• CHI SIAMO
  • CONTATTI
  • PARTNER
  • PUBBLICITÀ
  • NEWSLETTER
  • ARCHIVIO
    • Bandi e Opportunità
    • Speciali
    • Rubriche
    • Nutrizione e salute
    • Interviste
    • Video
domenica 19 Aprile, 2026
Pesceinrete
  • Home
  • News
  • Pesca
  • Acquacoltura
    • Acquaponica
    • Algocoltura
  • Protagonisti
    • Aziende
    • Istituzioni
      • Europee
      • Nazionali
      • Regionali
    • Associazioni di categoria
      • Associazione Mediterranea Acquacoltori
      • Legacoop Agroalimentare
      • Assoittica Italia
      • Federpesca
      • PescaAgri-CIA
      • Unci AgroAlimentare
    • Sindacati
      • UILA Pesca
    • ONG
    • Consorzi e Cooperative
      • CIRSPE
  • Tecnologia
  • Sostenibilità
  • Mercati
  • Eventi
  • OverseasNew
Nessun Risultato
Vedi tutti i Risultati
Pesceinrete
  • Home
  • News
  • Pesca
  • Acquacoltura
    • Acquaponica
    • Algocoltura
  • Protagonisti
    • Aziende
    • Istituzioni
      • Europee
      • Nazionali
      • Regionali
    • Associazioni di categoria
      • Associazione Mediterranea Acquacoltori
      • Legacoop Agroalimentare
      • Assoittica Italia
      • Federpesca
      • PescaAgri-CIA
      • Unci AgroAlimentare
    • Sindacati
      • UILA Pesca
    • ONG
    • Consorzi e Cooperative
      • CIRSPE
  • Tecnologia
  • Sostenibilità
  • Mercati
  • Eventi
  • OverseasNew
Nessun Risultato
Vedi tutti i Risultati
Pesceinrete
Nessun Risultato
Vedi tutti i Risultati

Home Sostenibilità

Lorito. Krill e microplastica. Una “coppia” con alti e bassi

Luna Lorito by Luna Lorito
13 Aprile 2018
in Sostenibilità
lorito krill marino

La nuova ricerca “Turning microplastics into nanoplastics through digestive fragmentation by Antarctic krill” di Dawson A. e altri (2018) ha dimostrato che il krill antartico (Euphausia superba) riesce a digerire le microplastiche riducendole in nanoplastiche. In altri termini, il krill assume plastiche di 31,5 µm (dove 1 µm è un millesimo di millimetro) e dopo la digestione espelle frammenti inferiori a 1 µm. Ovviamente è da precisare che il krill non riuscirebbe a digerire la plastica se essa non fosse stata già in parte degradate da UV e sistemi digerenti di altri animali.

Tuttavia quella che può sembrare una meravigliosa notizia, non lo è in tutte le sue parti. Infatti la formazione di queste particelle di plastica di dimensioni inferiori è dannosa, poiché anche gli organismi più piccoli del krill (circa 5 cm) possono poi nutrirsi di plastica. L’inquinamento, quindi, si espande fino alle profondità marine, poiché la nanoplastiche sono ingerite da organismi marini di dimensioni ridotte, tuttavia non sono digerite dagli stessi, ma sono accumulate. Ad esempio, in “Bioaccumulation of persistent organic pollutants in the deepest ocean fauna” di Jamieson A. e altri (2017), avevano dimostrato che anche a 11.000 km sotto la superficie del mare (nella Fossa delle Marianne) organismi avevano accumulato inquinati e plastica. In aggiunta, le nanoplastiche sono ancora più difficili da rintracciare da parte dei ricercatori, che faranno ancora più fatica a stimare realmente il problema. Quindi non è da scartare l’idea che non tutta la microplastica venga espulsa dal krill. In questo modo l’inquinamento entra nella catena alimentare: infatti, tantissimi animali si nutrono di krill, ad esempio balene, mante, squali balena, uccelli ittiofagi e pesce azzurro. Proprio quest’ultimo è una componente della dieta umana e a sua volta anch’esso potrà essere ingerito da altri pesci di dimensioni maggiori, che magari ritroviamo nel banco pescheria.

