Regolamento West Med con annessa raccomandazione su Piccoli Pelagici Adriatico, Piani di Gestione della Pesca,Fermo Pesca 2021 sembrano decretare la fine di uno dei settori strategici dell’economia (la pesca) legata all’area Mediterranea.
L’Italia, punto nevralgico dell’Europa Mediterranea, a causa di quelle che possiamo definire sconsiderate proposte avanzate in sede europea in materia di gestione delle risorse ittiche nel Mediterraneo, sta vivendo un break event destinato a evolversi negativamente per quanto attiene alla filiera ittica marchiata Made In Italy.
Il primo, significativo colpo al cuore della pesca italiana, è stata l’approvazione (circa un anno fa) del Piano di Gestione West Med relativo alla pesca delle specie demersali e che, nella proposta iniziale, prevedeva misure ancora più restrittive. La drastica riduzione spazio temporale dell’attività della pesca prevista da tale regolamento, ha segnato ricadute negative piuttosto importanti in termini occupazionali e di reddito
Oggi si parla di nuove riduzioni relative a zone e giornate di pesca: una proiezione relativa ai prossimi 5 anni lascia presagire addirittura una contrazione del 40% dello sforzo di pesca che rappresenterebbe il colpo ferale all’intero settore della pesca italiana e dunque alla filiera ittica nazionale.
È assolutamente chiaro a tutti che la salvaguardia degli ecosistemi marini è fatto essenziale ma l’Europa non deve perdere di vista quella che ormai si pone come sopravvivenza dei singoli pescatori e delle imprese di pesca ormai allo stremo.
“Ritengo fondamentale la preventiva valutazione degli impatti biologici ma anche economici derivanti dall’applicazione di qualsivoglia misura prevista dai piani di gestione imposti dall’Europa. È importante gestire la risorsa, ma lo è altrettanto sostenere le nostre imprese e i nostri pescatori assicurando loro reddito e non sicuro debito futuro; lo è ancor di più in questo preciso momento storico in cui una pandemia imprevista e impietosa sta mettendo in ginocchio un comparto con pochissime possibilità a causa delle chiusura del canale Ho.Re.Ca.,dei ridotti consumi domestici, dei prezzi di mercato quasi ridicoli. Per l’immediato dunque chiediamo la disapplicazione, almeno per il 2021, delle limitazioni e delle restrizioni imposte dai regolamenti Comunitari e la garanzia della copertura finanziaria per il prossimo fermo biologico; ma è assolutamente necessario assicurare il futuro alle imprese garantendo prodotto Made in italy alle tavole italiane salvaguardando al contempo l’identità storica e culturale del nostro paese. Riponiamo importanti speranze nel nuovo FEAMP e dunque nella capacità dei fondi strutturali europei di riuscire a compensare le perdite derivanti dai tagli e dalle restrizioni imposte al comparto”.
Cosi Gennaro Scognamiglio, presidente nazionale UNCI Agroalimentare.












