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Piccoli pelagici Adriatico: quote e aggregazione la soluzione alla crisi

Scognamiglio: "Tocca ai pescatori unirsi e fare fronte comune partecipando attivamente con valide proposte alle politiche di gestione"

Redazione by Redazione
30 Aprile 2021
in Associazioni di categoria, In evidenza, News, Pesca
piccoli pelagici Adriatico

Non solo il Covid 19, né soltanto le mai risolte crisi strutturali di un settore centrale per l’economia ittica (e non solo) dell’ Adriatico: la pesca dei piccoli pelagici subisce politiche di gestione unionali ed extracomunitarie stringenti e a tratti inadeguate.

Il bacino Adriatico è oggetto di attenzione e monitoraggio da parte di UE e CGPM, sempre impegnate nella ricerca di soluzioni atte a limitare lo sfruttamento della risorsa: Regolamenti e Raccomandazioni che diventano provvedimenti che puntano alla riduzione delle catture, imlongono taglie minime di sbarco e limitazioni di pesca spazio/temporali. L’obiettivo di ridurre lo sforzo di pesca, proprio dei piani di gestione pluriennali proposti anche per i piccoli pelagici dell’ Adriatico, appare condiviso anche dagli altri Paesi che si affacciano sullo stesso bacino, ma le misure non risultano attuate in modo coordinato e uniforme, tanto che anche i periodi di fermo biologico non vengono osservati con modalità coerenti e congruenti.

Secondo i dati presentati da CGPM/ FAO e CSTEP, gli stock di acciughe e sardine continuano ad essere in sofferenza a causa del sovrasfruttamento. Di questo si è discusso in un incontro tra diverse imprese adriatiche fortemente voluto da Vincenzino Crescrenzi presidente dell’ O. P. ABRUZZO e organizzato da Barbara Zambuchini, presidente dell’Istituto Scientifico Ricerca e Pesca Partners in Service CEA.

Intervendo alla riunione Gennaro Scognamiglio, preidente di UNCI Agroalimentare ha affermato: “La necessità di seguire il solco tracciato dalla PCP (che tende ad una pesca responsabile prima di tutto dal punto di vista ambientale) ha determinato e rafforzato il concetto che la salvaguardia dello stock dei piccoli pelagici in Adriatico si dovesse basare su periodi di fermo biologico sempre più lunghi e limitazioni spaziali sempre più penalizzanti. La Croazia, nostro dirimpettaio, propende ancora per l’applicazione di misure di gestione che ricalcano quelle attualmente vigenti. Fidandoci dell’ esperienza diretta dei nostri pescatori, supportata dai dati forniti dal CEA, Istituto Scientifico che collabora con UNCI Agroalimentare, ci facciamo portavoci di una proposta che vorrebbe applicato all’Adriatico un regime di quote simile a quello che si è rivelato efficace per gli stock di tonno e pesce spada. Partendo dal reale stato della risorsa, tenendo in debito conto il numero delle imbarcazioni e degli addetti è necessario proporre un piano di gestione non più basato sulla riduzione delle giornate lavorative ma su un’equa distribuzione delle quote, su un sistema di prelievo certificato che crea la doppia possibilità di limitare lo sfruttamento mantenendo alti gli standard lavorativi e anche economici. Minor quantitativo sbarcato, pezzatura maggior, migliore prezzo di vendita: il sistema quote infatti permette ai pescatori di condizionare il mercato.

Tocca ai pescatori unirsi e fare fronte comune partecipando attivamente con valide proposte alle politiche di gestione che l’Unione Europea e gli altri organismi internazionali vogliono attuare. Non subire passivamente, ma unirsi e partecipare alla determinazione del proprio futuro lavorativo. Gli stessi concetti vengono condivisi e rafforzati da Crescenzi che da tempo si adopera per crearla realmente l’unione tra quelle imprese di pesca che pur lavorando magari con sistemi e quindi potenzialità diverse, vogliono salvare un intero segmento economico.

Questo, si ribadisce, è possibile soltanto unendo le proprie forze e portando ai tavoli tecnici preposti le proprie idee e soprattutto le proprie proposte senza subire eventuali scenari calati dall’ alto”.

O. Annibale, biologa marina e collaboratrice UNCI Agroalimentare, ribadendo i concetti fin qui esposti, sottolinea come la creazione di una filiera ittica corta, tutta italiana, possa essere una delle chiavi per favorire le potenzialità commerciali di acciughe e sardine adriatiche a discapito di prodotti provenienti dall’ estero.

All’ incontro è intervenuto l’ON. Lorenzo Viviani, membro della XIII Commissione Agricoltura della Camera. Quest’ultimo, esprimendo apprezzamento per la volontà e per gli sforzi dei presenti di volersi unire e rendersi partecipi delle dinamiche politiche e gestionali relative al proprio mondo lavorativo, esorta comunque tutti (addetti, imprese, associazioni etc) a fare presto:il comparto non può più aspettare, necessità di risposte e soluzioni immediate per la ripartenza.

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