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Home Pesca

Surriscaldamento delle acque dei mari, a pagarne le conseguenze sono i pesci

Mariella Ballatore by Mariella Ballatore
20 Luglio 2015
in Pesca

Il Medieterraneo e gli altri mari sono sempre più caldi. Il fenomeno è sotto gli occhi di climatologi, meteorologi e anche dei bagnanti, e va letto su due piani: da un lato c’è il cambiamento climatico, un trend che entro il 2100 causerà un surriscaldamento delle acque mondiali, dai Poli ai tropici, tra 2 e 3,5 gradi; dall’altro c’è l’anomalia termica che in questi giorni fa registrare alle acque intorno all’Italia temperature di 3-5 gradi sopra la media. I due fenomeni sono distinti ma a pagarne le conseguenze, nel lungo o nel breve termine, sono sempre i pesci e gli altri organismi marini. Al riscaldamento degli oceani i pesci, secondo diversi studi scientifici, possono reagire in due modi: o si adattano o, per sopravvivere, sono costretti a migrare verso i Poli in cerca di acque più fresche e più ossigenate. A fare la differenza, secondo i ricercatori dell’Australian Research Council, sono 53 geni, da quello metabolico a quello dello stress, che conferiscono ad alcuni pesci una notevole capacità di adattarsi a temperature più alte nell’arco di poche generazioni. “Capire quali geni sono coinvolti nell’acclimatazione transgenerazionale – spiega la ricercatrice Heather Veilleux – ci aiuterà a comprendere quali specie sono più a rischio per il cambiamento climatico e quali sono più tolleranti”. In sostanza, quali potranno restare nel loro habitat e quali dovranno migrare. Ciò che sta accadendo in questi giorni nei mari italiani è il secondo piano e riguarda una “anomalia termica”, dice  la biologa marina dell’Enea Silvia Cocito. È ancora presto per saperlo, ma “se queste condizioni di calore permangono per tutto il periodo estivo, accompagnate da uno scarso rimescolamento dell’acqua, allora, come è accaduto nel 1999 e nel 2003, si produce una stratificazione con acque superficiali (i primi 10-15 metri) molto calde, che comportano una serie di conseguenze sugli ecosistemi marini”. Dalle alterazioni del metabolismo, “proprio come accade negli umani”, a problemi riproduttivi, fino a implicazioni negative per la pesca. Non solo: “soprattutto nel 2003, il Mediterraneo nordoccidentale ha registrato tassi di mortalità importanti di molti invertebrati marini come coralli, spugne e alghe. Specie più vulnerabili a condizioni anomale di temperatura vengono sostituite da specie più resistenti” e questo, prosegue Cocito, “può alterare le catene alimentari e favorire la permanenza di specie aliene, invasive o termofile”. In ultima analisi le conseguenze sono sulla biodiversità: “si ha uno squilibrio dell’ecosistema marino e ne viene messa a rischio la resilienza, cioè la capacità di adattarsi ai cambiamenti”.

 

ANSA

Tags: pesci
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Mariella Ballatore

Co-founder e Direttrice di redazione. Pubblicista dal 2006 racconta il mondo da oltre un trentennio attraverso giornali, televisione e radio. Come conoscitrice del settore pesca e acquacoltura è stata più volte invitata a moderare e relazionare in convegni organizzati tra gli altri dalla Conferenza Episcopale Italiana – Ufficio nazionale dell’Apostolato del Mare, AquaFarm, Blue Sea Land.

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