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Home Acquacoltura

Il 90 per cento del pesce usato in acquacoltura potrebbe essere consumato direttamente dall’uomo

Mariella Ballatore by Mariella Ballatore
14 Febbraio 2017
in Acquacoltura

Ultimamente ci si interroga sempre più su ciò di cui i pesci d’allevamento si nutrono. La risposta è: olio e farina di pesce e pesce. Le ultime ricerche dimostrano che proprio i pesci utilizzati per nutrire i pesci d’allevamento potrebbero essere mangiati direttamente dall’uomo.

Secondo un nuovo studio pubblicato su Fish and Fisheries, i ricercatori dicono che la stragrande maggioranza della farina di pesce è in realtà costituita da pesci ritenuti idonei per il consumo umano diretto.
Attualmente, un quarto di pesce pescato al mondo, 20 milioni di tonnellate, è diretto lontano dai nostri piatti, viene infatti utilizzato per la produzione di farina di pesce. I ricercatori sostengono che un enorme 90 per cento di questo è considerato “food grade” e potrebbe essere mangiato direttamente, creando potenzialmente una fonte importante di nutrimento per quei paesi in via di sviluppo a rischio di sicurezza alimentare.

Il ricercatore Tim Cashion sostiene che il 70 per cento dei 20 milioni di tonnellate di pesce destinato alla produzione di farina è diretto verso il settore dell’acquacoltura, seguito da quello dedicato alla produzione di suini e di pollo che lo utilizza per accelerarne la crescita e fornire nutrienti importanti.

“Le specie che un tempo non erano alimentate con farina e olio di pesce, ora trovano questi alimenti ad integrare la loro dieta. “Un buon esempio di ciò è la produzione di carpe in Cina”, dice Cashion, evidenziando che la Cina copre la maggior parte della produzione dell’acquacoltura al mondo. Uno studio del 2013 effettuato in tre province cinesi ha rilevato che “tutti gli allevatori di carpa e tilapia utilizzano mangimi contenenti farina di pesce.” Così quelle specie di pesce che una volta erano filtratori o cresciute con un’alimentazione vegetariana, sono ora alimentate con una dieta a base di farina di pesce per velocizzarne la crescita, aggiungendo in questo modo ancora più pressione per una risorsa come pesce foraggio.

Ma è evidente che la tendenza può andare in un’altra direzione. L’industria del salmone ha fatto passi da gigante nel ridurre la quantità di olio e farina di pesce e pesce foraggio nella sua alimentazione incorporando alternative come la soia e le alghe. L’aringa, una volta usata quasi esclusivamente dall’industria di riduzione di olio e farina di pesce, è ora ricercata per il consumo umano diretto.

“Negli ultimi 15 anni assistiamo al cambiamento, la gente ha iniziato a mangiare questi pesci.”dice Cashion.

Ma forse non è sufficiente. Ad esempio, il Perù e il Cile sono i maggiori paesi dediti alla pesca di acciughe del mondo, il che li rende i più grandi produttori al mondo di pesce per la realizzazione di farina di pesce.

Cashion avverte: “I tipi di pesce utilizzati nella produzione di farina di pesce sono in realtà in espansione. Specie come pompano e crostacei vari, a volte provenienti da catture accidentali nella pesca a strascico di gamberetti, sono ora utilizzate per l’acquacoltura. È una tendenza preoccupante in un momento in cui le Nazioni Unite avvertono circa la necessità di rendere i sistemi alimentari più resistenti ai cambiamenti climatici, e i problemi di malnutrizione relativi ai cali globali di cattura di pesce.

Secondo Cashion il cambiamento su larga scala ha bisogno di essere guidato da governi, organizzazioni intergovernative e organizzazioni non profit che promuovono la sicurezza alimentare attraverso “il consumo umano diretto” di pesce.

Tags: acquacolturaolio di pescepesce foraggio
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Mariella Ballatore

Co-founder e Direttrice di redazione. Pubblicista dal 2006 racconta il mondo da oltre un trentennio attraverso giornali, televisione e radio. Come conoscitrice del settore pesca e acquacoltura è stata più volte invitata a moderare e relazionare in convegni organizzati tra gli altri dalla Conferenza Episcopale Italiana – Ufficio nazionale dell’Apostolato del Mare, AquaFarm, Blue Sea Land.

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