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ANAPI alla Camera, la pesca è anche territorio

Annamaria Mele propone la sostenibilità territoriale e chiede regole più adatte alla pesca mediterranea. Al centro investimenti, lavoro, piccola pesca, strascico e acque interne.

Mariella Ballatore by Mariella Ballatore
16 Ottobre 2026
in Associazioni di categoria, In evidenza
ANAPI Pesca Camera

La sostenibilità della pesca comprende anche il valore delle attività produttive per i territori. È il tema portato da ANAPI Pesca alla Camera, insieme alle richieste di revisione delle regole europee, semplificazione per le imprese e maggiore attenzione ai lavoratori e alle attività ittiche delle acque interne.

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Riconoscere la sostenibilità territoriale della pesca, rivedere le regole europee che condizionano l’attività delle imprese e superare criteri di gestione poco adatti alle caratteristiche delle marinerie mediterranee. Sono alcuni dei temi affrontati da Annamaria Mele, presidente nazionale di ANAPI Pesca, davanti alla Commissione Agricoltura della Camera, durante l’audizione del 14 ottobre 2026.

Il confronto si è svolto nell’ambito della discussione congiunta delle risoluzioni 7-00408 Gatta, 7-00415 Vaccari e 7-00420 Caramiello, dedicate alle iniziative a sostegno del settore ittico nazionale.

Nel suo intervento, Mele ha accolto favorevolmente l’attenzione mostrata verso il comparto, riconoscendo nelle iniziative in discussione una convergenza di interessi e un maggiore riconoscimento del ruolo imprenditoriale della pesca.

A questa valutazione positiva ha affiancato alcune osservazioni sulle difficoltà delle imprese e sulla necessità di rendere le politiche di sostegno più aderenti alla realtà produttiva.

La sostenibilità territoriale entra nel confronto

“La pesca rappresenta sviluppo territoriale”. È uno dei passaggi più significativi dell’intervento di Mele, che ha proposto di affiancare alle dimensioni ambientale, economica e sociale della sostenibilità anche quella territoriale.

Per la presidente di ANAPI, in un Paese come l’Italia la pesca da cattura svolge una funzione che va oltre la produzione ittica. È parte della storia delle comunità costiere, contribuisce alle tradizioni locali e si intreccia con il turismo, l’enogastronomia e le attività economiche dei territori.

Il valore della pesca, ha sottolineato, supera quello rappresentato dalle singole licenze e dalle partite IVA direttamente collegate alle catture.

È questa la prospettiva alla base della sostenibilità territoriale proposta da Mele: considerare il contributo che la presenza delle imprese ittiche offre allo sviluppo locale e alla continuità delle attività economiche collegate.

Un tema particolarmente rilevante per le marinerie italiane, dove l’attività di pesca mantiene rapporti stretti con l’economia e l’identità dei territori.

Investimenti e lavoro, le difficoltà delle imprese

Mele ha richiamato anche le conseguenze che limitazioni, controlli e vincoli possono determinare sulle scelte imprenditoriali.

La riduzione dell’impatto della pesca, secondo la presidente di ANAPI, deve essere perseguita attraverso investimenti capaci di produrre risultati verificabili e tangibili. Il problema emerge quando gli obblighi imposti alle imprese finiscono per ridurne l’autonomia nelle decisioni e nella programmazione degli investimenti.

Il rischio indicato è quello di una “progressiva esclusione delle imprese” dal settore ittico, con imprenditori che possono scegliere di diversificare le proprie attività oppure rinunciare a nuovi investimenti nella pesca.

La presidente ha inoltre espresso apprezzamento per l’attenzione dedicata dalle iniziative parlamentari agli ammortizzatori sociali e ai lavoratori della filiera.

L’impresa ittica, ha ricordato, coinvolge figure differenti, dall’armatore al pescatore fino al personale imbarcato. Le difficoltà che colpiscono l’attività produttiva interessano quindi un sistema professionale ed economico più ampio.

