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A rischio la pesca italiana di gamberoni e pesci spada. La Francia rivendica i confini marini

Mariella Ballatore by Mariella Ballatore
21 Gennaio 2016
in Pesca

L’aristocratico gamberone rosso o il nobile pesce spada? Tutti e due sono i protagonisti dell’ennesima “guerra” tra Italia e Francia. Guerra del mare e per il mare e per la pesca in mare. Motivo della contesa, il tratto di mare di fronte alle coste italo – francesi, al largo del confine tra Ventimiglia e Mentone. Un antico accordo, datato 1892, disegnava una chiara linea di demarcazione tra le rispettive acque territoriali. Un nuovo accordo, siglato in gran segreto – non si capisce chi e perché lo ha firmato da parte italiana – il 21 marzo 2015 ha ridefinito i confini marini in senso smaccatamente favorevole alla Francia. In particolare ha assegnato alla Nazione della Marianna la pescosissima fossa del cimitero (in realtà cinque punti di pesca, profondi da 550 a 900 metri, ribattezzati dai pescatori italiani Cimitero, Fuori Sanremo, Ossobuchi, Vapore e il Banco); uno scrigno naturale dove si riproducono e vivono i gamberoni rossi. Una specie pregiatissima, venduta all’ingrosso a 40 euro al chilogrammo e a 70/80 euro in pescheria e addirittura a 100 euro sotto Natale e a Capodanno. Il tesoretto ittico sarà destinato da ora in poi a soddisfare soltanto i pescatori francesi. E i buongustai d’Oltralpe. Bon appetit, messieurs. Ma no, non finirà così, con il trionfo delle “armi”, pardon delle reti francesi.

L’accordo del 2015 infatti non è stato ancora ratificato dall’Italia e quindi non è operativo. I francesi, forse in nome della grandeur, lo hanno ignorato. Accendendo la miccia dello scontro. Mercoledì della scorsa settimana il peschereccio sanremese “Mina” stava calando le reti per la pesca al gambero al traverso del confine terrestre italo-francese, in acque territoriali italiane secondo il vecchio accordo del 1892, lo certifica la Guardia Costiera. E’ stato abbordato da una motovedetta dalla Douane francese (l’equivalente della nostra Guardia Costiera). I militari francesi sono saliti a bordo e con modi spicci hanno ordinato al comandante dell’imbarcazione, un tunisino, di salpare le reti e fare rotta in direzione del porto di Nizza. Un secondo peschereccio sanremasco, il Maria Grazia, è riuscito a sfuggire ai controlli e a far rientro in porto. Giunto in banchina il Mina è stato posto sotto sequestro. E’ stato dissequestrato mercoledì mattina (20 gennaio) e potrà rientrare a Sanremo giovedì, a patto che nel frattempo sia stata versata la cauzione di 8.300 euro. Le autorità francesi hanno preteso che il pagamento venga effettuato tramite bonifico bancario sulla cassa degli avvocati francesi. Respinto l’assegno circolare, offerto dalla’armatore del Mina, Ciro Lobasso. Quando si dice la fiducia tra cugini.

La contesa fra Italia e Francia tuttavia non è affatto terminata. Anzi, comincia qui. Superato lo choc, le autorità italiane sono partite al contrattacco. Febbrili consultazioni sono scattate tra la Farnesina e il ministero della Pesca per ricostruire i termini del nuovo accordo. Finora non si è fatta piena chiarezza su chi e perché ci si è stretti il cappio al collo da soli. Le amministrazioni locali ne erano state tenute all’oscuro e questo silenzio ha complicato le cose. Il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, affaccendato a convincere i libici a darsi un governo di unità nazionale, ha declinato l’invito ad occuparsi personalmente del caso-gamberoni. Per restare in metafora, la diplomazia italiana sta annaspando in acque ignote. “Auspico che il giudice francese acquisisca i tracciati di pesca del peschereccio Mina di Sanremo che comproverebbero che non ha varcato i confini italiani durante l’attività di pesca, secondo quanto analizzato anche dalla Direzione Marittima della Liguria”, scrive la senatrice Pd Donatella Albano annunciando una interrogazione urgente al ministro per gli Affari esteri.

