Eccitati come lo si è il primo giorno di scuola, zaino in spalla, è iniziata così l’avventura che ha visto e vedrà i ricercatori del Laboratorio di Ecologia del Dipartimento di Scienze della Terra e del Mare dell’Università degli Studi di Palermo, fare tappa presso le marinerie siciliane con un solo obiettivo “ascoltare i pescatori”, le loro avventure e storie ma soprattutto i loro bisogni e i crucci di ogni giorno, tra idee e proposte vecchie e nuove.
Prima tappa il porto di Portopalo di Capo Passero, destinazione l’Associazione Pescatori San Francesco di Paola Portopalo di Capo Passero (Federcoopesca-Confcooperative, Sicilia); è li che ci aspetta Attilio Nardo, l’uomo che ci guiderà nelle due giornate di “lezione dai pescatori” un’occasione di incontro che ha dato la possibilità agli ecologi di imparare direttamente dalla categoria più eterogenea ed affascinante di portatori di interesse del mare, i pescatori.
L’attività nasce da una presa di coscienza da parte del gruppo di ricerca: “Il ruolo cruciale dei ricercatori di informare i sistemi di governance e policy, nei decenni, è passato attraverso la conoscenza delle teorie ecologiche e dei processi che guidano l’ordine degli ecosistemi. Oggi tuttavia non si può prescindere dalla conoscenza dei bisogni dei sistemi sociali che hanno plasmato gli ecosistemi stessi e spesso continuano a farlo entrando in conflitto tra di loro – data la natura di bene condiviso del mare”. Questa, l’osservazione del Prof. Gianluca Sarà, responsabile scientifico del gruppo di ricerca di ecologia.
I sistemi socio-ecologici rappresentano la soluzione per una moderna visione di conservazione, in grado di supportare uno sviluppo sostenibile, una gestione coerente ed efficace delle risorse marine che segua un approccio bottom up ovvero di consultazione dal basso, dove i portatori di interesse vengono ascoltati e consultati per conoscere meglio le esigenze su scala locale del Mare Nostrum e ritagliarvi su misura piani di monitoraggio e gestione futuri.
“Un modo per scoprire e metter in luce le peculiarità del mare di casa nostra ma anche le risorse e le problematiche comuni”, così il Dirigente Generale del Dipartimento Regionale della Pesca Mediterranea Dario Cartabellotta ha accolto e supportato l’attività.
I ricercatori hanno deciso di spegnere i computer ed abbandonare i propri esperimenti per qualche giorno, dopo aver studiato le più comuni tecniche di social science in collaborazione con ricercatori dell’Università di Cambridge (UK), hanno scelto gli strumenti idonei alle realtà siciliane. Obiettivo, supportare un approccio partecipativo nella valutazione dello stato dell’integrità dei fondali siciliani, pronti per uno scambio di conoscenze.
Tutto ciò è stato reso possibile grazie ai fondi del programma INTERREG Italia-Malta che con la precedente programmazione ha permesso il finanziamento del Progetto HARMONY “Armonizzazione Italo-Maltese per un buono stato dell’ambiente: integrità dei fondali ed interazione con le specie invasive per preservare il funzionamento degli ecosistemi marini” in seno al quale le attività sono inquadrate in specifiche attività ed associati prodotti, deliverable.
Infatti INTERREG Italia-Malta ha previsto tra i propri output di programma, oltre alle classiche misure di monitoraggio di habitat, anche lo specifico coinvolgimento della collettività in attività di raccolta e restituzione dati, come spiegato da Marco Sambataro ed Ilva Parlato membri dell’Autorità di Gestione e del Segretariato Congiunto INTERREG V-A Italia-Malta 2014-2020 durante i meeting di progetto.
Ricerca dunque che alimenta in modo circolare la policy attingendo alle conoscenze ed esperienze dei portatori di interesse locali.
Durante questo primo viaggio, il rigore scientifico è stato applicato per la raccolta di dati sociali ed ecologici. I ricercatori hanno ascoltato le voci di un padre ed un figlio pescatori a tramaglio, avvicinati in banchina, dove il mal tempo li ha tenuti fermi per diversi giorni quest’anno. Da loro hanno appreso dei danni causati dalle mareggiate nelle loro zone di pesca e della necessità di lavorare “a turno” suddividendo spazialmente e temporalmente le uscite in mare, per poter meglio condividere lo spazio a disposizione e le risorse sempre più carenti. I ricercatori sono stati accolti da una grande famiglia di pescatori a strascico: hanno ascoltato i racconti dei sacrifici di un padre per i suoi tre figli, e riconosciuto lo sguardo apprensivo di una madre che ogni giorno li attende paziente e amorevole. Sono stati ascoltati racconti delle pescate nel tempo, delle fluttuazioni nell’abbondanza e biodiversità degli stock target dei “ciancioli” e di reti ideate ad hoc da alcuni pescatori visionari e temerari. Interessanti e varie le passioni dei pescatori che, quando non sono in mare o se non sono impegnati a far manutenzione a barche e reti, sono pittori, cantanti, artisti… dei “super uomini” come il pescatore detto “Braccio di Ferro” ha tenuto a precisare.

Si è parlato e riflettuto a lungo del problema della plastica in mare, del calo delle risorse e della produttività degli habitat. La preoccupazione segnava i volti dei pescatori e alimentava le molte domande fatte da loro su questi argomenti.
Le informazioni raccolte durante i momenti di ascolto saranno analizzate e confrontate con altre aree siciliane e maltesi, e questo permetterà ai ricercatori di leggere meglio i bisogni rispetto alle attuali regolamentazioni, risolvere eventuali conflitti, informare in modo più efficace la futura gestione condivisa ed integrata del Mare Nostrum.
Questo primo tentativo di armonizzazione delle componenti sociali ed ecologiche se combinato con le annesse componenti economiche potrebbe dar vita ad esclusive “ricette di gestione” ad oggi sconosciute ed orientate verso uno sviluppo sostenibile.
Prossima tappa, Sciacca, maggio 2019!
Dr. M. Cristina Mangano
Laboratorio di Ecologia, Dipartimento di Scienze della Terra e del Mare (DiSTeM, Università degli Studi di Palermo)