Politica comune della pesca, le modifiche richieste

Un altro punto centrale dell’intervento riguarda la revisione della Politica comune della pesca.

Mele ha invitato il Parlamento a proseguire nell’azione di modifica di un impianto normativo che ANAPI considera ormai poco aderente alle caratteristiche della pesca mediterranea.

Secondo la presidente, l’attuale politica europea limita le attività del Mediterraneo e finisce per favorire indirettamente modelli di pesca industriale maggiormente legati ai grandi areali oceanici.

La richiesta è dunque di riconoscere le specificità del bacino mediterraneo e delle imprese che vi operano, evitando l’applicazione di regole pensate per realtà produttive differenti.

A questa osservazione Mele ha aggiunto un richiamo rivolto al livello nazionale: evitare che le disposizioni europee siano ulteriormente appesantite nella loro applicazione in Italia, come a suo giudizio è avvenuto in alcune circostanze.

Il tema delle regole applicabili alle flotte mediterranee interessa anche il confronto europeo sui piani pluriennali di gestione della pesca, in particolare per gli effetti dei criteri di gestione sulle attività che operano nello stesso bacino.

Piccola pesca, strascico e attenzione alle acque interne

Tra i contenuti delle risoluzioni esaminate, Mele ha espresso particolare apprezzamento per un passaggio dell’atto 7-00408 Gatta, relativo alla piccola pesca artigianale e ai palangari.

La risoluzione propone, al punto 1, lettera f), una semplificazione che consenta di superare criteri matematici univoci per questi segmenti, affinché il FEAMPA possa sostenere più efficacemente lo sviluppo tecnologico e la sicurezza.

La presidente di ANAPI ha indicato espressamente questo passaggio come particolarmente vicino agli interessi rappresentati dall’associazione.

Sulla pesca a strascico Mele ha assunto una posizione netta, esprimendo contrarietà a ulteriori riduzioni dello sforzo di pesca.

Un’ulteriore richiesta riguarda le attività ittiche nei bacini idrici interni. La presidente ha sollecitato un ragionamento più approfondito sulle esigenze degli imprenditori che operano in queste aree, anche alla luce della prospettiva di un nuovo fondo destinato al settore.

In conclusione, Mele ha annunciato che ANAPI trasmetterà alla Commissione dieci punti di osservazione già predisposti, che non ha potuto illustrare integralmente durante l’audizione per il tempo a disposizione.

Le osservazioni annunciate rappresentano il prossimo elemento utile per conoscere nel dettaglio le proposte dell’associazione sulle risoluzioni parlamentari dedicate al futuro della pesca italiana.

IN PRATICA

Le richieste avanzate sono già operative?

No. L’audizione e le risoluzioni in discussione non modificano automaticamente norme, limiti di pesca o misure di sostegno alle imprese.

Che cosa significa sostenibilità territoriale?

È la dimensione che Mele propone di considerare accanto a quelle ambientale, economica e sociale: il ruolo della pesca per le comunità, le tradizioni e le attività collegate nei territori.

Qual è il prossimo passaggio?

ANAPI ha annunciato l’invio alla Commissione di dieci punti di osservazione, non illustrati integralmente durante l’audizione. Resta da conoscerne il contenuto e seguirne l’eventuale esame parlamentare.

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Tags: ANAPI PescaAnnamaria Melepesca mediterraneapiccola pescaPolitica Comune della Pescasostenibilità territoriale
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Mariella Ballatore

Mariella Ballatore

Direttrice responsabile e co-founder di Pesceinrete Mariella Ballatore è direttrice responsabile e co-founder di Pesceinrete. Segue da anni l'evoluzione della filiera ittica, con attenzione a pesca, acquacoltura, mercati, sostenibilità, normativa, trasformazione e distribuzione. Il suo lavoro unisce informazione specializzata, comunicazione di settore e conoscenza diretta degli operatori della blue economy.

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