La pesca italiana entra nell’autunno con alcune delle partite più importanti ancora aperte. Il Consiglio Agricoltura e Pesca del 29 settembre ha segnato un passaggio rilevante sul futuro sostegno europeo al settore, mentre restano da definire le risorse del prossimo quadro finanziario 2028-2034 e le modalità con cui queste potranno tradursi in investimenti realmente accessibili alle imprese.
Sul tavolo ci sono anche la semplificazione del FEAMPA, il rinnovo della flotta e il confronto sulle possibilità di pesca 2027 nel Mediterraneo, che entrerà nel vivo nelle prossime settimane. A tutto questo si aggiungono le difficoltà quotidiane delle imprese, strette tra costi elevati, incertezza normativa e difficoltà nel programmare nuovi investimenti.
Pesceinrete ha intervistato Daniela Borriello, responsabile nazionale di Coldiretti Pesca, per fare il punto sulle priorità del settore e sulle richieste che l’organizzazione porta oggi al confronto nazionale ed europeo.
Dopo il Consiglio UE del 29 settembre resta aperta la partita sulle risorse per la pesca nel bilancio 2028-2034. Quali garanzie chiede oggi Coldiretti Pesca perché i fondi destinati al settore non vengano dispersi e siano davvero accessibili alle imprese italiane?
Quello che Coldiretti Pesca chiede è innanzitutto che si raggiunga lo stanziamento richiesto dal Parlamento, cioè i 7,3 miliardi di risorse destinate proprio alla pesca. Ad oggi siamo a poco più di 4 miliardi.
Le risorse non servono per assistenzialismo, questo è importante, ma proprio per far sì che il settore della pesca e dell’acquacoltura europea possa crescere, non solo essere resiliente ma diventare competitivo.
C’è bisogno di innovazione delle imbarcazioni, di innovazione tecnologica anche per quanto riguarda, per esempio, l’approvvigionamento del gasolio e c’è bisogno di ricambio generazionale. Le risorse servono proprio per questo.
Una volta raggiunto il risultato sulla cifra, bisogna poi riuscire a mettere tutto questo a terra, facendo in modo che le risorse vengano articolate in un piano, come è stato per esempio il FEAMPA, che preveda procedure e modalità di investimento realmente utili e realizzabili da parte degli operatori.
Sul FEAMPA 2021-2027 la Commissione ha proposto una semplificazione delle regole. Dal punto di vista delle imprese, qual è oggi il principale ostacolo che rende ancora difficile utilizzare pienamente queste risorse?
Sicuramente ci sono state delle semplificazioni. Il maggiore ostacolo è dato dalle richieste e dalla burocrazia legate ai singoli bandi, ma anche da alcune misure di intervento che, in effetti, non sono utili per il settore o che comunque il settore ritiene difficili da applicare.
C’è poi tutto il problema legato alle rettifiche finanziarie, che finalmente anche in questo Agrifish è stato affrontato, riducendo il periodo da cinque anni a un anno successivamente all’intervento. Questo è importante.
Proprio a causa di questa problematica il settore non ha partecipato molto ai bandi, perché c’era tanta burocrazia e c’era il vincolo dei verbali, quindi dei punti, con il rischio che, una volta ottenuto un contributo, dopo qualche anno l’impresa potesse trovarsi a doverne restituire una parte.
Quello che si chiede anche qui è quindi una semplificazione e un indirizzo delle risorse verso interventi che siano veramente utili per il settore.
Sul rinnovo della flotta c’è stata un’apertura importante: i fondi europei potranno sostenere anche investimenti su nuove imbarcazioni, senza aumentare la capacità di pesca. Cosa serve perché questa possibilità diventi realmente utilizzabile per la flotta italiana?
Per quanto riguarda il rinnovo della flotta, sicuramente le nuove imbarcazioni possono essere viste anche dal punto di vista strutturale come più sicure per i lavoratori.
Si parla tanto di sicurezza del lavoro a bordo e di sicurezza in mare, ma con le barche attuali i nostri pescatori non sono di certo sicuri. Senza dover aumentare per forza lo sforzo di pesca, si possono quindi utilizzare le risorse per realizzare nuove imbarcazioni, aumentando per esempio gli spazi a bordo per il corretto riposo dei marinai, dei dipendenti e degli armatori.
Si possono creare spazi migliori, intervenendo anche sul GT, senza che a questo sia correlato un aumento dello sforzo di pesca, ma soltanto una struttura migliore dell’imbarcazione. Questo permetterebbe anche di ridurre l’impatto economico attraverso nuove attrezzature, nuove strumentazioni e materiali meno impattanti e, nello stesso tempo, di garantire maggiore sicurezza ai lavoratori a bordo.
A dicembre si tornerà a decidere sulle possibilità di pesca 2027 nel Mediterraneo, dopo i nuovi pareri scientifici e le decisioni della GFCM. Qual è il risultato che l’Italia dovrebbe portare a casa per tutelare gli stock senza compromettere la sostenibilità economica delle nostre marinerie?
Sicuramente all’Agrifish di dicembre ci aspettiamo una lotta molto serrata, perché la Commissione, nonostante abbiamo chiesto un cambio di passo al commissario Kadis e a tutta la sua Direzione, arriverà rispetto all’anno scorso sicuramente più agguerrita.
Quello che chiediamo, vista tutta la situazione, l’annualità che stiamo vivendo e le condizioni geopolitiche che coinvolgono tutti noi e quindi anche il settore della pesca professionale e dell’acquacoltura, è almeno un’annualità di pace, di riposo rispetto ai continui tagli, alle continue proposte di riduzione dello sforzo di pesca, ai tagli delle giornate e quant’altro.
Quello che si chiede è proprio un momento di fermo rispetto a queste norme, in modo che le nostre imprese possano perlomeno cercare di riprendersi, soprattutto dalla situazione geopolitica che tutti noi stiamo vivendo.
Guardando invece alla situazione quotidiana delle imprese, dove si concentra oggi la maggiore difficoltà nel garantire redditività ai pescatori e competitività al prodotto ittico italiano? E quale intervento sarebbe più urgente?
Per quanto riguarda la situazione odierna, sicuramente il problema più grande è il caro gasolio. Abbiamo avuto degli interventi in aiuto al settore, anche la riduzione del 20% sul gasolio per l’agricoltura e la pesca, e questi sono sicuramente interventi importanti. Anche i bandi Iran e il credito d’imposta hanno aiutato il nostro settore.
Il primo problema resta quindi il caro gasolio, che purtroppo dipende, come sappiamo, anche dalla situazione geopolitica in cui viviamo.
Quello che servirebbe, però, sono sicuramente interventi sul fronte delle normative, perché ciò di cui il settore ha veramente bisogno nell’immediato è la certezza: uscire da questa situazione di instabilità vissuta negli ultimi anni, a causa della quale molte imprese hanno cessato l’attività, molti giovani hanno scelto altri lavori e molti altri non si avvicinano al mondo della pesca e non investono proprio per paura, soprattutto perché non conoscono quale sarà il futuro.
Non si sa cosa succederà dall’oggi al domani. Quale ragazzo può investire in un’imbarcazione da 100 o 150 mila euro, ma anche in un’imbarcazione più piccola con attrezzature e quant’altro, perché poi l’investimento non è soltanto la barca, sapendo che magari fra qualche anno, per qualsiasi motivo normativo, quell’imbarcazione potrebbe non poter più essere utilizzata?
Quello che si chiede veramente adesso è quindi certezza sulle normative e una prospettiva di medio periodo, per poter investire e far riavvicinare i giovani al nostro settore.
