Inoltre non è da escludere che altro zooplancton, simile al krill antartico, possa digerire anch’esso le microplastiche, aumentando quindi la produzione di nanoplastiche in modo vertiginoso. Basti pensare che ogni esemplare di krill antartico filtra 86 litri di acqua marina al giorno e solo nella parte meridionale dell’oceano ce ne sono 500 milioni di tonnellate. Per riassumere, da un lato è utile e sorprendente che il krill antartico riesca a digerire della plastica già degradata, dall’altro è dannoso poichè molti organismi di dimensioni inferiori che riescono ad alimentarsi con le nanoplastiche, non hanno la capacità di digerirle, accumulandole. In ogni caso, non gettare plastica nel mare è un ottimo modo per poi non trovarsela nel piatto!

Luna Lorito

Bibliografia: – Dawson A., Kawaguchi S., King C., Townsend K., King R., Huston W., Bengtson Nash S. Turning microplastics into nanoplastics through digestive fragmentation by Antarctic krill, 2018. Nature Comunications, (9), 1001. – Jamieson A., Malkocs T., Piertney S., Fujii T., Zhang Z. Bioaccumulation of persistent organic pollutants in the deepest ocean fauna, 2017. Nature Ecology &Evolution, (1), 0051.

Tags: krill antarticomicroplastichenanoplasticheplastica
CondividiTweetCondividiPinInviaCondividiInvia
Articolo precedente

La Nuova Zelanda vieta le trivellazioni offshore, Greenpeace: “Italia segua esempio”

Prossimo articolo

De Pascale, la pesca è un settore dove c’è molto molto da fare per diritto a lavoro decente

Luna Lorito

Luna Lorito

Laurea in Sicurezza e qualità delle produzioni animali e già laureata in Acquacultura e Igiene della produzione ittica.

Articoli Correlati

EU maritime spatial planning and fisheries

Spazio marittimo UE, la pesca chiede equilibrio

by Alice Giacalone
16 Aprile 2026

La pianificazione dello spazio marittimo torna al centro dell’agenda europea con un messaggio che, per il settore ittico, suona come...

Trapline enters Italy’s swordfish fishery: why this trial matters

Trapline, la nuova sfida nella pesca al pesce spada

by Davide Ciravolo
10 Aprile 2026

C’è un passaggio che rischia di passare in sordina, ma che potrebbe avere un peso concreto nel futuro della pesca...

Aquaculture Credibility: Built on Processes, Not Claims

Acquacoltura: come costruire credibilità sul mercato

by Tiziana Indorato
8 Aprile 2026

Chi lavora nel settore dell’acquacoltura sa bene che la credibilità non si costruisce nel momento in cui si presenta il...

Marine Heatwaves Are Reshaping the Western Mediterranean Fishery

Mediterraneo occidentale, le ondate di calore cambiano la pesca: catture giù oltre il 10%

by Davide Ciravolo
8 Aprile 2026

Chi frequenta il mare per lavoro sa che qualcosa è cambiato. Le acque sono diverse, le stagioni meno prevedibili, certe...

Prossimo articolo

De Pascale, la pesca è un settore dove c’è molto molto da fare per diritto a lavoro decente

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Categorie articoli





Newsletter

Pesceinrete

Pesceinrete è la testata giornalistica unica in Italia ad occuparsi di pesca commerciale ed acquacoltura.
In quanto canale tematico e dai contenuti specializzati, si rivolge direttamente agli operatori della filiera con una comunicazione targettizzata che risponde alle esigenze del settore.

Categorie

  • Pesca
  • Acquacoltura
  • Eventi e Fiere
  • Mercati
  • Sostenibilità
  • Tecnologia

Segui le nostre pagine social

Stock images by Depositphotos

  • Chi siamo
  • PARTNER
  • Contatti
  • Pubblicità
  • Newsletter

© 2023 INRETE S.R.L. P.Iva: 02557660814 - Pesceinrete- il quotidiano del settore ittico | Web design by Motion Head

  • Home
  • News
  • Pesca
  • Acquacoltura
  • Protagonisti
  • Tecnologia
  • Sostenibilità
  • Mercati
  • Eventi e Fiere
  • Overseas English NEW
  • Archivio
  • Chi siamo
  • Contatti
  • Partner
  • Pubblicità
  • Newsletter
Nessun Risultato
Vedi tutti i Risultati

© 2023 INRETE S.R.L. P.Iva: 02557660814 - Pesceinrete- il quotidiano del settore ittico | Web design by Motion Head