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Piano demersali. UNCI Agroalimentare, lontani da provvedimento in equilibrio tra sostenibilità ambientale ed economica

C’è bisogno di azioni efficaci per salvaguardare la risorse, ma anche di misure che tutelino concretamente il pescatore

Mariella Ballatore by Mariella Ballatore
12 Aprile 2019
in Pesca

Nel Mediterraneo Occidentale la pesca delle specie demersali rappresenta un’attività economica piuttosto rilevante; al fianco di una circostanza sicuramente positiva dobbiamo però tenere in debito conto un dato  altrettanto significativo: nelle stesse zone circa il 90% degli stock monitorati risulta sovrasfruttato. Dunque per questa Regione (che comprende l’Alboran settentrionale, il Golfo del Leone, il Mar Tirreno , le isole Baleari, la Sicilia e la Sardegna), esiste un’emergenza di tipo eco-ambientale che va risolta  favorendo il ripopolamento di specie che risultano ora in sofferenza  (nasello, scampi , triglie, gamberetti rossi, gamberetti rossi giganti, gamberetti rosa, gamberetti blu).  Come per il Mar Baltico, il Mare del Nord e l’Adriatico dunque, anche per il Mar Mediterraneo Occidentale l’Unione Europea  ha proposto un piano pluriennale per garantire una gestione della pesca delle specie demersali che si risulti sostenibile sia dal punto di vista ambientale che da quello economico.

In linea con la PCP, nel  2020 la capacità di pesca massima sarà ridotta del  10% rispetto al periodo 2012/2017 e in maniera progressiva nei 4 anni successivi fino ad arrivare ad una riduzione del 30%. Si tratta di un progetto ambizioso dato che nelle intenzioni c’e’ la ferma volontà di proteggere specie in sofferenza garantendo contemporaneamente la sopravvivenza dell’attività dei pescatori.

 

Dunque si parla di sostenibilità ambientale in equilibrio con quella economica. Come Associazione però abbiamo delle perplessità: fermare lo strascico fino a 3 mesi consecutivi,  vietare la pesca fino a 100m di profondità, vietare la pesca entro le 6 miglia dalla costa potrebbe mettere ulteriormente  a rischio la già fragile situazione economica del comparto italiano: non è trascurabile il fatto che il 50 % dei pescherecci operanti nel bacino del Mediterraneo Occidentale proviene proprio dal nostro paese.

 

Riteniamo inevitabile una flessione del reddito di coloro che riusciranno a portare avanti l’attività; temiamo la perdita di altri posti di lavoro; ci aspettiamo risvolti negativi anche da un punto di vista sociale. Siamo certi che la risorsa vada salvaguardata, ma bisogna assolutamente tutelare anche il lavoratore/pescatore che risulterà ancora una volta penalizzato data anche l’assenza di compensazioni,  di ammortizzatori socio-economici che possano sopperire ai danni subiti.

Siamo lontani da un provvedimento che si ponga davvero  in equilibrio tra sostenibilità ambientale e sostenibilità economica, tra protezione degli stock e salvaguardia dell’occupazione e che tenga anche in debito conto delle specificità costiere dell’Italia. C’è bisogno di azioni efficaci per salvaguardare la risorse, ma anche di misure che tutelino  concretamente il pescatore.

Sembra esserci un perimetro netto che delimita l’attività del pescatore, ma lo stesso deve anche avere la possibilità di guardare a un orizzonte rappresentato dall’opportunità di poter continuare la sua attività e portare ancora pesce fresco sulle tavole.

Così L’associazione di categoria, UNCI Agroalimentare, commenta il Piano di Gestione Pluriennale per le risorse demersali del Mediterraneo Occidentale

Tags: Marepescapiano demersalisettore itticoUNCI Agroalimentare
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Mariella Ballatore

Direttrice responsabile e co-founder di Pesceinrete Mariella Ballatore è direttrice responsabile e co-founder di Pesceinrete. Segue da anni l'evoluzione della filiera ittica, con attenzione a pesca, acquacoltura, mercati, sostenibilità, normativa, trasformazione e distribuzione. Il suo lavoro unisce informazione specializzata, comunicazione di settore e conoscenza diretta degli operatori della blue economy.

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