Non c’è dubbio che gli studiosi e gli scienziati che studiano l’economia umana, la terra e le interazioni tra di esse stiano traendo conclusioni profondamente preoccupanti”

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Mariella Ballatore

Co-founder e Direttrice di redazione. Pubblicista dal 2006 racconta il mondo da oltre un trentennio attraverso giornali, televisione e radio. Come conoscitrice del settore pesca e acquacoltura è stata più volte invitata a moderare e relazionare in convegni organizzati tra gli altri dalla Conferenza Episcopale Italiana – Ufficio nazionale dell’Apostolato del Mare, AquaFarm, Blue Sea Land.

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