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Home Pesca

Ricerca rivela la vera estensione del danno causato dalla pesca a strascico

Mariella Ballatore by Mariella Ballatore
20 Luglio 2017
in Pesca

Una collaborazione internazionale tra vari scienziati ha reso possibile una meta-analisi globale di 70 studi comparativi e sperimentali sugli effetti della pesca a strascico, per stimare i tassi di esaurimento e recupero del biota marino. I ricercatori hanno potuto quantificare il rapporto tra la riduzione degli animali di fondo e la penetrazione delle attrezzature da pesca nel fondo marino.

L’autore principale dello studio, il professor Jan Hiddink dell’Università di Bangor, ha dichiarato: “Abbiamo riscontrato che le reti da traino hanno penetrato in media il 2,4 cm di mare e hanno causato la minima quantità di esaurimento degli organismi marini, rimuovendo il 6% di biota per passaggio sul fondale marino. Al contrario, abbiamo scoperto che pescherecci con draghe idrauliche penetrano in media il fondale marino di 16,1 centimetri e causano il maggiore esaurimento, rimuovendo il 41% del biota per passaggio di pesca”.
A seconda del tipo di attrezzi da pesca, della profondità di penetrazione e delle variabili ambientali come la profondità dell’acqua e la composizione del sedimento, i tempi di recupero per la biota marina variano tra 1,9 e 6,4 anni.

La pesca a strascico contribuisce al 20% degli sbarchi globali di pesci catturati in mare, quindi è un mezzo essenziale per fornire cibo a milioni di persone. Viene praticata per catturare pesci e molluschi che vivono nel o in prossimità del fondo marino. Nonostante la sua importanza, provoca variazioni fisiche e biologiche negli habitat marini e può indurre modifiche strutturali e funzionali nelle comunità dei fondali marini.

La comprensione delle conseguenze ecosistemiche della pesca a strascico è importante affinché possiamo ridurre gli impatti negativi sul fondale marino attraverso adeguate misure di gestione. Il professor Ray Hilborn dell’Università di Washington, coautore della ricerca, ha dichiarato: “Questi risultati riempiono un divario scientifico essenziale che renderà possibili politiche e strategie di gestione per pratiche di pesca sostenibili, consentendoci di valutare il compromesso tra la produzione di pesce per cibo e il costo ambientale di diverse tecniche di raccolta.

Il professor Michel Kaiser (Bangor) ha aggiunto: “Gli addetti ai lavori del settore ittico sono particolarmente preoccupati per la percezione pubblica della pesca a strascico, quindi questa ricerca ha compiuto un progresso cruciale per consentire di comprendere quali potrebbero essere considerate quantità ammissibili di tale attività in diversi habitat di fondale marino, a livelli sostenibili quando necessario.”

Il dottor David Agnew del Marine Stewardship Council ha dichiarato: “Questa ricerca ha notevolmente migliorato la nostra comprensione di come misurare l’impatto delle attività di pesca a strascico sul fondo marino. Non vedo l’ora che questi risultati vengano utilizzati nel nostro futuro progetto di ricerca con l’Università di Bangor e più in generale per aiutare la pesca”.

Qui i dati della ricerca

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Mariella Ballatore

Co-founder e Direttrice di redazione. Pubblicista dal 2006 racconta il mondo da oltre un trentennio attraverso giornali, televisione e radio. Come conoscitrice del settore pesca e acquacoltura è stata più volte invitata a moderare e relazionare in convegni organizzati tra gli altri dalla Conferenza Episcopale Italiana – Ufficio nazionale dell’Apostolato del Mare, AquaFarm, Blue Sea Land.

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