“Per i francesi l’accordo del 2015 è già operativo – dichiara l’europarlamentare ligure Renata Briano, vicepresidente della commissione pesca del Parlamento di Strasburgo – Altrimenti non si sarebbero azzardati a sequestrare il nostro peschereccio in acque italiane. L’accordo del 2015 non è stato ratificato dal Parlamento italiano che potrà anche introdurre emendamenti al testo concordato. E’ necessaria una forte iniziativa del governo italiano presso le autorità francesi per riportare la vicenda nei suoi giusti confini. Marittimi e giuridici. E’ importantissimo non abbandonare i nostri pescatori”. Inviare motovedette della Guardia Costiera nella zona contesa e rischiare lo scontro, magari ad armi spianate? Troppo rischioso il braccio di ferro in mare aperto. Meglio affidarsi alla diplomazia.

La vertenza ittica italo – francese, come si conviene a tutte le querelles tra le due sorelle latine, si sta allargando a macchia d’olio. Spulciando con attenzione fra le righe dell’accordo del 2015 i nostri esperti si sono accorti che oltre la fossa dei gamberoni sarebbe assegnato alla Francia anche un tratto di mare abitualmente frequentato dai nostri pescherecci, durante le campagne estive ed autunnali al pesce spada. Pescatori toscani, sardi, laziali, siciliani e calabresi risalgono il Tirreno e i quella zona di mare benedetta si cimentano in un tipo di pesca che tradizionalmente appartiene all’Italia. Se passasse davvero alla Francia addio pesce spada e addio a centinaia di posti di lavoro nel Bel Paese. Come si dice volgarmente, cornuti e mazziati.

In mezzo ai marosi del mare in tempesta tra Italia e Francia per fortuna si profila anche una zattera di salvataggio. A Strasburgo l’Europarlamento ha approvato a larghissima maggioranza l’emendamento proposto dal gruppo S&D sulla redistribuzione delle quote di pesca del tonno rosso. Il tonno rosso come gamberi e pesce spada è un re dei mari, apprezzatissimo dai buongustai, in particolare dai giapponesi che inviano i loro supertecnologici pescherecci d’altura in Mediterraneo a farne razzia. Lasciando a becco asciutto e stive vuote i collleghi europei. “E’ un colpo al monopolio di pesca di pochi armatori da parte di un’Europa più vicina ai piccoli pescatori”, esulta Briano. “Noi vogliamo che il tonno rosso arrivi anche sulle nostre tavole e non soltanto su quelle dei giapponesi”.

Nel 2014, durante l’assemblea annuale dell’Iccat tenutasi a Genova, alla quale Renata Briano partecipò come delegata della Commissione Pesca, visti i dati positivi sullo stato di salute del tonno rosso, si decise un aumento del 20% delle quote assegnate agli Stati contraenti. Quote decise in sede Iccat, ma applicate secondo criteri di distribuzione discrezionali dai singoli Paesi membri. Una “falla” che portò in molti casi a far beneficiare di queste quote solo pochi armatori a discapito dei piccoli pescatori artigianali. Con la decisione dell’Europarlamento questo stortura potrà essere corretta e le quote riequilibrate a beneficio anche dei pescatori italiani.

Fonte: Il Fatto quotidiano

Tags: ICCATpesce spada
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Direttrice responsabile e co-founder di Pesceinrete Mariella Ballatore è direttrice responsabile e co-founder di Pesceinrete. Segue da anni l'evoluzione della filiera ittica, con attenzione a pesca, acquacoltura, mercati, sostenibilità, normativa, trasformazione e distribuzione. Il suo lavoro unisce informazione specializzata, comunicazione di settore e conoscenza diretta degli operatori della blue economy.

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